Le pubblicità contro la depressione con un messaggio nascosto

Scritte apparentemente banali rivelano una richiesta d'aiuto se lette da una diversa prospettiva

Danilo di Capua

Digital Media Strategist

La cultura popolare, si sa, è sempre prodiga di grande saggezza. D’altra parte i proverbi sono come i claim pubblicitari: riassumono un concetto alto in poche parole ben selezionate. Talvolta però il confine tra proverbi e frasi fatte può risultare sottile e permeabile, e oltrepassarlo può dare vita a sciocchezze ancestrali la cui origine si perde nella notte dei tempi.

“Quando dice di no vuol dire sì” è un dogma che ha sempre portato non pochi problemi di comprensione nella vita di coppia. “Non rigirare la frittata” è invece un tentativo di zittire un punto di vista differente che potrebbe rivelarsi salvifico. E così via.

Tutto vero? Non sempre. La campagna di Samaritans of Singapore, associazione che supporta le persone affette da depressione, ha fatto proprio del significato inverso la propria forza facendo leva sul messaggio nascosto e sulla necessità di interpretare i segnali.

Scritte apparentemente banali, fotografate sui muri di armadietti e bagni pubblici, nascondono in realtà richieste d’aiuto se lette capovolte. 

“Life is great”, se letto nella giusta maniera, diventa un inquietante “I hate myself” di cobainiana memoria. Lo sprezzante “I feel fantastic” si tramuta in “I’m falling apart”. L’incisione su legno di “I’m fine” nasconde un disperato “Save me”.

Si chiamano ambigrams e sono elaborazioni di foto e scritte che sconvolgono il risultato di un messaggio se visto da una differente prospettiva. Giochi di grafica certosina che rendono chiara l’importanza di leggere tra le righe e spostano il riflettore su un problema, la depressione,  che per definizione tende a rimanere nell’oscurità dell’animo.

Perchè ironia a parte, talvolta un no nasconde veramente un sì.

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