ProxToMe: come ottenere un investimento da 700mila dollari

Carlo Capello, cofounder dell'app per distribuire contenuti in prossimità, spiega quali sono gli elementi fondamentali per ottenere un investimento

Di ProxToMe, la prima App pensata per distribuire istantaneamente ogni tipo di contenuto digitale a chiunque intorno, ne avevamo parlato a Marzo, quando i tre founder Andrea Motto (CTO, Ingegnere Informatico, in passato PM in Acus S.r.l.), Carlo Capello (CEO, Ph.D. in Ingegneria Gestionale, in passato advisor I3P di startup per le attività di fundraising) e Adriano Marconetto (Executive Chairman, imprenditore seriale che ha quotato la sua prima startup Vitaminic e ne ha portate altre sul mercato con successo) erano tornati dal South by Southwest di Austin.

Ora ricontattiamo Carlo, pochi giorni dopo l’annuncio dell’investimento che hanno ricevuto. La startup ha infatti completato un round di investimento seed da 700 mila dollari guidato da un gruppo di soci IAG – Italian Angels for Growth, il principale network italiano di business angels – e seguito da altri investitori privati italiani e della Silicon Valley.

L’investimento arriva a quattro mesi dal lancio dell’App e in contemporanea con il rilascio della versione Beta della web dashboard pensata per consentire a live performer e utenti professionali un’esperienza più semplice e profonda nella relazione con i propri fan.



Chiediamo dunque a Carlo di spiegarci quali sono stati gli elementi che hanno più influito nell’ottenimento dell’investimento.

Quanto hanno influito da 1 a 10 e perché…

… competenze ed esperienza imprenditoriale del team

10, perché il team è composto da 3 persone: un ingegnere informatico, un ingegnere gestionale ed un imprenditore di successo. Un mix di competenze, esperienza, passione e credibilità che ha prima interessato e poi convinto gli investitori. Ne sono certo, ha giocato un ruolo fondamentale e decisivo.

…originalità dell’idea

8, perché l’originalità dell’idea, convalidata dal premio Working Capital 2011 di Telecom Italia e supportata da un prototipo funzionante, è stata importante. È il punto di partenza, l’investitore ti guarda in qualche modo come un potenziale utente/cliente e l’idea deve essere affascinante, conquistare lui per primo. Non importa se poi non ricade nel tuo target, è importante però che capisca di cosa si parla e che possa elaborarne possibili applicazioni.

…innovazione tecnologica

8. Per molti aspetti, questa domanda riprende la seconda riguardo l’originalità. L’idea per essere forte dev’essere originale e innovativa. Di per sé credo che l’innovatività sia stata importante, forse non determinante. Noi abbiamo vissuto l’innovatività del nostro progetto come un elemento caratterizzante, un punto di forza, supportato anche da una domanda di brevetto che porta a pensare ad un asset utilizzabile per diverse applicazioni.

Tuttavia non sono così sicuro che sia sempre stato al centro dei pensieri degli allora potenziali investitori. Insomma, un “nice to have” che se non ci fosse stato non avrebbe complicato il processo di raccolta.

…ampiezza del mercato

9, perché il mercato ampio, internazionale e la possibilità di scalare velocemente sono elementi che hanno contribuito a convincere gli investitori. Sono gli elementi su cui si impostano i primi calcoli di potenziale redditività dell’investimento e, marginalità alla mano, hanno aiutato a considerare il progetto non solo una bella idea, ma una fonte di speculazione.

…risultati ottenuti in termini di download

7, perché buona parte del processo di fundraising è stato fatto con solo una versione alfa privata, quindi nessun download. La due diligence è entrata nel vivo quando ancora il prodotto non era live mentre la stretta finale si è avuta in concomitanza del lancio del prodotto e i primi articoli.

Certamente l’esposizione mediatica ed una traction decente hanno aiutato perché hanno dimostrato la capacità del team di eseguire il piano ed ottenere risultati rilevanti. In linea generale, più si riesce a raggiungere risultati, anche piccoli, durante la due diligence, più si trasmettono segnali positivi agli investitori.

… altro?

Il commitment conta più di tutto. Tutti e tre ci siamo presentati agli investitori dopo aver investito noi per primi denaro, tempo e parole! Ciascuno di noi ha contribuito secondo le proprie disponibilità, abbiamo lasciato le attività precedenti/parallele e ci siamo dati un orizzonte temporale in cui siamo stati disponibili a lavorare senza portare un soldo a casa. E abbiamo parlato con chiunque potesse indirizzarci e/o darci una mano, facendo leva principalmente sulla nostra faccia e credibilità.

Ad oggi sono convinto che qualità e commitment del team, ampiezza e scalabilità del mercato siano stati gli elementi decisivi nell’ambito del nostro processo di fundraising che si è concluso con un risultato molto soddisfacente!