Unite the Two Bays, Napoli e San Francisco sempre più vicine [INTERVISTA]

Luciano Serafini e Paolo Pontoniere ci raccontano come si avvicinano le due baie tra le più creative al mondo.

Paolo Pontoniere e Luciano Serafini hanno il grande merito di aver costruito dei binari di collegamento tra due baie molto famose: quella di Napoli e quella di San Francisco, grazie al progetto Unite the Two Bays, promosso da Skillpoint & Campania FelixGli startupper navigati sanno già che il 25 giugno, a Napoli, si terrà l’evento Job Creator Tour organizzato insieme a Mind the Bridge. Abbiamo intervistato Paolo e Luciano per cogliere meglio lo spirito dietro queste iniziative. Tutte accomunate dal desiderio di favorire l’incontro tra i venture capital d’oltreoceano e la vulcanica creatività campana e napoletana.

Ciao Paolo! Cosa può imparare uno startupper californiano da uno startupper campano?

L’arte di fare di più con meno e che se si fanno salve le specificità locali gli innovatori sognano tutti alla stessa maniera. In un certo senso l’arte d’arrangiarsi napoletana e quella di reinventarsi continuamente della Silicon Valley sono più simili di quello che possano apparire a prima vista. La disponibilità a rischiare di chi si inventa ogni giorno un nuovo modo di fare business e la determinazione di chi conta solo sulle proprie risorse per farcela, anche quando tutto sembra intralciare il cammino, sono due facce della stessa medaglia. Non però, si badi bene, il risvolto l’uno dell’altra, ma piuttosto l’immagine riflessa (e filtrata dalle specificità geografiche delle due regioni) di un desiderio di innovazione profondo che finisce con lo scuotere la società tutta nelle sue fibre più profonde.


Chi più d’uno startupper napoletano può apprezzare l’esortazione di Steve Jobs “stay hungry stay foolish” a chi sogna di cambiare il mondo con la forza d’una idea? E non solo perchè la città versa in una situazione economica disastrata (per molti versi più grave di quella di altri grandi centri in crisi), con la conseguente penuria di fondi per imprese emergenti, ma anche perchè nel conflagrare magmatico degli interessi sociali campani aprire spazi a gruppi che sognano innovazione potrebbe sembrare un’utopia. Nei fatti però non lo è. Esperienze di startup come Buzzoole, moboz, Intertwine, rehub, bisquit, craftyparking e Creative Advisory dimostrano non solo che Napoli “talks innovation” ma che ne parla proprio per affrontare problemi che affliggono il consesso cittadino e con l’intento di creare nuove comunità. Niente di molto dissimile da quello che hanno fatto e continuano a fare giovani innovatori statunitensi nello stile di Mark Zuckerberg, Sergey Brin, Biz Stone e David Karp, che poi si tratti di un garage, di un tech-hub, di un basso o di un’officina cambia ben poco, e’ lo spirito che conta: siamo tutti sognatori alla ricerca di un problema da risolvere.

Paolo, come nasce il progetto Unite the Two Bays?

Dal desiderio di riqualificare l’immagine di Napoli nel centro mondiale dell’innovazione tecnologica dimostrando che al di la della pubblicistica mediatica delle emergenze sanitarie e criminali, Napoli e’ una delle capitali culturali europee e un centro dove si fa ricerca creativa di frontiera. Incoraggiati dal nuovo vento di risorgimento e cambiamento che si respira nella città, un gruppo di operatori culturali ed economici partenopei su ambedue le sponde della baie, tra cui oltre a me vanno segnalati Amelia Antonucci e Luciano Serafini di Skillpoint hanno deciso di lanciare un progetto di scambi culturali ed economici tesi a ri-stabilire o ri-qualificare canali di comunicazione creativa tra le due baie. Una scommessa che pareva persa in partenza, un sogno assurdo l’avevano definita alcuni sia a Napoli che a San Francisco, oggi Unite the Two Bays non solo e’ diventato una realtà ma gode anche di ampio supporto sia in Campania che nella Bay Area di San Francisco.

Ciao Luciano! Per te la domanda inversa: cosa può imparare uno startupper campano da uno startupper californiano?

“The best entrepreneurs are just curious by nature”. Il nostro obiettivo è fornire agli startupper campani l’opportunità di trascorrere 3 settimane in full immersion nell’ecosistema della Silicon Valley per studiarne il modello, stringere relazioni, acquisire contatti.

Uno startupper è prima di tutto un imprenditore ed i migliori imprenditori sono curiosi per natura, un imprenditore non ha bisogno che gli si spieghi quali possano essere i benefici di un opportunità, un imprenditore ama scoprirlo da solo e sa come farlo, decidendo autonomamente se, come e quando cogliere le opportunità che ritiene utili e funzionali ai suoi progetti.

Quali le aspettative sull’evento che si terrà il 25 a Napoli?

Con il progetto “Dal Vesuvio alla Silicon Valley e ritorno” stiamo seminando in un terreno creativamente fertile, presto potremo cogliere opportunità che potrano portare benefici alla città, alla regione ed all’intero Paese.

Stiamo già ricevendo riscontri più che positivi che vanno al di là delle nostre aspettative iniziali, l’evento del 25 giugno sta riscuotendo un importante risalto mediatico attirando l’attenzione e l’interesse di Capital Ventures, Centri di ricerca, Aziende, Fondazioni, Startupper, Ricercatori, Università, e Pubbliche Amministrazioni. L’idea piace per la sua straordinaria semplicità, per la sua duttilità, per la sua snellezza e velocità, e sopratutto per il favorevole rapporto costo-beneficio.

Nella mia “Vision” l’evento del 25 giugno è il primo di una lunga serie d’iniziative che coordinando ed integrando le migliori risorse disponibili nella nostra regione connetteranno la nostra città ai più avanzati “hot spot” internazionali in tema di innovazione tecnologica, favorendo la nascita di un ecosistema che trasformera Napoli in un HUB internazionale degli incubatori d’impresa, fucina e laboratorio per gli startuppers, faro di riferimento per gli investitori internazionali, aggregatore di aziende innovatrici, un vero “ritorno al futuro” per la nostra città.

Scritto da

Adele Savarese

Editor-in-chief

Nasce a Los Angeles nel 1984, stessa annata dello spot "1984". Va a vivere ad Huntington Beach, detta Surf City USA, ed ogni venerdì va a Disneyland. Si trasferisce a Napoli a 5 ... continua

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