Il commercio Equo e Solidale: un approccio Equo anche da un punto di vista imprenditoriale

Esprimiamo il nostro quotidiano voto d'acquisto in maniera consapevole

 

 

Come promesso la scorsa settimana, diamo seguito all’articolo Crisi del branding?Da No Logo a Buycott, l’app che boicotta le multinazionali, proponendo attraverso una intervista, un approccio imprenditoriale diverso e più “equo e solidale”, attraverso l’intervista fatta a Giovanni Russo volontario ed imprenditore, che ci parlerà del movimento e delle iniziative imprenditoriali che ha intrapreso, con un’ attenzione verso un mondo migliore.

 

Qual è il tuo ruolo all’interno del movimento e com’è strutturato a livello internazionale

Sono semplicemente un volontario che 15 anni fa ha scelto il “Consumo Critico” come modo di vivere e di relazionarsi agli scambi commerciali, e che oggi si può definire, al contempo, anche un imprenditore.
Sul piano internazionale ci sono numerose organizzazioni garanti del Fai Trade, sul piano italiano abbiamo AGICES (Assemblea Generale Italiana Commercio Equo e Solidale) è l’associazione di categoria delle organizzazioni di Commercio Equo e Solidale italiane, www.agices.org . AGICES rappresenta nel Paese, nella società civile, con i media e le istituzioni locali e nazionali le esperienze e la cultura dei suoi Soci: organizzazioni non profit e Botteghe del Mondo che promuovono i prodotti e i principi di un’economia di giustizia.

 

Cosa fa e cos’è il commercio equo e solidale?

Dirlo in poche parole non è semplice. Il punto di riferimento centrale è la Carta dei Criteri del Commercio Equo (scaricabile dal sito di Agices) su un punto di vista più umano e personale direi che il Commercio Equo cerca di indirizzare i propri acquisti con consapevolezza e rispettando alcuni principi fondamentali come la tutela dei lavoratori ed il rispetto dell’ambiente. Ogni giorno, con i nostri acquisti, noi esprimiamo un voto dando soldi e forza economica ad una moltitudine di aziende ed attori del mercato. Compiere questo atto consapevolmente è quanto di più importante possiamo fare nella nostra giornata.

Massimizzazione del profitto o del benessere di tutta la filiera?

Sì, è chiaramente l’obbiettivo massimo, un’equa ripartizione di tutto il plus valore lungo l’arco della filiera commerciale ma dobbiamo anche dirci con chiarezza che è un obbiettivo difficile ed ambizioso perché ci si misura sempre e comunque con il Mercato e le sue regole.

In che modo vengono migliorate le condizioni di vita dei cosiddetti Paesi in Via di Sviluppo?

Non si tratta di un qualcuno o qualcosa che “migliori le condizioni di vita dei paesi in via di sviluppo”. Piuttosto si tratta di riconoscere il giusto salario a chi produce un determinato bene, rispettare l’ambiente nelle produzioni, avviare attività sostenibili sia economicamente che umanamente, avere relazioni dirette, non speculare sulle difficoltà ma dialogare nel comune interesse.

Il Commercio Equo non da soldi in più, non fa direttamente beneficenza ma si impegna a riconoscere il lavoro, e conseguentemente a remunerarlo, secondo canoni di giustizia.
Questo aspetto ci tengo a sottolinearlo con forza perché anche noi nella “sviluppata” Italia, oggi, ci troviamo a misurarci con questo tema, ovvero non siamo più in grado di capire il valore del nostro lavoro e dei nostri diritti. Su questo molti dei gruppi di produttori del Commercio Equo avrebbero da insegnarci tanto.

Ci spieghi il sistema bancario e del credito?

Non mi sento francamente all’altezza di spiegare l’attuale sistema bancario e del credito. Posso però raccontare in poche battute la mia esperienza. Sono presidente dell’associazione di volontariato Sott’e’ncoppa, attiva dal 1999. Siamo impegnati in numerosi progetti tra cui lo sportello antiviolenza Lilith, che offre consulenza legale e psicologica gratuita per donne vittime di violenza (www.sportellolilith.it ) e di attività di “messa alla prova” per minori che hanno come pena sostitutiva al carcere lo svolgimento di attività di utilità sociale.

Ebbene, nessun istituto di credito avrebbe mai investito e dato credito, appunto, ad un’organizzazione di volontariato ne tantomeno parlando e presentando come progetto quello di uno sportello d’ascolto. Invece in Banca Popolare Etica non solo abbiamo trovato il sostegno economico necessario ma anche un ottimo aiuto nel valutare le nostre scelte economiche indirizzandole al meglio, e, sostanzialmente, posso affermare che senza Banca Etica moltissimi dei nostri progetti non si sarebbero potuti realizzare. Più in generale va detto che il sistema di credito bancario e creditizio oggi sono totalmente concentrati sulle speculazioni finanziare e sono lontani anni luce dalla vita reale e dalle necessità di privati ed aziende, per non parlare poi degli investimenti nel settore delle armi.

Qual è il plus di questo sistema bancario?

Banca Popolare Etica ( www.bancaetica.it ) si differenzia soprattutto in ciò che per loro risulta “finanziabile”:

  • sistema di welfare: servizi sociosanitari, housing sociale, microcredito assistenziale;
  • efficienza Energetica ed Energie Rinnovabili: coibentazione immobili, cogenerazione, solare termico, solare fotovoltaico, eolico, idroelettrico;
  • ambiente: gestione dei rifiuti, riciclaggio delle materie prime, produzioni eco-compatibili;
  • biologico: produzione e commercializzazione di prodotti biologici;
  • cooperazione internazionale: cooperazione allo sviluppo riconosciuta dal Ministero degli Affari Esteri e/o da Istituzioni Sovranazionali, microfinanza, finanza etica e solidale;
  • animazione socio-culturale: educazione, cultura, sport per tutti, centri giovanili, ecc.;
  • commercio equo e solidale
  • realtà economiche con forte connotazione sociale come le organizzazioni che gestiscono beni confiscati alla mafia;
  • impresa sociale e responsabile: attività imprenditoriali che, facendo riferimento ai principi dell’ ‘economia civile’, contemplino anche l’inserimento di criteri sociali, solidali e ambientali (c.d. Di Responsabilità Sociale d’Impresa – RSI), superando la dicotomia “profit/non profit” e privilegiando, invece, il concetto di “beneficio sociale per la comunità locale”;
  • credito alla persona: fabbisogni finanziari primari (prima casa, mezzi di trasporto, ecc.) dei soci di Banca Etica e dei dipendenti o aderenti alle realtà socie della Banca.

Ed in ciò che ricade nelle attività non finanziabili:

  • produzione e commercializzazione di armi; attività con evidente impatto negativo sull’ambiente; utilizzo e sviluppo di fonti energetiche e di tecnologie rischiose per l’uomo e l’ambiente;
  • sfruttamento del lavoro minorile, violazione dei diritti della persona, non rispetto delle garanzie contrattuali;
  • attività di ricerca in campo scientifico che conducano ad esperimenti su soggetti deboli o non tutelati o su animali;
  • allevamenti animali intensivi che non rispettino i criteri previsti dagli standard della certificazione biologica;
  • esclusione/emarginazione delle minoranze o di intere categorie della popolazione;
  • rapporto diretto con regimi che notoriamente non rispettino i diritti umani e/o che siano gravemente responsabili della distruzione dell’ambiente;
  • mercificazione del sesso;
  • gioco d’azzardo.

Ci parli del vostro sogno realizzato: l’Equobar!

Questa sensibilità ed interesse per la tutela del lavoro che un gruppo di giovani quindicenni aveva si è prima canalizzata in un’associazione di volontariato nata nel 1999 ed ancora oggi esistente: l’associazione “Sott’e’ncoppa” per poi concretizzarsi in un’impresa sociale nel 2008.

L’Associazione Sott’e’ncoppa nasce dalla necessità di avere uno spazio di aggregazione sociale che rispondesse a bisogni più profondi, che non si limitasse a semplici momenti di svago. Nel Commercio Equo e Solidale, al quale abbiamo subito aderito, abbiamo trovato una possibile risposta alla nostra esigenza di recuperare una socialità fondata sui valori della solidarietà e della collaborazione nell’interesse comune.

Il sogno, realizzato il 28 marzo del 2008, di aprire un “Equobar” nasce dalla forte esigenza di concretizzare lo slogan:”Vuoi cambiare il mondo? Comincia con un caffè!”. L’esigenza è quella di offrire, a noi stessi e a tutte le persone, la possibilità di consumare, gustare e trascorrere un po’ di tempo compiendo una scelta precisa ed etica!

L’attenzione ai prodotti è duplice: da un lato i cosidetti coloniali come banane, cacao, caffè, zucchero e dall’altro le produzioni del territorio, dette oggi a kilometro zero. La modalità di lavoro è sostanzialmente la stessa, ovvero:
– relazioni dirette con i produttori, eliminando gli intermediari che speculano
– rispetto dell’ambiente
– privilegio delle piccole produzioni
– riconoscimento di un prezzo equo
Questi elementi oggi valgono sia per i paesi in via di sviluppo che per le nostre produzioni agricole ed artigianali, per questo oltre al circuito del Commercio Equo ci relazioniamo fortemente anche con realtà come Slow Food che incarna perfettamente i principi del “buono, pulito e giusto”.