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5 comportamenti che le aziende dovrebbero evitare su Facebook

Gli atteggiamenti da evitare assolutamente su una fanpage se non volete che i vostri consumatori scappino a gambe levate

Essere un brand su Facebook non è semplice. Anzitutto perché è una piattaforma nata per mettere in contatto amici e parenti vicini e lontani, per fare amicizia e per conoscere cosa fanno le persone che amiamo, e in secondo luogo perché oggi come oggi la competizione su chi avrà la prevalenza nella nostra timeline è sempre più furiosa.

Facebook è diventato per moltissimi il centro nevralgico del web. E’ attorno a questo strumento digitale che oggi ruotano moltissime campagne commerciali, anche dei brand più prestigiosi, e gli utenti tendono a consultare una fan page molto più di un sito istituzionale. La “battaglia” per guadagnarsi un like in più è sempre più agguerrita, e le aziende si contendono il vostro apprezzamento come fosse il vantaggio competitivo più importante sul mercato.

Proprio per questo, molto spesso, capita di scorgere da parte dei brand errori o comportamenti a tratti “disperati” che, però, generano l’effetto opposto, ossia quello di far fuggire a gambe levate l’utente-potenziale consumatore. Ecco quindi cinque banali comportamenti da non assumere nella gestione di una fan page:

Il Mendicante

Statisticamente, chiedere un “mi piace” o una condivisione di un contenuto potrebbe anche consentirvi di ottenerne qualcuno, ma se questa richiesta diventa continua e – soprattutto – inopportuna, può diventare controproducente.

La carta della “richiesta” va giocata solo quando il messaggio ha davvero un contenuto notevole, che non infastidisce l’utente a cui viene richiesta l’interazione ma bensì lo invoglia, con un messaggio simpatico o divertente che non sembra “implorare” il destinatario.

Lo Stock Boy

Che non è il ragazzo addetto al caricamento degli scaffali, bensì il brand che utilizza una serie di immagini casuali, non attinenti e a volte anche persino brutte solo per “riempire” un post, nella convinzione che un “post con un’immagine avrà più probabilità di essere condiviso”.

Se è vero che questa è una regola generalmente valida, è anche vero che può essere frustrante per l’utente vedere la propria timeline ricca di contenuti dalla scarsa attinenza con ciò che si aspetta, tanto più se questi ultimi arrivano da una fan page a cui ha – consapevolmente – dato un “mi piace”.

L’inappropriato

Molti brand esprimono vera e sincera solidarietà in caso di eventi tragici. Mettono da parte per un momento le logiche commerciali e si uniscono al cordoglio, alla commozione o semplicemente al silenzio legato ad una catastrofe. Altri, invece, non solo ne parlano ma tentano addirittura di utilizzarla a proprio vantaggio.

Quando ciò accade il web ti punisce. I feedback negativi sono feroci e – per quanto ci si possa scusare, cancellare il contenuto incriminato e cospargersi il capo di cenere – difficilmente il danno d’immagine potrà essere riparato facilmente.

In quanto brand si può parlare di tutto e spaziare su ogni tema. Tutto fa brodo ed ogni avvenimento può essere sfruttato a vantaggio della propria immagine. Ma non le tragedie: mai!


Il prolisso

Troppe parole e poco ascolto. Gli aggiornamenti di stato sono lunghi, appassionati, rindondanti e spesso noiosi.

Questo brand non si capacita di quanto poco il pubblico interagisca, vista la complessità e la completezza dei propri contenuti. Ma sono proprio le armi che reputa la sua forza a condannarlo miseramente.

Il superficiale

Ci provano sempre. Chi più, chi meno, ma qualsiasi brand prima o poi vi spara in faccia la foto di un adorabile gattino che gioca con un gomitolo di lana o il bel sorriso di un bambino bellissimo che guarda sognante al suo meraviglioso futuro.

Immagini come queste sono un rigore a porta vuota: like come non ci fosse un domani, un mare di condivisioni ed interazione assicurata. Ma poi? Cosa resta nella mente del vostro audience? L’interazione verrà associata all’immagine del vostro prodotto? Produrrà ciò che vi siete preposti quando vi siete iscritti su Facebook?

Sono domande fondamentali perché fin troppo spesso le fan page alla ricerca di “numeri facili” perdono il focus e si lanciano in spericolati – e spesso del tutto non attinenti – sentimentalismi che hanno solo l’effetto di far allontanare quel consumatore realmente intenzionato a provare il vostro prodotto.

Vi riconoscete in qualcuno di questi personaggi? Avete altri esempi di comportamenti da non seguire nella gestione di una fan page? Suggeriteceli nei commenti!

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