Un aiuto alla crisi: Invitalia chiude l'accesso ai fondi

? possibile un piano di sviluppo complessivo se al microcredito alle imprese corrispondono i tagli alle startup?

Fabio Casciabanca
Fabio Casciabanca

Editor Business Ninja Marketing

Dal 26 aprile 2013 non è possibile presentare nuove domande di ammissione alle agevolazioni per autoimpiego e autoimprenditorialità di Invitalia, regolati dal D. Lgs. 185/2000.

A chiare lettere, nell’apposita sezione del sito dell’Agenzia nazionale per l’attrazione degli investimenti e lo sviluppo d’impresa, che agisce su mandato del Governo per accrescere la competitività del Paese, in particolare del Mezzogiorno, e per sostenere i settori strategici per lo sviluppo, si legge che “per esaurimento delle risorse finanziarie relative agli incentivi previsti dal Decreto Legislativo 185/2000 (Avviso pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 96 del 24.04.2013), dal 26 aprile 2013 non è possibile presentare nuove domande di ammissione alle agevolazioni per l’Autoimprenditorialità”.

Lavoro autonomo, microimpresa e franchising le categorie finanziate da Invitalia

Invitalia ha finora sostenuto, non senza polemiche sulle modalità e sui tempi di erogazione delle risorse, la realizzazione e l’avvio di piccole attività imprenditoriali da parte di disoccupati o persone in cerca di prima occupazione, attraverso iniziative per il lavoro autonomo in forma di ditta individuale (con investimenti non superiori a € 25.823), per la microimpresa in forma di società di persone (con investimenti fino ad un massimo di € 129.114) e per il franchising in forma di ditta individuale o di società, da realizzare con Franchisor accreditati con l’Agenzia.

Le agevolazioni finanziarie previste riguardavano gli investimenti con contributi a fondo perduto e mutuo agevolato, la gestione e i servizi di assistenza tecnica e gestionale. Accedere a questi fondi prevedeva un sistema piuttosto macchinoso di compilazione di documenti, contenenti anche il piano d’impresa con particolare attenzione alla coerenza tra il profilo del soggetto promotore e l’iniziativa imprenditoriale, ed un colloquio finalizzato alla verifica del possesso delle conoscenze e competenze necessarie alla realizzazione dell’iniziativa proposta.

Nel 2011 Invitalia ha ricevuto circa 9.500 domande, di cui poco meno di 3 mila ammesse alle agevolazioni, contribuendo comunque alla creazione di startup, soprattutto in forma di ditta individuale, uno dei tipi di impresa più presenti sul territorio nazionale, ma anche più penalizzati rispetto all’accesso al credito.

Crisi occupazionale e accesso al credito

Queste forme di agevolazioni e di finanziamento, costituivano un vero e proprio salvagente in una situazione occupazionale critica come quella degli ultimi anni, in cui il numero di disoccupati, pari a 3 milioni 83 mila, è aumentato nell’aprile 2013 dello 0,7% rispetto al mese precedente, con una crescita su base annua del 13,8% che riguarda sia la componente maschile sia quella femminile. Il tasso di disoccupazione si attesta al 12,0%, in aumento di 0,1 punti percentuali rispetto a marzo e di 1,5 punti nei dodici mesi. (Fonte dati Istat)

Con l’esaurimento dei fondi di Invitalia e con il mancato rifinanziamento delle erogazioni, diventa ancora più difficile la costituzione di nuove realtà imprenditoriali, sebbene supportate da ampie competenze ed accompagnate da un coerente piano di investimento. Appare incomprensibile che questi tagli colpiscano un settore trainante per l’economia, contribuendo a limitare ulteriormente le possibilità di crescita e di impiego soprattutto per le fasce giovanili, sprovviste di risorse proprie, ma cariche di idee innovative.

Parallelamente, stupisce che a questa mancata erogazione di capitali verso le startup si accompagni, su un altro versante, una ben pubblicizzata operazione di finanziamento e accesso al credito agevolato per le attività già esistenti, con il microcredito per le PMI.

Quale sviluppo è possibile senza un piano coordinato?

Ancora una volta l’intempestività di un’erogazione rispetto ai tagli su altri tipi di finanziamento rischia di vanificare la creazione di un piano di sviluppo complessivo e concretamente produttivo per l’economia nazionale, eliminando l’effetto galvanizzante, per i privati e per i mercati, dovuto alla reale possibilità di accedere  a fondi destinati alla creazione e alla crescita di piccoli comparti imprenditoriali, che costituiscono l’ossatura del sistema economico italiano con forti ricadute sul PIL.