Creorin vs Agitmedia, nasce l'hashtag JustMyMoney dedicato agli insoluti

Ragioniamo sull'iniziativa justmymoney grazie ai commenti di un avvocato e due direttori creativi italiani.

L’altro giorno vi abbiamo parlato di un caso che ha fatto il giro del web in poche ore e ha innescato un’accesa discussione.

La Web Agency Creorin, di Giuseppe De Napoli, ha pubblicato sulla homepage di un suo cliente, Agitmedia Srl di Francesco Armentano, questo annuncio:

Dopo un primo momento di approvazione per il “ribelle” ci siamo chiesti: ma è giusto quello che ha fatto? E, soprattutto, è legale?

Ci è venuto in aiuto un interessante articolo dell’avvocato Massimo Melica, il quale ci spiega che Giuseppe De Napoli rischia, e non poco.

Il creativo potrebbe essere accusato di aver infranto tre leggi: l’Art. 392 del codice penale Esercizio arbitrario delle proprie ragioni con violenza sulle cose; l’Art. 595 codice penale Diffamazione e l’Art. 629 codice penale Estorsione.
Oltre ad aver violato una serie di istituti civilistici a tutela dell’immagine, del decoro, dell’onore, della dignità, della reputazione, del trattamento dei dati personali del soggetto.

Giuseppe De Napoli ha spiegato il suo gesto in un’intervista a Lol Marketing:

“Sono poco più di 6 mesi che non vedo soldi e continua a prendermi per il c**o, ieri l’ho deciso: sul mio hosting (sono reseller hosting) ho messo giù il sito e inserito una semplice immagine che spiega il perché del mio gesto e bloccato e messo autorisponditori agli account email che informano della stessa cosa. Non volevo che si spargesse tutto questo, era solo uno stimolo a farmi pagare.”

L’avvocato Melica spiega che in caso di mancato pagamento si può ricorrere al diritto di ritenzione, i cui presupposti sono “il possesso della cosa oggetto del negozio giuridico e l’esistenza del credito”. Questo diritto non include,però, la diffusione di commenti e giudizi che minano la dignità e la reputazione del soggetto, cosa di cui potrebbe essere accusato De Napoli.

Si tratta, quindi, solo di un gesto d’impulso che, però, potrebbe avere delle serie conseguenze.

Per fare un po’ di chiarezza sulla questione, abbiamo parlato con tre esperti in materia: l’Avv. Melica, dello Studio Melica Scandelin & Partners; Massimo Guastini, Presidente dell’ADCI e Alfredo Accatino, Direttore Creativo Fimmaster Events.

Da chi e come vengono tutelati i piccoli crediti e creditori in Italia?

Melica: “Il problema in Italia, che riguarda tanto i grandi che i piccoli creditori, è dato soprattutto dalle lungaggini processuali e dal rischio di non trovare capienza, in fase esecutiva, tra i beni del debitore”

Guastini: “I web designer che conosco, compresi quelli che lavorano con me, se non li paghi ti chiudono il sito. Questo dovrebbe essere un buon deterrente”

Accatino: “Da nessuno. E non prendiamoci per i fondelli dicendo che c’è il Giudice di Pace. In Italia non esiste la tutela delle idee, delle professioni creative, del lavoro indipendente e dei free lance. Punto. Ci sono stati anche casi, sanciti da sentenze, nei quali il fatto che un cliente abbia “rubato” l’idea di un consulente, in maniera univoca e lampante, non ha provocato nessuna sanzione. Perché le idee non possiedono identità giuridica.”

In altri paesi d’Europa cosa sarebbe successo?

Melica: “I creditori in altri Paesi godono di una macchina della giustizia più rapida ed efficiente, di conseguenza la rabbia che il giovane imprenditore ha dimostrato, certamente non trova giustificazione. In alcuni Paesi baltici è tollerata al limite la pubblicazione del nome del debitore, procedura molto forte e di impossibile recepimento nel nostro ordinamento.”

Guastini: Negli altri paesi d’Europa è tutto molto diverso. A partire dalle gare.

Accatino: “In molti paesi non pagare un fornitore non è usanza eticamente inaccettabile, per cui succede molto raramente. Esistono comunque associazioni di categoria a tutela e possibilità di poter accedere ad arbitrati che in Italia non esistono. Vengono usati anche i social, per esempio per redarre blacklist di clienti, indicando chi non paga (per esempio negli Stati Uniti). Strumento che non mi piace in assoluto, perché si presta a strumentalizzazioni, e in alcuni casi, a mere vendette personali.”

Cosa consiglierebbe ai giovani “creativi digitali”?

Melica: “Sicuramente l’adozione di contratti che leghino il committente alla prestazione, questo da un lato garantisce il regolare corso del negozio giuridico e dall’altra testa la serietà del committente.  Infine, occorre considerare che il mercato è negativamente influenzato da smanettoni con scarsa competenza e professionalità, questo in molti casi genera una sorta di concorrenza sleale per il prezzo al ribasso, limitando le opportunità di lavoro per coloro che operano con grande serietà e dedizione.”

Guastini: “Un consulente di comunicazione, come qualsiasi altro consulente, si cautela con un contratto. Prima di cominciare. Non c’è altro mezzo. L’alibi del ‘e ma se la metto sul formale perdo il lavoro’ significa abdicare dal principio al proprio ruolo. Significa rinunciare a una relazione alla pari. Quindi inutile lamentarsi poi. Che i giovani creativi presentino dei contratti e se li facciano firmare. Che chiedano il 30% all’ordine, il 30% alla consegna del lavoro e il 40% a sessanta giorni. Paura che i concorrenti accettino di lavorare senza garanzie? Non è l’epoca giusta per la paura.

Accatino: “Il caso sollevato è esplicito. Ma vi dirò di più, io stesso molti anni fa fui tentato di fare la stessa cosa, e chiesi addirittura un preventivo a quei mezzi mobili con i 6×3 bifacciali, che volevo piazzare di fronte all’agenzia denunciando i mancati pagamenti. Per fortuna, layout in mano, non lo feci, visto che per quella società ho poi lavorato felicemente per anni. Quindi ci sono casi e casi. Ma in questo episodio sono con il ragazzo. E’ venuto il momento di smuovere le acque, di acquisire una nuova coscienza. Di chiedere tutele semplici: accesso a un arbitrato in tempi immediati, diritto a non versare IVA se il pagamento non viene effettuato, penale per il fornitore che ritarda oltre un tempo logico i pagamenti. E poi condividere in gruppi le esperienze può essere un grande deterrente.”

Lavoro a nero, concorrenza sleale e lenta burocrazia appaiono quindi i problemi che vanno risolti al più presto, al fine di evitare situazioni spiacevoli come questa.

Ora la homepage della Agitmedia Srl è stata aggiornata con questo messaggio:

La comunità del web continua ad esprimersi con pareri contrastanti, c’è chi afferma che in alcune professioni capita spesso di aver a che fare con ritardi nei pagamenti e che quindi il gesto di De Napoli è da apprezzare, chi invece reputa che abbia esagerato e che meriterebbe una punizione.

Fatto sta che le reputazione di entrambi i soggetti in questione è minata, quindi, in questa querelle non c’è nessun vincitore.