Twoorty: la strada per il nuovo social network [INTERVISTA]

Il social network italiano si sta ridefinendo per aumentare usability e proporsi come mezzo realmente innovativo

Twoorty sign

NinjaMarketing si era già interessata di Twoorty a novembre attraverso un ottimo articolo di Alessia Di Raimondo che attestava come le cose fossero in continua evoluzione nel social network tutto italiano, frutto della passione di Carlo Crudele e Alice Cimini, e che ora affronta un periodo di profonda risistematizzazione.

È da tempo che li osserviamo, incuriositi dall’ambizione e dalla costanza del loro lavoro; e , aggiungiamo, da come questo social sia differente da quelli che nel tempo abbiamo osservato e usato.

Facciamo un breve riepilogo sullo status quo dei social network, che avevamo inserito in questo articolo. Al punto 1) avevamo detto: nessun social è un megafono. E aggiungiamo: grazie al cielo. Diciamo anzi che, cambiando metafora, potremmo paragonare Facebook a una festa privata in cui conosciamo amici di amici e con loro scambiamo opinioni, Twitter allo Speaker’s Corner di Hyde Park in cui parliamo e chi vuole ci ascolta – o ascoltiamo chi abbiam deciso di ascoltare; LinkedIn a una sorta di ufficio di collocamento; Tumblr a un cinema di cui non conosciamo le proiezioni ma solo i registi, e dei loro gusti ci fidiamo.

È proprio questo orientamento al gusto ad affiancare in qualche modo Tumblr a Twoorty. Twoorty è proprio come una mostra. Ci andiamo, vediamo i quadri, esprimiamo le nostre preferenze – e sappiamo che, se non a quei quadri, almeno all’arte chi incontreremo è interessato. Analizziamolo ora in maniera più chiara, prima di affidarci alle parole di Carlo Crudele. 

I pro

  • L’orientamento alla conoscenza: ciò che aggrega gli utenti di Twoorty non è strettamente il fatto che ci si conosca, quanto che si condividano gli stessi interessi. Questo si rivela utile dal punto di vista delle amicizie e da quello lavorativo: sarò portato a interagire con persone che condividono materialmente con me interessi in letteratura, arte, musica, cinema, cucina…Questo orientamento, ci tengo a dirlo, è reale e non di collezioneTwoorty chiede competenze, le confronta, ci lavora. Non domanda se vi piace Max Gazzè o Roth ma ve ne parla, vi spinge a commentare, vi consente di taggare persone che volete tirare in ballo nella discussione – come fanno Twitter e Facebook – per poi discuterne con loro.
  • Le scale di gradimento: il like di Facebook viene qui configurato con una scala di piacere (da uno a tre cuori), di non piacere (il dislike che tanto ha fatto discutere e qui inserito con un cuore rotto) e di spam (per evitare contenuti fuorvianti). Gli stessi contributors – chiunque lo è in quanto inserisce elementi nel social – hanno una scala di valutazione che giudica l’interesse reale che i loro interventi ha suscitato.
  • L’aggregazione dei feed: tramite uno strumento recentemente inserito, che il post della nostra amica Ninja aveva precorso, basta l’inserimento di un codice nei post sul blog e questi vengono inseriti in automatico nel profilo Twoorty. Questo significa per esempio che il mio blog personale, che tratta di letteratura e corsi di scrittura, viene inserito post per post su Twoorty rendendo possibile a chi mi segue di collegarsi sul social e di leggere l’intero mio intervento, avendo in più una scansione per argomento dei post stessi.
  • Le possibilità lavorative: se Facebook significa ora urlare in piazza, qui si condividono interessi reali. Informazioni pregnanti. Avete provato a cercare lavoro chiedendo su Facebook? Su Twitter? Perfino su LinkedIn, che a quello è dedicato? Qui posso verificare le reali competenze, parlare con le persone che possono essere virtualmente interessate a un progetto comune, affinare le mie ricerche.
  • Niente spam: pare un sogno. Non ci sono spam, troll, flames. Sembra tornato il regno della netiquette – quello in cui ancora si citava ogni venti minuti la netiquette.

I contro

  • La piattaforma tecnologica: ci sono da risolvere ancora alcuni piccoli problemi di usabilità. È indispensabile introdurre il salvataggio automatico, aumentare la dimensione delle font del commento, studiare le funzioni più interessanti degli altri social per verificarne l’incorporabilità. Piccoli passi da effettuare, ma che vanno effettuati.
  • Il livello ancora limitato di users: 8.000 utenti, 400 blogger, un migliaio di attività. Twoorty sta per compiere il suo primo anno e si percepisce ancora il divario rispetto agli altri social.

 

E ora, parliamone con Carlo Crudele – nella foto con la cofondatrice Alice Cimini.

Crudele e Cimini

La prima domanda è: come avete fatto?

Abbiamo avuto un’idea, originariamente un po’ distante dal Twoorty odierno, e abbiamo incontrato un piccolo imprenditore che in mente aveva qualcosa di simile. Ci siamo messi insieme, abbiamo studiato una via di mezzo, l’abbiamo realizzata. La prima versione era molto più orientata agli esercenti, quella attuale è molto più social, quella che uscirà di qui a breve andrà a ridefinire una volta di più la filosofia alla base di Twoorty.

Ciò che definisce i social credo che sia una forte idea che sta alla base e condiziona, in seguito, tutto: dalla grafica alla struttura, alla policy, agli sviluppi. Qual è l’idea che sta alla base di Twoorty?

L’idea è che tante persone hanno degli interessi in comune e non lo sanno, o non si conoscono. E che attraverso quegli interessi in comune potrebbero progettare amicizie, idee lavorative e/o di business. Twoorty le fa incontrare, rimuovendo ogni ostacolo proprio dei social precedenti (cerchie, amici, followers…). Su Twoorty è il contenuto a unire le persone, non un comune amico. E il bello arriverà con la prossima versione, dove gli interessi diverranno sempre più “micro” e granulari, con l’aggiunta di una “tagbox” e di un algoritmo che aiuterà l’utente a categorizzare, regolare e calibrare le proprie passioni del momento.

La formula che avete utilizzato per promuovere la formula è knowmmunity.

Sì, la community della conoscenza condivisa. Un neologismo che sta mietendo consensi, per fortuna…

Perché le persone dovrebbero voler condividere le loro conoscenze? Ossia: voi unite le passioni delle persone, ma qui si tratta di un sistema push e non pull. Un sistema in cui le persone sarebbero tentate di inserire informazioni e non solo consultarle. Penso che un ottimo sistema sia stato l’inserimento di una sorta di aggregatori feed, che spingono gli utenti a contribuire anche quando inseriscono i loro interventi sui blog. Ci vuoi dire però dal vostro punto di vista come avete pensato a questo, e se lo avete vissuto come un problema?

E io ti rispondo con un’altra domanda: perché le persone dovrebbero condividere le loro foto su Facebook? Eppure lo fanno. Perché qui l’utilità è ludica, e anche un po’ guardona, mentre da noi è persino più forte, in primis perché si costruisce un'”intelligenza collettiva” (io ho suggerito stamattina l’ascolto di Gotye, tu hai dato l’indirizzo Spotify del suo Making Mirrors), in secondo luogo perché se ho bisogno di un socio per un progetto, ma anche solo di un amico con cui non parlare del tempo, Twoorty può aiutarti a trovare la persona giusta.

L’aggregatore è stata una mossa perfetta nell’ottica di perseguire la nostra idea: quanti blogger non famosi sono esperti nel loro campo ma non riescono a raggiungere la loro platea potenziale? E pensa non solo ai blogger, ma anche ai giornali online, alle testate specializzate…

Non viviamo in un’epoca in cui le persone hanno un sacco di voglia di parlare del tempo e non di quanto le appassiona?

È vero, Twoorty è una community più difficile di Facebook. Ma solo all’inizio, ne sono convinto. La gente sta abbandonando Facebook perché non ne può più di vedere le foto di cosa ha mangiato il suo 1.000esimo contatto. Lentamente, ma sta riferendosi (anche) ad ambiti e piattaforme più settoriali. Noi puntiamo sul fatto che Facebook sia il social “di partenza”, la base d’asta, ma che si possa fare di meglio.

Quali saranno i vostri prossimi passi?

Entro l’estate arriverà una nuova versione che stravolgerà Twoorty, rendendolo più potente e “intelligente”.

In primis, utenti, blogger e testate raggiungeranno con le loro notizie e informazioni la loro platea di riferimento (quindi: giornalismo “alto” e giornalismo “dal basso”, per un’informazione targetizzata e completa). Inoltre, tag e interessi sempre più granulari garantiranno all’utente di avere davvero le informazioni di cui ha bisogno: insomma, se a te interessa solo il mondo Apple, cercheremo di non mandarti news su tutta la tecnologia, o di dare maggiore rilevanza alla “Mela” rispetto al resto di quell’ambito. E ancora, ci sarà la possibilità di avere vari e diversificati strumenti di coworking, visto che gli interessi in comune, come ti dicevo, su Twoorty sono la base di partenza per poi costruire qualcosa di “solido”, di reale, tra gli utenti.

Il tutto con un occhio a grafica e usability, ovviamente, che rimane il nostro obiettivo primario, visto che Twoorty è un mondo ed è prioritario renderlo facilmente “esplorabile” all’utente.

Un’ultima domanda. Se avessi un’attività perché dovrei essere presente su Twoorty?

Per la stessa ragione per cui sei presente su Twitter, dove l’autopromozione non paga ma l’informazione utile di settore sì. A differenza di Twitter, però, non hai limiti di caratteri e soprattutto non hai “recinti”: se un’azienda sa promuoversi con intelligenza su Twoorty, il suo messaggio arriva dritto a tutti gli interessati, senza confini. E così anche viceversa: se c’è un buon “candidato” lì fuori, con Twoorty l’azienda lo vede subito, ne nota il talento (anche grazie al rating individuale) e magari se lo accaparra.