Basta scimmie al cinema ed in tv: lo spot shock della PETA

La denuncia e l'alternativa proposta da PETA per fermare l'impiego delle scimmie nella realizzazione di prodotti video

Alessio Sarnelli

Editor, Copywriter e Community Manager

“Nessun animale è stato maltrattato nella realizzazione di questo filmato”
Quante volte abbiamo letto questo tipo di comunicazione in uno spot tv o nei titoli di coda di un film ?

Un messaggio rassicurante, di quelli auto-assolutori rivolto tanto alla produzione di quei video tanto a noi che li abbiamo appena guardati con quel senso perverso di divertimento nel vedere un animale selvatico scimmiottare i comportamenti umani.

Lo leggiamo sempre con sollievo, ma abbiamo davvero idea di cosa sia vivere da soggetto di scena ?
Ma, soprattutto, è davvero così necessario nell’industria dell’intrattenimento che vi sia la presenza di un animale di qualsivoglia taglia?

La PETA in questo spot shock dal titolo piuttosto eloquente “98% Human” ci offre la prospettiva di vita (o sarebbe meglio definirla di schiavitù) dei nostri cugini di DNA, proponendoci questa riflessione grazie al lavoro della BBDO :

Se avete provato la sensazione di un cazzotto nello stomaco, beh sappiate che non siete soli, chi vi scrive ha provato il medesimo sentimento alla visione di questo video. Come vedremo però, esso non è solo da considerarsi un atto d’accusa rispetto alla pratica tribale dell’uso delle scimmie nei media, ma è anche e soprattutto la soluzione stessa all’interrogativo che viene lanciato.

La voce che avete sentito è quella del premio Oscar Adrien Brody che si è tuffato anima e corpo in questo progetto ed ha rilasciato ad AdWeek la seguente dichiarazione :

…il tema di fondo è che non possiamo più tollerare lo sfruttamento che esiste in questo mondo. I grandi primati non sono certo un’eccezione. Sono esseri estremamente sensibili, intelligenti ed emozionali. E’ davvero triste constatare coma siano ancora comunemente usati in tv ed al cinema, nonostante si sia a conoscenza di come soffrano dietro le quinte. La recitazione dovrebbe essere lasciata agli attori, agli esseri umani che sono capaci di compiere scelte in tal senso.

Quello della presenza dei primati nell’entertainment è un problema tanto più grande di quello che possiamo immaginare. Al di là dell’aspetto culturale su quale sia lo scopo nel vedere una scimmia dimenarsi nelle situazioni più strane per il nostro stupido ludibrio, è importante sapere che dietro uno o due anni di “attività” di una scimmia vi è una vera e propria vita d’inferno.

Queste creature vengono strappate al proprio habitat naturale e alla famiglia ancora in tenera età e sfruttate sino ai 5 anni, una fase nella quale sono carine alla vista di noi umani. Sopportano maltrattamenti di ogni genere sino a quando, verso i 6 anni vengono dismesse in uno zoo, perché non sono più così belle per potersi esibire e diventano abbastanza forti e pericolose da potersi ribellare a coloro che le accudiscono.

Ma ciò che ci preme davvero sottolineare di questa iniziativa è che nella sua duplicità non solo ci obbliga a prendere coscienza dei maltrattamenti sui primati, ma nella sua realizzazione offre un’alternativa di produzione tanto sofisticata quanto risolutiva.

Come abbiamo potuto leggere in chiusura di filmato, nessuna scimmia è stata utilizzata nella produzione, eppure il risultato in termini di verosimiglianza è di assoluto rilievo. La qualità del CGI è garantita da nuove tecniche digitali messe a punto dallo studio d’animazione The Mill, un feedback di conoscenze e competenze che da oggi in poi potranno essere a disposizione delle compagnie di produzione al fine di utilizzare scimmie virtuali in luogo di quelle reali.

La denuncia quindi sfocia in una soluzione visivamente credibile, non ci resta quindi che segnalarvi questa bella iniziativa e ricordate : Be Smart, feel like an Ape !!!

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