L'Evernote per i medici si chiama Collabobeat

Intervista a Floriano Bonfigli, ideatore del servizio che consente ai medici di condividere gli appunti delle visite con i pazienti

Quante volte vi è capitato di uscire dallo studio del vostro medico e rendervi conto di aver dimenticato la maggior parte delle indicazioni riguardo la somministrazione dei medicinali, le tempistiche delle analisi, le cautele nelle cure che vi aveva prescritto? Collabobeat è un servizio nato per risolvere questo problema, in quanto consente ai medici di condividere gli appunti delle loro visite con i loro pazienti.

Ninjamarketing ha scoperto Collabobeat durante il TEDMEDLive Bologna, l’evento dedicato agli innovatori nell’ambito della salute e della medicina. Abbiamo così deciso di approfondire la conoscenza di questa startup con un’intervista all’ideatore Floriano Bonfigli.

In cosa consiste Collabobeat?

E’ stato dimostrato che i pazienti dimenticano, immediatamente, fino all’80% di quello che i medici spiegano loro. Così suggeriamo: quando voi medici eseguite una visita, scrivete tutte le vostre note su Collabobeat, poi cliccate sul tasto “Condividi Visita Medica” ed i vostri pazienti avranno le vostre note sempre a disposizione sul loro telefonino.

Il medico può utilizzare Collabobeat anche in mobilità, infatti è accessibile da qualsiasi tablet senza alcun vincolo di hardware o sistema operativo.

L’impatto di queste semplici azioni può essere molto significativo, sia a livello economico che sociale. Il medico rende molto più produttivo il suo tempo prezioso, riducendo al massimo quei successivi contatti che si risolvono solo nel rinfrescare la memoria ai pazienti: “Scusi dottore, quale esame dovevo fare dopo quei 5 giorni di antibiotico? Ho perso il suo appunto…”.

D’altro canto, il paziente si sentirà molto più coinvolto nel suo processo di cura, abbassando i rischi di una mancata aderenza al trattamento indicato.

Negli Stati Uniti hanno quantificato il problema della mancata aderenza alle indicazioni mediche in oltre 120mila decessi all’anno.

Come è nata la vostra idea?

La nostra idea è nata dopo una mia esperienza professionale nel settore dell’ehealth e tanta ricerca di mercato, di quella fatta per strada, che, ad esempio, mi ha convinto a cambiare strada o, come si dice in gergo, “pivotare” un paio di volte.

Ad una delle mie primissime uscite, persone molto più competenti di me mi dissero esplicitamente che non c’era veramente niente d’innovativo in quello che proponevo. Ringrazio ancora per quel consiglio, perché ora siamo sicuri di aver trovato la giusta direzione.

Da chi è composto il vostro team?

Io, Floriano Bonfigli, sono il fondatore ed amministratore unico di Digital Health Experience S.r.L., società incorporata ad ottobre che detiene il 100% di Collabobeat.

Dal punto di vista del design e della tecnologia, con me ci sono Enrico Zoli, Paolo Ciminari e Alessandro Scavella, che sono la colonna portante di Cooder. Cooder è una rete di professionisti del web che ha base nelle Marche, ma con clienti in Europa con punte negli USA. Il loro supporto è molto importante anche dal punto di vista umano, Enrico è sempre in prima fila con me quando c’è da presenziare ad un evento o c’è da incontrare un cliente interessato alla nostra soluzione.

Mi avvalgo, inoltre, dell’esperienza di due advisor. Il primo è mia moglie Maria Teresa Baffoni, laureata in Giurisprudenza, che mi supporta dal punto di vista della privacy e della sicurezza, argomenti giustamente molto sentiti in tale ambito. In questo periodo, stiamo valutando The Health Insurance Portability and Accountability Act (HIPAA), in breve la legislazione americana in materia di privacy e sicurezza dei dati della salute della persona.

Il secondo advisor è il Prof. Valeriano Balloni, che tra mille esperienze, già Professore di Economia Industriale e Amministratore Delegato di Byblos S.p.A., attualmente è Vice Presidente con delega alla Ricerca all’Istituto Adriano Olivetti (ISTAO), la business school no-profit di Ancona. Con lui ovviamente si parla di strategia competitiva, di come affrontare il mercato e di come lanciare un’impresa che vuole essere innovativa, soprattutto dal punto di vista organizzativo.

Quali risultati avete raggiunto attualmente?

Come si dice in gergo, siamo in alfa. Grazie al nostro profilo su Twitter abbiamo avuto contatti telefonici con l’Inghilterra e la Germania: aspettano con ansia di vedere la beta; dovranno aspettare ancora per poco. Infatti, tra tre settimane usciremo con una beta privata.

I medici che vogliano testare Collabobeat, possono già richiedere un invito sul nostro sito. E’ sufficiente inserire un semplice indirizzo di posta elettronica.

Quali sono le prospettive / difficoltà in Italia per una startup nel settore medico?

Le prospettive in Italia sono limitate, ma è solo diretta conseguenza del mercato, che una Nazione relativamente piccola come la nostra riesce ad esprimere.

Riguardo alle difficoltà, sono quelle tipiche di una startup, che dal mio punto di vista hanno poco a che fare con il luogo in cui ti trovi. Generalizzando, anche negli USA 9 startup su 10 falliscono, inutile fasciarsi troppo la testa, si rischia di cadere nel terreno degli alibi.

Ci tengo invece a dire che è una fortuna fare startup in Italia in questo settore, perchè forse non tutti sanno che nella sanità elettronica siamo stati sempre all’avanguardia. In definitiva, in Italia ci sono molte competenze e punte di eccellenza che prendiamo volentieri come benchmark.

Come hanno accolto i medici la vostra idea?

Mi piace risponderti con un esempio concreto. A fine aprile abbiamo avuto un nostro spazio a TEDMEDLive Bologna, un medico ha scambiato quattro chiacchiere con noi ed ha concluso: “Bello, l’Evernote per i dottori!”. Non ha tutti i torti.

Qual è il livello di adozione dei servizi digitali dei medici?

Riguardo al livello di adozione dei servizi digitali, direi che i medici italiani sono nella media. Trovi lo scettico che lavorerà sempre su carta, quello con l’account su Twitter e addirittura quello che ti dice: “Da quando c’è Google, non so che farmene di PubMed!”. PubMed è il più grande database bibliografico sulla letteratura scientifica biomedica, on-line dal 1996.
Tutto questo per dire che riteniamo ci siano anche in Italia quegli early-adopters interessati a testare e diffondere tra i loro colleghi la nostra soluzione.

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