App gratuite: è finita l'era dei contenuti a pagamento?

Come monetizzare le App gratuite evitando la pirateria?

Di quanti device avevamo bisogno una volta per fotografare, filmare, segnare appuntamenti, registrare, telefonare? Con l’avvento degli smartphone, tutto è cambiato. Le persone hanno a dispozione letteralmente il mondo in un solo strumento. Il modo di fruire musica, videogiochi, media è esponenzialmente più semplice.

Far pagare per un contenuto, – scaricabile o visualizzabile in streaming (non sempre legalmente) – è sempre più difficile ed è necessario utilizzare le Best Practice Mobile che vi illustrerò più avanti.

L’epoca del Palinsesto Digitale

Pensate a questo esempio: Domenica 5 maggio 2013, seconda serata: per il canale via cavo americano AMC è il momento per l’attesissima sesta puntata della sesta stagione di Mad Men, pluripremiata serie ambientata a cavallo degli anni ’60 che parla delle vicende di un’agenzia pubblicitaria newyorkese e in particolare del suo controverso direttore creativo, Donald Draper.

Pochi minuti dopo la fine dell’episodio, un file dal nome Mad.Men.S06E06.HDTV.x264.-EVOLVE.mp4 è già presente sul web, disponibile per il download tramite l’App uTorrent e “alleggerita” degli spot pubblicitari: un esempio che potremo applicare a tanti altri prodotti simili.

Secondo un recente sondaggio effettuato da Censimento.tv, il motivo principale per un tale successo del download di telefilm sarebbe “il poter seguire la programmazione originale senza tempi d’attesa” seguito a breve distanza dal fatto che gli spettatori italiani “non amano il doppiaggio”, una tesi confermata anche da un recente articolo di Repubblica.it che parla di come “Senza doppiaggio il cinema piace di più”.

L’ansia per l’attesa

Parliamo di eventi sportivi come la Champions League un fenomeno che dai quarti di finale in avanti riunisce molti milioni di telespettatori davanti a schermi di ogni grandezza: dal megaschermo televisivo… al piccolo schermo di uno smartphone. In quest’ultimo caso, molti di voi smanettoni e appassionati di streaming mobile avranno già riconosciuto l’app di cui sto parlando, Veetle.

Originariamente Veetle era un semplice sito web dove era possibile visualizzare streaming di ogni genere, una sorte di Rojadirecta concepito in maniera differente; con l’evoluzione delle tecnologie e la convergenza mobile degli ultimi anni, favorita dalla diffusione degli smartphone, Veetle ha creato un’app che nulla di nuovo apportava alla versione web.

 

A dare una nuova impronta all’utilizzo di questa applicazione sono stati però gli utenti stessi, come sempre più spesso accade: con la telecamera dei propri smartphone, gli utenti utilizzano Veetle registrando e trasmettendo in diretta eventi sportivi dal vivo, spesso puntando la telecamera direttamente sul proprio televisore.
Successivamente altri veetleiani possono ricercare l’evento sportivo che vogliono vedere tramite un metodo hashtag Twitter-style.

Un successo senza precedenti che spaventa sempre di più servizi come Mediaset Premium, già in crisi di risultati da tempo.

E’ finita l’era delle App a pagamento?

E’ praticamente possibile avere accesso ad ogni programma/servizio/applicazione… in un modo o nell’altro. Stratagemmi come il Jailbreak per iPhone o addirittura app scaricabili tramite Google Play Store come Aptoide  permettono di ottenere buona parte delle app più popolari senza spendere un centesimo.

E’ vero che il pericolo di virus o malware sono sempre dietro l’angolo, ma per molti utenti il gioco vale la candela (senza contare la possibilità di utilizzare mobile antivirus come Avast!).

E le software house come reagiscono? Qual è il metodo con cui questo trend piratesco viene contrastato? La metodologia giusta è il cosiddetto Spotify-style, forse la migliore Best Practice del momento in ambito digitale.

Un concetto di marketing vecchio come la scoperta del fuoco ma che non muore mai: il primo passo per conquistare un cliente e renderlo fedele è concedergli un sample, di un quantitativo tale da ingolosirlo ma senza renderlo soddisfatto al cento per cento.

Questo concetto è perfetto per chi sviluppa app al giorno d’oggi ed è stata seguita alla lettera da Spotify: gli utenti hanno a disposizione una versione basic, dove è possibile ascoltare illimitatamente (all’inizio!) i propri brani preferiti da computer sorbendosi ogni tanto degli spot pubblicitari, proprio come su una radio tradizionale.

Per chi vuole eliminare ogni interruzione con il più il vantaggio di ascoltare tramite smartphone le proprie list preferite… non resta altro modo che mettere mano al portafogli!

Le Mobile Best Practice

Un concetto tanto semplice quanto efficace, che è seguito molto efficacemente da alcuni giochi di successo come Temple Run 2 o Fruit Ninja (tanto per citare un titolo sicuramente caro ai lettori di questo sito!), con metodologie diverse:

  • Il primo è gratuito e resta sempre tale, ma è possibile acquistare dei bonus e power up che facilitano nell’avanzamento del gioco;
  • Il secondo è scaricabile gratuitamente, ma dopo un certo livello per proseguire è necessario acquistare la versione a pagamento.

Personalmente ritengo questo secondo metodo che “taglia” il divertimento dei giocatori sul più bello possa avere anche risvolti negativi (vedi la possibilità di scaricare illegalmente i giochi) ma che può risultare efficace per una fascia di consumatori che non sono in grado di smanettare con il proprio smartphone.

 

Ritengo invece la strategia adottata dagli sviluppatori di giochi come Temple Run e simili sia al giorno d’oggi quella maggiormente efficace: lasciare la scelta agli utenti non è più una delle scelte, ma una necessità. Sono loro che decretano il successo di un’applicazione, di un servizio, di un telefilm. Il metodo che scelgono per usufruirne è spesso il metodo migliore.

Sviluppatori e manager devono prendere spunto dai feedback che lasciano gli utenti: un semplice commento sull’Apple Store può cambiare la storia di di un’app.

A volte non è necessario abbandonare un mercato in crisi ma cambiare il mercato stesso, adattando il prodotto alle mutate esigenze del consumatore.

E come diceva un vecchio adagio “Ogni lasciata è persa”. Specialmente nell’epoca in cui viviamo oggi.