Testa, mani e cuore per riflettere sul buon lavoro in Italia

Abituarsi al lavoro ben fatto e impegnarsi a fare con passione è il primo grande lavoro da fare su noi stessi.

Giovanna Napolano

Marketing Manager

    La necessità di spingersi a realizzare un’inchiesta sul concetto di “buon Lavoro” vuol dire non essere più abituati a veder fare un lavoro svolto per bene. E vi chiederete? Ma proprio oggi che il lavoro manca? Proprio adesso che le generazioni di giovani professionisti che dovrebbero guidare il paese sono parcheggiate tra un lavoro precario e un non lavoro?

    Si, proprio oggi.

    E non a caso, oggi, è lo stesso presente mai avutosi in passato. Il giorno in cui la mia generazione non riuscirà ad essere più serena, agiata e sviluppata di quella dei miei genitori.

    La storia nel suo susseguirsi di accadimenti si lascia riprendere dai registi, che la raccontano in avvenimenti narrativi e dai poeti, che la descrivono in parole per lasciarne traccia. Tutto quello che riesce a succedere con un libro, un film, un’inchiesta sul lavoro ben fatto. Perché “ciò che va quasi bene non va bene”

    Raccontare il lavoro ben fatto, l’approccio artigiano, l’approccio dal quale ripartire, raccontarlo tutti, insieme.

    “Le vie del lavoro” è tante cose: un’inchiesta e narrazione partecipata alla quale tutti possono dare un proprio contributo, un romanzo “Testa, mani e cuore” di Vincenzo Moretti (ediesse) ed un film “La tela e il ciliegio” di Alessio Strazzullo.

    Raccontare l’Italia, quindi, attraverso la passione e il rispetto degli italiani per il lavoro, attraverso le voci, le facce, le storie di gente normale, gente che considera il lavoro una componente importante della propria esistenza, che sente la necessità e l’urgenza di farlo bene, che prova un’intima soddisfazione quando ci riesce, che anche per questa via dà senso e significato alle cose che fa, che contribuisce in questo modo alla visione e al futuro del proprio paese.

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    È l’Italia di “Testa, Mani e Cuore”, l’Italia del giovanissimo Raffaello che impara l’arte nella bottega del padre. Il lavoro ben fatto può essere l’occasione per creare opportunità, coglierle e dunque moltiplicarle? La risposta è in questo romanzo reportage che racconta gli italiani che ogni giorno, dal Sud al Nord, con il proprio lavoro e la propria voglia di farlo bene, creano le condizioni, anche quando non lo sanno, per determinare il salto culturale necessario ad avviare un nuovo Rinascimento e tornare a regalare al mondo intelligenza, arte, tecnologia, bellezza.

    È L’Italia di “La tela e il ciliegio” film documentario di Alessio Strazzullo in cui Antonio Zambrano ebanista di 90 anni ogni giorno lavora ancora nella sua bottega per trasformare il legno in linee nuove, e di Jacopo Mele, 19 anni, giovanissimo artigiano del web, che con il suo lavoro prepara le aziende alla loro nuova vita digitale.

    Qualcuno lo ha definito un messaggio zen: fare le cose bene perché è così che si fa. Che tu debba preparare il caffè o progettare una grande opera architettonica puoi trovarne il senso realizzando il tuo lavoro al massimo delle tue capacità.

    Ascoltare Vincenzo Moretti è come lasciarsi fare la ramanzina da un padre affettuoso e severo in grado di guidarti giustamente, lo stesso vale nel leggere le sue parole. Osservare con l’occhio di Alessio Strazzullo è lasciarsi rappresentare per la vita che viviamo tutti i giorni.

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    Scritto da

    Giovanna Napolano

    Marketing Manager

    Giovanna Napolano nasce a Napoli nel 1988 e si laurea in Scienze della comunicazione con una tesi in marketing.A diciotto anni scopre tra i banchi di scuola la materia che ... continua

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