Person Finder: il gigante Google si fa altruista

Scopriamo il progetto della divisione "Crisis Response" di Google.org

Person Finder: il gigante Google si fa altruista

I recenti accadimenti di Boston hanno sconvolto tutti ma molti di noi non erano direttamente coinvolti. E se, invece, avessimo avuto un parente o un amico tra i maratoneti o tra i curiosi e turisti? Certamente saremmo andati nel panico per la mancanza di notizie immediate, così Google ha attivato un servizio per la ricerca di persone scomparse.

Per chi non lo sapesse Google ha un braccio dedicato al non profit: Google Crisis Response. All’interno di questo progetto si inserisce “Person Finder” (nato nel 2010, per aiutare a trovare i dispersi del terremoto ad Haiti).

Person Finder: il gigante Google si fa altruista

Oggi le persone, in caso di disastri, si connettono subito ad Internet per avere informazioni e l’obiettivo di Google è proprio quello di fornire informazioni corrette e connettere chi cerca le informazioni con chi può fornirle con l’obiettivo di salvare vite anche usando la tecnologia.

Lunedì è stato immediatamente riattivato il servizio per dare un supporto dopo i fatti terribili di Boston.

Cerchiamo di capire cos’è e come funziona, anche se la procedura è molto semplice. Google Person Finder è una applicazione web, basata su un progetto open source, per fare in modo che ognuno possa contribuire, e si avvale di un modello PFIF (Person Finder Interchange Format).

Come il sito stesso ci spiega le fasi sono 4:

1. Accade un disastro naturale e umanitario e può capitare che i nostri cari si trovano in quei luoghi;

2. Chi cerca qualcuno vuole che il mondo intero lo sappia così da avere notizie prima possibile;

3. Singoli ed organizzazioni possono fornire informazioni;

4. Le persone hanno notizie sui loro cari e sono più serene.

Nel momento in cui la situazione di normalità viene ristabilita e l’emergenza termina Google sospende il servizio e tutti i dati vengono cancellati per garantire la privacy di ognuno.

Ma noi cosa possiamo fare anche se non direttamente coinvolti? Si può certamente fornire informazioni, condividere quelle di altri per diffonderle il più possibile e aiutare i parenti dei dispersi “embeddando” il link sul proprio sito.

Quando la tecnologia aiuta queste cause allora possiamo pensare che l’evoluzione sia davvero positiva!

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