Rehub, la community di ricercatori accademici e centri di ricerca

Intervista a Marco Meola CEO della startup ispirata ai principi dell'open science finalista della Battaglia delle Idee

La voglia di creare uno strumento che abbatta le barriere esistenti tra mondo della ricerca e società. Ecco cosa accomuna i tre soci che hanno creato Rehub: Marco Meola (CEO e Team Leader), Fabio Cecaro (CTO e cloud architect) e Rosario Savarese (COO e project manager).

Il loro obiettivo è creare uno strumento che aiuti i ricercatori a comunicare con altri ricercatori in maniera diretta e non filtrata da comitati scientifici.

Ma facciamoci meglio raccontare da Marco come è nata e come si è evoluta la loro idea, arrivata in finale al contest di NinjaMarketing #battle12.

Un’idea in linea con i principi dell’open science, ovvero il movimento che promuove la diffusione dei dati e dei risultati della ricerca scientifica nella società, sia tra professionisti che verso i cittadini.

Come è nata la vostra idea?

L’idea nasce dopo la fine del mio dottorato di ricerca nel 2007. Ho continuato ad occuparmi di processi di innovazione collaborando con la Scuola di Dottorato di Architettura, ma mi sono accorto che mancava uno strumento che mi consentisse di presentare la mia ricerca al di fuori dei canali scientifici accademici. Oggi lo sviluppo di Internet consente di realizzare un progetto come Rehub seguendo le pratiche e i principi dell’Open Science.

In cosa consiste Rehub?

Rehub è una community rivolta ai ricercatori accademici dei centri di ricerca pubblici e privati e di imprese nonchè ai dottori di ricerca e ai dottorandi a cui vuole offrire gli strumenti per comunicare le proprie ricerche e aumentare la propria visibilità. Rehub non è un giornale scientifico e non si occuperà di peer review e di Impact factor.


Quali sono le prospettive / difficoltà in Italia per una strartup nel vostro settore?

Come tutte le startup in Italia, la difficoltà maggiore è trovare finanziamenti che ti consentano di abbreviare i tempi di sviluppo e di allargare il team. Nel nostro caso questo pesa ancora di più essendo il nostro mercato internazionale, perché la ricerca per definizione (così come Internet) non ha confini. Quindi anche programmare una marketing strategy senza fondi è complicato.


Paghiamo anche la scarsa attenzione che in Italia viene data ai temi della ricerca; temi come l’open science e la citizen science che nel resto del mondo stanno cambiando dalle fondamenta il mondo della ricerca sono praticamente assenti dal dibattito pubblico nazionale.

Ma tutte queste difficoltà ci stanno motivando ancora di più ad andare avanti per dimostrare che anche dall’Italia può nascere un progetto che può cambiare lo status quo.

Dove vi vedete tra 1 anno?

Tra un anno saremo in pieno sviluppo, con una community sempre più ampia e attiva di ricercatori che avranno avuto modo di apprezzare e valutare il vantaggio che Rehub può portare al loro lavoro e alla loro carriera.

Speriamo di avere la possibilità di espanderci all’estero, in particolare in quei paesi (Brasile, India, Russia, Corea, Canada, Australia ecc.) che stanno investendo risorse sempre maggiori sulla ricerca perché hanno capito che la crisi si sconfigge con il sapere e l’innovazione, a differenza dell’Italia.

Internet consente, con le giuste risorse a disposizione di raggiungere questi mercati. Noi ci proponiamo di farlo rimanendo come base operativa in Italia. Speriamo di avere la possibilità di tenere fede al nostro impegno.



Se siete interessati al tema della scienza aperta non potete perdere “World Wide Rome – Open Science – Io sono la mente”, un evento dedicato al premio Nobel Rita Levi Montalcini nel giorno dell’anniversario della sua nascita il 22 Aprile che si terrà a Roma ma sarà anche trasmesso in streaming.

L’evento, in cui Marco Meola sarà relatore, celebra la scienza aperta, pubblica e collettiva, quella che – attraverso il web – sta cambiando il mondo mettendo a disposizione di tutta la comunità scientifica i risultati della ricerca accelerandone i progressi.

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