Dalla pianta alla padella, passando per il web: gli e-commerce "a chilometro zero" [TREND]

Stanno aumentando a vista d??occhio i siti che si propongono di accorciare la filiera alimentare ricevendo comodamente a casa la propria spesa personalizzata

Non è la prima volta che ve ne parliamo. In un momento di crescente attenzione del consumatore alle tematiche della sicurezza alimentare e di maggiore consapevolezza riguardo i benefici, sia in termini nutritivi che di gusto, di una “spesa a chilometro zero”, assistiamo alla nascita di diversi business che offrono la possibilità di avvicinare i piccoli produttori ai palati più attenti e raffinati tramite i loro innovativi e-commerce.

Chissà quanti di noi anche nelle grandi città, ricordando i sapori della cucina tradizionale della nonna, hanno provato ad improvvisarsi agricoltore, tentando con scarsi risultati di coltivare qualche pomodoro fresco o al limite una piantina di basilico per ottenere un pesto veloce (e non dite di no, avete presente il grande boom degli orti “fai-da-te” in città?).
Spesso i risultati però sono pessimi sia per una questione di spazio che di tempo e conoscenze, ma per chi non vuole rinunciare ad avere cibi sempre freschi e genuini la soluzione arriva ancora una volta dal web. Noi ve ne proponiamo una breve rassegna.

Il ritorno all’agricoltura: un’idea contagiosa

Le idee contagiose si diffondono ed è facile imbattersi in siti che con una grafica ammiccante ed una forte attitudine social presentano la loro offerta di frutta e verdura di stagione ma anche di carni, uova e insaccati provenienti da piccole produzioni locali. Possiamo personalizzare la spesa a seconda dei nostri stili alimentari e del fabbisogno familiare.

Ricorderete il caso di jenuino, per esempio.
Ma la distribuzione avviene in tempi brevi ed è molto curata anche nel caso di zolle.it, considerando la particolarità per cui la tratta urbana delle consegne su Roma avviene addirittura in bicicletta per preservare la catena del freddo.

Spesso per aderire a questi servizi la formula offerta è quella dell’abbonamento senza costi di disattivazione, ma è possibile anche acquistare senza abbonarsi pagando i costi di spedizione come nel caso di cortilia.it. Chi invece ha scarsa fantasia tra i fornelli troverà in idinner.it uno straordinario alleato per preparare cene ad effetto per sorprendere amici e colleghi.

Uno dei limiti a questo innovativo sistema di distribuzione è sicuramente la scarsa copertura sul territorio nazionale, anche se si stanno diffondendo servizi simili in parecchie aree metropolitane e non, qualche esempio è biokistl.it in Alto Adige e cornale.it nel cuneese.

C’è infine chi ha saputo interpretare l’esigenza di una cucina più tradizionale in modo diverso come ad esempio ha fatto la community di newgusto.it, dove chi si registra può decidere se farlo come “cuoco” o “ospite” e a sua volta offrire così le sue specialità culinarie o proporsi come degustatore. Tramite questo servizio non solo è possibile trasformare in ristorante la propria casa, ma anche ottenere visibilità e feedback per un cuoco professionista in cerca di fama.

I vantaggi di un sistema che si basa su una distribuzione accorciata sono innumerevoli e non riguardano soltanto le caratteristiche organolettiche degli alimenti.
La GDO lo ha già capito e propone sempre più insistentemente spazi espositivi ai produttori locali con i quali è entrata in contatto. I risparmi in termini di sostenibilità riguardano il trasporto per lo spostamento delle merci e la valorizzazione del lavoro dei piccoli produttori artigianali che spesso sanno tutelare l’ambiente e le biodiversità meglio delle grandi imprese di trasformazione alimentare.

Di case history ve ne abbiamo già proposte molte in questi mesi, dalla lavorazione artigianale del caffè a quella della canapa e, con la rassegna che vi abbiamo presentato oggi, ci auguriamo di avervi definitivamente convinto dell’esistenza di un trend di mercato molto significativo per il tessuto economico italiano, quello dell’agroalimentare, nel quale vale sicuramente la pena investire e r-innovare le imprese. Cosa ne pensate?

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