Abbattere la crisi a colpi di brevetto

Il nuovo record nel mondo dei brevetti apre uno spiraglio di uscita dalla crisi

Mauro D'Amico

Entrepreneur

Prendere in esame i numeri dei brevetti in un dato momento storico sociale fornisce sempre degli spunti di discussione e di analisi interessanti.

Il primo numero che salta agli occhi è quello delle domande totali presentate all’European Patent Office: 257.744 richieste di brevetti, il 5,2% in più rispetto all’anno prima, ma soprattutto un nuovo record complessivo di domande (il precedente era del 2008 quando la crisi non aveva contagiato ancora nessuno).

Proprio da questi numeri si deduce che sotto la cenere della crisi, il fuoco delle idee è ancora vivo.

La brace di questo fuoco però è soprattutto di origine extraeuropea (il 63,5%).
Al primo posto ci sono gli Stati Uniti, con il 24% di richieste, seguiti da Giappone (20,1%), Germania (13,3%), Cina (7,3%) e Corea (5,6%); per quanto riguarda i Paesi europei, dietro la Germania seguono Francia (4,7%), Svizzera (3,2%), Regno Unito (2,6%) e Paesi Bassi (2,5%). L’Italia, invece, con 4.735 richieste ha fatto segnare un calo del 3,4% rispetto al 2011.

Una classifica che riflette in buona parte quella dei Paesi che investono di più nel settore delle innovazioni, investimenti che influenzano pesantemente anche il mondo dell’impresa privata.
Nessuna azienda italiana è presente nella top 50 che è guidata dalla sudcoreana Samsung, seguita dalle multinazionali tedesche Siemens e Bosch.

Dai dati forniti dall’ufficio europeo, emerge con chiarezza anche un’altra particolarità: le aziende europee investono molto nel settore dei trasporti (come quello automobilistico o aeronautico), mentre le rivali americane e asiatiche si concentrano maggiormente nei settori dell’hi-tech.

Probabilmente anche da questi numeri e dalle conseguenti analisi si possono intuire i motivi per cui alcuni Paesi sembrano patire questa crisi economica meno di altri.