Harlem Shake, l'esplosione del nuovo fenomeno virale

Fenomenologia del nuovo tormentone che sta interessando il web.

Dalle nostre parti il virus sembra non essere ancora arrivato, ma in particolare nel mondo anglosassone è vera epidemia. Il nuovo “Gangnam Style” imperversa nelle case, negli uffici e nelle aziende di mezzo mondo, e si chiama “Harlem Shake“.

Gli appassionati di danza conosceranno questo termine come nome di un famoso passo coreografico nato negli anni ’80, ma nella memoria collettiva da oggi in poi Harlem Shake sarà quell’insieme di video in cui personaggi a volte inimmaginabili si dimenano a ritmo della hit dubstep di Baauer, giovane dj newyorkese.

Com’è cominciata

Lo YouTuber “Filthy Frank” pubblica un video in cui vestito da “Pink Guy”, personaggio già apparso sul suo vlog e accompagnato da altri tra cui un Power Ranger, si scatena sulla base di Harlem Shake.

SunnyCoastSkate ha poi replicato il video aggiungendo degli elementi che sono poi stati utilizzati in tutti quelli successivi.

Da questo momento, decine di migliaia di “Harlem shake” sono comparsi in Rete.

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Oltre la parodia

Parodizzare un video del genere è impresa ardua, in sostanza perché non vi è nulla da mettere in ridicolo, su cui ironizzare o da involgarire, così come non vi sono particolari elementi da estrarre e imitare.

La cavalcata di “Gangnam Style” è valsa da sola decine di imitazioni, il video di “Call me maybe” è stato replicato in svariate versioni, tutte differenti, per merito della sua orecchiabilità e del testo leggero.

In questo caso, è stato replicato tutto il contenuto senza sostanziali modifiche. I video ripetono uno schema preciso: medesima durata, medesimi stacchi, presenza di un jump cut sul cambio di scena, oggetti di scena come il casco.

La parodia è messa in scena ed enfatizzazione del ridicolo, dell’improbabile all’interno di un testo, in senso lato, preesistente. Dimensione già ampiamente messa in risalto dal video originale e il suo carattere ‘non sense’.

La decontestualizzazione

Dal dormitorio agli uffici e ai salotti di casa il passo è stato breve. È bastato che venisse pubblicato un remake realizzato dagli impiegati di ‘Maker Studios’ (società americana che, non a caso, produce molti tra i più importanti contenuti audiovisivi su YouTube) per portare il fenomeno ad un livello diverso, meno goliardico e più universale, condivisibile, adattabile.

La squadra di nuoto della UGA ne ha realizzato uno sott’acqua, e soldati norvegesi hanno rotto le fila per prendere parte alla tendenza.

L’entrata in gioco dei brand

Un fenomeno mondiale come questo, che attira l’attenzione di milioni di utenti, è una manna dal cielo per un brand che può, praticamente a costo zero, massimizzare la sua presenza in rete entrando a far parte del gioco.

Come ha fatto Pepsi, realizzando questo video in cui a ‘shakerarsi’ sono le lattine. L’epilogo alla ‘Coke-Mentos’ viene tralasciato, lasciandolo solo immaginare allo spettatore.

Sdoganati brand e uffici, non potevano non arrivare gli impiegati degli uffici più famosi del globo. Ecco i video realizzati dai dipendenti di Facebook e Google. Comunicazione istituzionale creativa. Più o meno.

La democratizzazione dell’auto-esposizione

Analizzando il fenomeno, due speaker radiofoniche inglesi hanno sottolineato la dimensione ‘democratica’ di questo fenomeno, contrapposta alla logica del talent televisivo: lo possono fare tutti, non sono richieste particolari abilità. “Finalmente anch’io ho qualcosa da dire/fare su YouTube!”

Anche l’universo del fandom ha ricevuto una bella scossa dall’Harlem Shake mania. Non poteva mancare la versione “Star Wars”!

È perfino nato un sito, HarlemShakeRoulette, che sfruttando il meccanismo del gioco da casinò vi ripropone tutti i video esistenti!

Giunti alla fine e reduci da Sanremo, è d’obbligo dichiarare il vincitore. Io rimango in campo musicale e avanzo la mia proposta: Matt & Kim, duo indie rock statunitense che ha coinvolto l’intera folla newyorkese accorsa al loro concerto!

Premio della critica ai Peanuts :)