L'effetto recency inganna le scelte degli investitori

La memoria gioca un brutto scherzo agli investitori che farebbero meglio a non sottovalutare l'effetto recency che influenza le loro scelte in politica

Chi l’avrebbe mai detto che il modo di dire “avere la memoria corta” avrebbe giocato un ruolo decisivo persino in politica nelle elezioni presidenziali e nelle scelte degli investitori.

In psicologia viene definito effetto recency ovvero la tendenza istintiva dell’uomo, nel momento in cui deve prendere una decisione importante, a usare come metro di valutazione l’immediato passato per provare a indovinare l’andamento dell’immediato futuro.

Un esempio dell’applicazione pratica di questo principio? Prendiamo le ultime elezioni presidenziali in America. La vittoria di Barack Obama era stata anticipata da una ricerca condotta dall’economista americano Morgan Hausel sulla base dell’andamento dei mercati finanziari.

Secondo gli studi condotti da Hausel ci sarebbe infatti una corrispondenza tra l’andamento della borsa e dell’indice Dow Jones nei mesi antecedenti le elezioni politiche e il risultato delle stesse. Ad esempio esaminando il caso Obama, durante la sua prima legislatura l’indice Dow Jones ha fatto registrare una crescita del 20,2% con un incremento nei mesi precedenti le elezioni, guadagnando ben il 90% delle possibilità di un futura rielezione. Previsione corretta se si considerano i risultati.

Questa correlazione tra l’imprenditoria e la politica è in realtà sempre esistita. Infatti fin dalle primissime elezioni in America negli inizi del 1900, l’andamento dell’indice Dow Jones nei due mesi antecedenti “l’Election Day” ha predetto con successo il vincitore nell’almeno il 90% dei casi. I risultati positivi di Wall Street giocano a favore del presidente in carica mentre ovviamente una flessione negativa favorisce l’avversario.

Poco ha invece influito il disastroso andamento del mercato del lavoro.

Sebbene il tema delle elezioni politiche Americane del 2012 fosse il lavoro e l’elevato tasso di disoccupazione, questo in realtà non ha inciso sulla scelta degli elettori. Infatti sempre secondo lo studio di Morgan Hausel, durante il primo mandato di Obama, il tasso di disoccupazione è passato dal 7,8% all’ 8,1%.

Questo non ha però impedito all’allora neo uscente presidente di essere rieletto, perchè un’elevata percentuale di disoccupati ha preferito non andare a votare, al contrario degli azionisti e degli imprenditori che hanno fatto sentire a propria voce dando pieno consenso a colui che ha dato un impulso ai mercati finanziari.

Forse sembrerà scontato sottolineare ancora una volta il ruolo decisivo della finanza in politica e dire che i soldi regolano il mondo, ma c’è di più; l’effetto recency che sembra influenzare le scelte degli investitori. Dimenticarsi del passato remoto e ricordarsi, forse per convenienza o semplicemente per natura del passato prossimo senza dare peso alle conseguenza che questa scelta possa avere.

Un errore, quello della memoria corta, che gli investitori dovrebbero evitare o dal quale invece traggono vantaggio?

La riposta ai posteri, o meglio ai mercati finanziari.

Scritto da

Francesca Rosa

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