Il cambiamento virale: la tua azienda sopravviverà all’epidemia?

Il 7 e l'8 febbraio al via la 4a edizione del World Communication Forum a Davos (Svizzera).

Massimo Sommella

Editor & Project Manager Ninja Marketing

Sarà una delle questioni chiave che Mr. Leandro Herrero affronterà nel suo speech al World Communication Forum di Davos, il 7-8 febbraio. Sarà la sede in cui presenterà le nuove regole dell’engagement e della comunicazione dei dipendenti. I suoi lavori sul campo hanno catturato la nostra attenzione e siamo onorati che abbia accettato il nostro invito a discutere il fenomeno del cambiamento virale.

Davos (Svizzera)

Mr Herrero è amministratore delegato di The Chalfont Project Ltd. e Managing Partner di Viral Change Global LLP. Ha un passato di psichiatra, e molti anni d’esperienza in posizione di leadership in aziende multinazionali. E’ inoltre il fondatore di The Chalfont Project Ltd – una società di consulenza leader nell’organizzazione aziendale. Lavora con organizzazioni di diverse dimensioni e a diversi livelli: dal consiglio di amministrazione e i team leader al personale delle diverse unità di business. Il suo lavoro di consulenza si concentra sulla gestione del cambiamento, la leadership, la collaborazione umana, branding e innovazione organizzativa. Leandro Herrero ha inoltre introdotto Viral Change ™ – una metodologia non convenzionale e di grande successo di gestione del cambiamento. Dirige anche il network di aziende Viral Change ™ Global. Come relatore, Herrero è stato apprezzato da molti spettatori in forum pubblici ed eventi in-house. È un autore di best-seller, avendo pubblicato diversi libri sulla gestione del cambiamento e sulla leadership.

Mr Herrero, qual è l’essenza del cambiamento virale oggi?

Immaginate un’organizzazione in cui un piccolo gruppo di persone altamente influenti e di fiducia si organizzano e come risultato di questo invece di 30 persone che prendono decisioni per 30 giorni, ora ci sono 3 persone e 3 giorni. E immaginate che è diventato la norma per tutti fare a se stessi o al team domande del tipo: “Possiamo fare di meglio?”, “Possiamo farlo più velocemente o ad prezzo più basso?”, “Potremmo averlo fatto in modo diverso?” . Immaginate che sia la norma. Ciò non sta accadendo perché è stato dettato dall’alto, ma perché alcune persone influenti e di fiducia hanno iniziato a comportarsi in questo modo. Un sacco di gente li copia e li segue. E non ci sono stati workshop o riunioni per discutere di questo o un corso di formazione che la gente è stata obbligata a seguire. Immaginate un’organizzazione in cui è diventata la norma porre domande come: “Chi ha bisogno di saperlo?”, “Chi lo può sapere?” o “E’ già stato fatto prima?”. E l’informazione fuoriesce  oltre confini e territori. Voi potreste lavorare in un’azienda come questa – beh, questo è il cambiamento virale. Abbiamo orchestrato questo.

La viralità riguarda più il comportamento o la comunicazione?

Beh, le comunicazioni virali esistono, così come le informazioni virali. Sia le informazioni che il comportamento possono essere virali. Ciò di cui stiamo parlando qui, per quanto riguarda il cambiamento virale sono i comportamenti. I comportamenti attraversano tutta l’organizzazione informale. Vengono copiati da altre persone. A loro non piace power point. Non vanno dall’alto verso il basso nei sistemi di informazione. Ecco perché l’attenzione è rivolta ai comportamenti. Ma ci sono anche una comunicazione e un’informazione virale. Questo lo diciamo molto chiaramente: la comunicazione di per sé non crea il cambiamento. Una comunicazione virale, un sistema di informazione virale suona bene e può essere efficiente, o più efficiente di un tipo di comunicazione dall’alto verso il basso. È fantastico, ma di per sé non creerà un cambiamento, se questo è ciò che vogliamo, perché il cambiamento può essere creato solo attraverso i comportamenti. Quindi non è che quando la gente inizia a fare qualcosa e questa diventa virale si può affermare che “si tratti di un cambiamento comportamentale”. Potrebbe essere un sistema parallelo. C’è un sistema virale di informazioni, che va bene. Ma c’è un sistema virale di cambiamento comportamentale su scala più grande – questo è ciò che noi chiamiamo il cambiamento virale.

Qual è il prossimo passo nello sviluppo di organizzazioni e delle persone?

Sono assolutamente convinto che l’evoluzione vada verso un maggiore self-management, in qualsiasi modo lo intendiamo. Non sono così ingenuo da pensare che siamo tutti pronti, che non abbiamo bisogno di un sistema di gestione. Non parlo di questo. Ma di livelli più alti di autonomia degli individui nello svolgere le proprie mansioni. Non perché l’autonomia sia qualcosa di bello, altruista, esoterico, ma perché funziona. E l’organizzazione tradizionale non è stata molto brava in questo. Quindi direi alcuni livelli di progressivo self-management, sia ad un livello più basso (magari in squadre od organizzazioni informali) più un cambiamento virale, che voi state vivendo, che riguarda l’interagire con gli altri in modo informale – quello è il livello successivo a mio avviso. Certamente le cose si stanno muovendo verso una ristrutturazione, più team, più comitati. Lo abbiamo fatto per 40 anni. Sappiamo come farlo. Non abbiamo bisogno di un altro team ad alte prestazioni o più squadre. Abbiamo bisogno di sapere come navigare la rete e come essere più potenti. E questa non è una idea ingenua. Sta accadendo su piccola scala (e non-così-piccola) in molte parti del mondo.

Qual è il vero motore del cambiamento del nostro mondo: la creatività umana o le nuove tecnologie?

Beh, questa è una vera e propria domanda “è nato prima l’uovo o la gallina?”. Ovviamente, la tecnologia è pervasiva, può fare un milione di cose. E certamente stimola nuovi comportamenti e nuovi modi di fare le cose, a volte in maniera stabile, in modo che le persone facciano le cose in modo diverso. Abbiamo bisogno sia di tecnologia che di creatività – non c’è dubbio su questo. Ma ci sono alcune persone, che pensano che la tecnologia sia il vero motore di tutto ed è molto difficile non essere d’accordo che la tecnologia, è ovvio, stia generando nuovi modi di fare le cose. La tecnologia ci connette. La tecnologia ci unisce. Ma la connettività non è la collaborazione. Questo è un errore che le persone fanno. Pensare che la presenza di iper-connettività crei automaticamente maggiori forme di collaborazione. E dobbiamo stare attenti a questo proposito. Sì, abbiamo bisogno della tecnologia. Abbiamo bisogno di creatività, ma in primo luogo, abbiamo bisogno di imparare a utilizzarle insieme. Io non credo che possano funzionare separatamente. Per esempio, molti produttori e aziende sono molto bravi nell’idea-management: come generare più idee, come le persone dovrebbero comunicare tra di loro, ecc. Ma si fermano nel punto in cui il lato comportamentale entra in gioco. La tecnologia permette alle persone di avere il proprio computer portatile per scrivere le loro idee. La tecnologia è lì, ma non crea l’idea. Qualcuno deve pur farlo. Sembra sciocco sottolinearlo, ma la realtà è che in molti casi l’uso di questi sistemi è molto scarso. Così hanno un fantastico sistema tecnologico, utilizzato dal 10% della popolazione. Perché? Perché manca un’attitudine. Quindi, probabilmente, abbiamo bisogno di entrambi, ma se io sono orientato a fare qualcosa – ci sarà prima un cambiamento comportamentale e poi lo collegherò a qualsiasi tecnologia io desideri.

Mr Herrero, lei è un autore di best-seller, vuole dirci qualcosa di più sui suoi ultimi capolavori?

Ci sono 2 libri, che sono collegati con il tema del World Communication Forum, a cui parteciperò come relatore. Il primo è “Viral Change”, in cui presentiamo il concetto per la prima volta. Il secondo è “Homo Imitans ” – ha più a che fare con lo stress, la realtà che le persone copiano gli altri e dobbiamo smettere di dire “Oh, questo è molto interessante, ma non so cosa farci”. Beh, dobbiamo farci qualcosa, e questo è quello che usiamo per generare il cambiamento virale; organizzare quali sono i prossimi obiettivi, come i movimenti sociali, che siano all’interno o all’esterno di un’organizzazione. Non vedo l’ora di essere a Davos per condividere queste idee con tutti – non solo durante la presentazione, ma anche nelle pause, o in qualsiasi altro momento adatto ad avere lunghe conversazioni su questi temi.

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