Etica sociale e management: una splendida utopia o un connubio possibile?

Dall??analisi dei cambiamenti di approccio manageriale nei decenni passati all??individuazione di una possibile strada maestra

Mauro D'Amico

Entrepreneur

La progettazione organizzativa e la prassi manageriale sono mutate nel tempo in risposta ai cambiamenti socioculturali.
Ma in che modo si è evoluta l’etica dei manager che guidano le aziende nel corso degli anni?

Inizialmente si era posto l’accento sull’efficienza dell’organizzazione: l’efficienza prima di tutto, un approccio scientifico che sosteneva che le decisioni riguardo le organizzazioni aziendali e l’organizzazione del lavoro dovessero essere basate su studi precisi e scientifici delle singole situazioni.

Questi principi hanno costituito le fondamenta della prassi manageriale e della progettazione organizzativa moderne fino alla fine degli anni ’70.

La rottura con il passato è avvenuta compiutamente solo con gli anni ’80 che hanno favorito nuove culture aziendali basate su valori quali:
–  flessibilità
–  rapidità di risposta nei confronti dei clienti
–  rapporto tra motivazione e produttività dei dipendenti
–  qualità del servizio e dei prodotti

Uno dei fattori che ha promosso il cambiamento è stata la consapevolezza del fatto che trattare tutte le aziende come se fossero uguali, poneva un problema di fondo: nel proprio mercato target di riferimento l’azienda non aveva un suo valore differenziante.

Anche oggi per raggiungere questo risultato la maggior parte delle organizzazioni aziendali si sforza di ottenere un maggiore coordinamento orizzontale delle attività lavorative, utilizzando spesso gruppi di persone appartenenti ad aree funzionali diverse da far cooperare sui progetti, magari anche coadiuvate da consulenti esterni che facciano da collante.

La Responsabilità Sociale d’Impresa

I confini tra le unità organizzative diventano quindi più flessibili e labili ed emerge così l’esigenza di costruire una vision aziendale che possa integrare in modo volontario le logiche di impresa alle istanze sociali ed ecologiche degli stakeholder che sono coinvolti nell’ecosistema aziendale.

Senza voler prendere in considerazione le iniziative di Cause Related Marketing, che per la loro natura di “sponsorizzazione” ricadono in un’ottica più di marketing che di management organizzativo, notiamo che oggi l’elemento chiave di un’organizzazione efficiente e a cui viene riconosciuto un valore sociale non può essere solo uno sterile insieme di policy e procedure.

Un manager “illuminato” all’interno della propria organizzazione dovrebbe far perseguire alle risorse umane a sua disposizione una logica di interazione, condividendo quanto più possibile la mission aziendale.

Una mission che dovrebbe essere valutata in modo coerente con:
– il rapporto con gli stakeholder
– la contingenza economico-finanziaria
– le aspirazioni di dipendenti e management

Alla ricerca della strada (maestra) perduta

Sappiamo che dalla mission aziendale discendono i suoi obiettivi, quindi se Peter Drucker teorizzando i metodi per la definizione degli obiettivi nel suo “Management by Objectives” parlava di missione etica del manager e Konosuke Matsushita, fondatore visionario della Panasonic, sosteneva che “una grande azienda deve dedicarsi al progresso della società e al benessere comune”, allora integrare etica sociale ed affari diventa davvero un’operazione realizzabile.

Qualcuno potrebbe osservare che l’obiettivo di un’azienda è quello di fare utili e che dovrebbe essere compito dello Stato quello dell’inclusione e dello sviluppo sociale.

Vero, ma solo in parte. Negli anni in cui Adriano Olivetti è stato alla guida della sua azienda la sua gestione ha rappresentato una simbiosi perfetta tra gli aspetti interni ed i riflessi esterni di un’organizzazione aziendale, senza per questo pregiudicare il suo obiettivo in quanto azienda: fare utili.

Tirando le somme di questo excursus sul modello di “organizzazione ideale” ci scontriamo chiaramente con la difficoltà di fotografare un soggetto in continuo movimento; tuttavia nell’analisi complessiva possiamo sostenere che si dovrebbe ambire ad un modello flessibile in grado di potersi adattare senza snaturarsi, rapido ed inclusivo nelle risposte, capace di declinare il vecchio alla luce del nuovo.

Come riassumere tutto questo in un unico concetto? Direi che un’organizzazione aziendale per quanto complessa, dovrebbe sempre pensare, reagire e respirare come se fosse una startup. Quale miglior messaggio allora per le aziende di tutto il mondo in questo periodo di crisi e mutamento (crisi viene dal greco “krisis”: separazione, scelta, decisione) se non: Stay Human, Be a Startup!