È arrivata l'ora di "Days: The Crossmovie" [INTERVISTA]

Una nuova formula di narrazione, un nuovo approccio al pubblico, un nuovo modo di pensare: cos'è "Days", raccontato dai suoi protagonisti

Mancano pochissime ore al lancio ufficiale di “Days”, la nuova webserie interattiva della casa di produzione #bymysidewebseries. Ninja Marketing, in qualità di Media Partner, offre a tutti i ninjetti dei contenuti speciali a partire da oggi e per le prossime settimane. Cominciamo alla grande con le interviste ai protagonisti: Flavio Parenti, creatore della serie, e gli attori Pierluigi Pasino, Eros Galbiati, Matteo Alfonso, Fiorenza Pieri. Buona lettura!

Flavio, il tempo sembra avere un ruolo cardine sia in “#bymyside” che in “Days”, con tempi narrativi brevi, che si dilatano però al momento della fruzione online, che permette allo spettatore un’esperienza molto personale. Questo fattore ha avuto peso nella creazione della sceneggiatura di Days?

Sì, assolutamente. Dopo #bymyside ho intuito che la forma “classica” della serie web, cioè ad episodi cadenzati settimanali, non era abbastanza efficace: troppo lineare, e obbligava lo spettatore ad aspettare. Sul web invece è decisivo dare all’utente maggior possibilità di scelta. E questo vale anche per l’entertainment. Con “Days” lo spettatore si cuce il proprio episodio, decide lui quanto guardare, come guardare e cosa guardare della storia. E ogni volta può scoprire cose nuove. Il tempo di “Days” stesso è nelle sue mani.

La trama si sviluppa a partire dall’attuale situazione economica, che ha portato alla crescita di molti movimenti sociali. La scelta di creare una serie interattiva e partecipativa ha a che fare, in qualche modo, con questo?

Il tema della crisi non è certo nuovo. La viviamo tutti i giorni, ma non so per quale arcano motivo ne parlano più i telegiornali delle serie o dei film. Forse perché pensano che visto che le persone la vivono quotidianamente non vogliono sentirne parlare quando guardano un film o una serie. Nulla di più sbagliato. Se un problema ci riguarda da vicino, avere qualcuno che te ne parla e ti propone soluzioni è sempre interessante. #bymyside parlava già della crisi, ma ad un livello esistenziale. Era la crisi della persona che contaminava il mondo. Qui è il contrario. La crisi del mondo contamina le persone. Il fatto che sia interattiva non ha invece a che fare con il tema della crisi, è una ricerca mia di nuove forme di narrazione e anche un modo per rivolgermi ad una generazione più giovane, che forse non ha l’occasione di affrontare contenuti profondi su YouTube. Risvegliare le menti :)

“Days” ha un carattere fortemente postapocalittico e fantascientifico, cinematograficamente utilizzato per demonizzare le paure insite nella società. Credi che il web ben si presti a contenuti di questo tipo?

Assolutamente sì. Il web, YouTube, sono i veicoli più interessanti che ci sono in giro. Sono liberi, poco censurati, creativi, diretti, avulsi da politica e oligarchie. Sono il Far West dell’800, l’America del ‘500. Qui mi sento un pioniere, un creativo del “mai visto prima”. Ed è impagabile.

La maggior parte delle web serie ha come protagonisti giovani sconosciuti. Voi siete un’importante eccezione. Come vi siete approcciati a questo mondo, da professionisti?

Pierluigi Pasino

Io ci sono finito per caso nel mondo delle webseries, o forse meglio per necessità. Ho scritto “#bymyside” che era una storia che avevo urgenza di raccontare. Flavio ha voluto dirigerla con l’ intento di farne un film, che peò’ non è mai uscito, perché se non hai una produzione alle spalle, soprattutto qui in Italia, il cinema indipendente rimani a guardartelo a casa tua con gli amici. Per questo abbiamo deciso di buttarci sul web modificando un pò il prodotto che fortunatamente si adattava, se non nel concept almeno nella struttura, ad essere suddiviso in pillole per la rete.
Mi sono approcciato a questo mondo con la stessa dedizione e professionalità con la quale affronto sia il teatro che il cinema o la televisione. Non avrei mai pensato di lavorare come attore per il web ed invece eccomi qua, molto contento di esserci.

Eros Galbiati

Per me fare l’attore deve significare “essere libero”. È il modo di fruizione del prodotto che cambia, non tanto la realizzazione. Lavorare su “Days” è stato intenso tanto quanto girare un film per il cinema o una serie TV: la peculiarità è che è un prodotto completamente libero e indipendente, caratteristiche impossibili da trovare nei progetti mainstream a cui di solito partecipo.

Matteo Alfonso

Lavorare come protagonista per una web serie è una sfida professionale paragonabile a quella che si affronterebbe in un lungometraggio per il cinema o in uno spettacolo di teatro. L’unica cosa che cambia è il linguaggio con cui viene raccontata la storia. Una delle caratteristiche principali del progetto è proprio la volontà di restituire al prodotto uno standard professionale e creativo il più alto possibile, ben sapendo che il pubblico del web è il più prezioso che un gruppo come il nostro possa avere. E poi la nostra generazione si è formata in costante rapporto con le serie tv e con Internet; non c’è terreno migliore, ad oggi, per mettere alla prova il nostro gusto e le nostre idee.

Fiorenza Pieri

La proposta di lavoro mi è arrivata da un professionista, Flavio, che immagino nella ricerca di qualità per il suo prodotto ha cercato di creare un team di persone che sapessero fare il proprio mestiere, ognuno nel suo campo. Credo dovrebbe essere la premessa di ogni buon lavoro. Ciò non toglie che siamo piuttosto sconosciuti e ancora un po’ giovani anche noi.

Per ogni canale c’è un pubblico e un suo feedback. Quello del web puó commentare in tempo praticamente reale. Cosa c’è di davvero nuovo, per voi, in questo tipo di rapporto?

Pierluigi Pasino

Il pubblico del web mi ha stupito da subito. Prima di “#bymyside” non pensavo nemmeno che YouTube si potesse utilizzare come un contenitore di intrattenimento di qualità alla pari del cinema o della tv. Il pubblico del web è, per natura, un pubblico più attento e più esigente, proprio perchè non è soddisfatto di quello che gli viene proposto in tv. E’ partecipativo al 100% ed è esigente, ma soprattutto puo’ esprimere il suo parere positivo o negativo su quello che sta guardando. In questo modo anche il tuo prodotto migliora perchè hai un feedback immediato e spietato! E’ la più bella forma di compartecipazione artistica che ci possa essere.

Eros Galbiati

La possibilità di interagire e poter commentare in tempo reale il prodotto che il pubblico vede mi fa un pò paura. Credo che il pubblico abbia bisogno di un “tempo di decompressione” in cui ripensa, assimila, e successivamente si esprime su quello che ha visto. Chiaramente sul web questo non è possibile: sono semplicemente le regole di un mondo nuovo, a cui noi, che facciamo parte della generazione di mezzo, dobbiamo adeguarci e abituarci.

Matteo Alfonso

Per me il confronto con il pubblico di “Days” sarà stimolante come e forse più di quanto lo sia quello con il pubblico del teatro. La possibilità di commentare in tempo reale quello che si sta guardando e di restituirci un feedback immediato è un prezioso termometro per il nostro lavoro. Sono convinto che il livello di onestà critica ed emotiva dello spettatore sul web sia il più alto in assoluto. È vero che ci si ritrova esposti a tutto, malevolenze comprese, ma in nessun altro luogo chi fruisce del lavoro può raccontare a chi l’ha realizzato cosa ne pensa e cosa ha provato in tempo reale e senza peli sulla lingua.

Fiorenzia Pieri

Credo che proprio questo sia stato il punto di partenza del progetto. Operare sul web imitando le strategie televisive (vedi la serialità a puntate) non è sufficiente. Questo prodotto si pone l’obiettivo di creare un nuovo modo di essere pubblico, sfruttando le potenzialità offerte dalla rete, che mantiene la possibilità di commentare, ma anche di interagire nella fruizione del prodotto stesso. Non credo di potermi spiegare oltre senza rischiare di rovinavi la sorpresa ormai imminente!

A posteriori, cosa vi è rimasto dell’esperienza di “#bymyside”?

Pieluigi Pasino

“#bymyside” è legata tanto ai miei ricordi, alle persone e ai “personaggi” che mi hanno più ispirato. So che non parla facilmente a tutti per i suoi ritmi lenti, e per questo avevo molta paura di come avrebbe reagito un pubblico così “veloce” come quello del web. Alla fine è stato molto emozionante vedere che in molti la apprezzassero e soprattutto si riconoscessero in lei. Per due settimane abbiamo vissuto in maniera estrema dormendo di giorno e lavorando di notte, sempre buttati per terra nel parcheggio dell’Unes tra birre e mozziconi di sigarette. Siccome avevamo i costumi raccordati e giravamo in sequenza, ricordo che l’ultima settimana i miei jeans sapevano di cane lupo bagnato.Tutto molto hard-core ma lo rifarei subito!

Matteo Alfonso

“#bymyside” è stata, senza alcun dubbio, una delle esperienze più belle, divertenti ed entusiasmanti a cui abbia mai avuto la fortuna di partecipare. La sensazione netta che stavamo realizzando qualcosa di nuovo e di molto importante per noi. Il riscontro che abbiamo avuto, soprattutto da un pubblico di spettatori anagraficamente più giovani, è stato sorprendente ed è una gioia essere riusciti a farlo senza rinunciare allo spessore di quello che raccontavamo. Il fatto che la serie sia piaciuta, pur non essendo una commedia, è la più grande delle soddisfazioni per me.

Jacopo Maria Bicocchi

Bms è una esperienza ancora viva, che riguarda più il presente che il passato. Ha modificato il mio modo di pensare a Internet e rafforzato i nostri rapporti, la nostra amicizia. Quel parcheggio, quelle zanzare, quel camioncino del latte che sbucava dietro l’angolo portando l’alba con sé, la focaccia al mattino che ci dava la buona notte, quella casa trasformata in un accampamento, hanno fatto quello che siamo ora. Tutto quello che faremo nel futuro sarà grazie a bms.

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