Instagram smentisce: non venderà le foto degli utenti

Gli scatti degli utenti sono al sicuro, ma saranno sperimentati nuovi modelli di pubblicità con contenuti sponsorizzati.

Instagram smentisce: non venderà le foto degli utenti

Fermi tutti, contrordine: le vostre foto su Instagram sono al sicuro. Non saranno vendute a terzi con le nuove condizioni di utilizzo che entreranno in vigore il 16 gennaio prossimo.

Con una nota pubblicata sul blog ufficiale, Kevin Systrom, cofondatore della social app, ha smentito le interpretazioni che da ieri hanno messo in fibrillazione la Rete:

“Instagram users own their content and Instagram does not claim any ownership rights over your photos” (Gli utenti Instagram possiedono il proprio contenuto ed Instagram non rivendica alcun diritto di proprietà sulle tue foto).

Dopo l’acquisto da parte di Facebook avvenuto lo scorso aprile, Instagram sta accelerando la ricerca di un modello di business autosufficiente. La mission dell’azienda sarà pure aiutare gli utenti a tirare fuori l’artista pazzoide e poetico che è nascosto in ognuno di noi, ma la sua prima preoccupazione ora è monetizzare. Lo sforzo, però, è evitare il modello di raccolta basato sui banner perché rovinerebbe l’esperienza di utilizzo del social network.

Instagram, quindi, non venderà a terzi le foto degli utenti senza dar loro neanche una pacca sulla spalla. Nessun cambiamento sui diritti di proprietà, ma attenzione perché come si legge nel documento, saranno sempre gli utenti a rispondere di eventuali violazioni:

You agree that Instagram is not responsible for, and does not endorse, Content posted within the Service. Instagram does not have any obligation to prescreen, monitor, edit, or remove any Content. If your Content violates these Terms of Use, you may bear legal responsibility for that Content

E nulla cambia neanche circa le restrizioni di privacy che si potranno adottare per i propri contenuti.

Perché Instagram ha bisogno di una nuova policy?

Allora perché modificare i termini di utilizzo del servizio? Per riservarsi il diritto di utilizzare ciò che l’utente produce in termini di informazioni (dati personali, foto, geolocalizzazione) ai fini di targetizzazione e segmentazione pubblicitaria. Né più né meno di quello che fanno gli altri social network.

Digitist, blog tecnologico de The Wall Street journal, si è preso la briga di confrontare i Terms of Service di Facebook, Linkedin e Instagram, e ha concluso che le condizioni di utilizzo non sono poi tanto diverse.

Ma se Instagram non venderà direttamente le foto degli utenti, né le aziende potranno modificare le foto apponendoci il proprio logo, come farà il social network a ricavare profitto?

Lo spiega Nilay Patel su The Verge: a partire da metà gennaio un’azienda di moda, per esempio, potrà scegliere una foto pubblica postata da un utente e farla comparire nella timeline degli utenti come post sponsorizzato al fine di promuovere contestualmente il proprio prodotto. Proprio come succede già da tempo su Facebook con i post sponsorizzati.

Beyond the line

La vera novità rispetto ai modelli di monetizzazione fin qui sperimentati è che il contenuto sponsorizzato su Instagram potrà non essere contrassegnato in modo che si distingua nettamente rispetto agli altri. Cosa che su Facebook non succede. Come si legge nella policy, infatti:

“You acknowledge that we may not always identify paid services, sponsored content, or commercial communications as such.”

Completa continuità tra “conversazioni” e pubblicità. Se questa piccola innovazione non vi convince, vi resta comunque la possibilità di scaricare tutte le vostre foto e cancellare l’account.

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