Pro e contro dell'introduzione della Tobin Tax

Un gettito potenziale di 1 miliardo di euro e potenziali perdite di migliaia di posti di lavoro.

Nel mondo della finanza da alcuni anni è aperto un controverso dibattitto su una forma di tassazione che andrebbe a colpire la speculazione e allo stesso tempo a garantire un gettito aggiuntivo ai paesi che la applicano.

Negli ultimi mesi il dibattito è entrato nel vivo anche in Italia dato che si prevede l’introduzione dell’imposta anche nel nostro paese, suscitando dubbi, incomprensioni e molte incertezze. Stiamo parlando della Tobin Tax.

Che cos’è la Tobin Tax

Si tratta di una forma di tassazione concepita dall’economista premio Nobel James Tobin, già insegnante di Mario Monti a Yale, che va a colpire le transazioni finanziare con un’aliquota che può variare a seconda del paese in cui è in vigore e che ha lo scopo di scoraggiare la speculazione di breve periodo nei mercati azionari e valutari al fine di stabilizzarli.

I paesi che fino ad ora l’hanno applicata hanno previsto un’aliquota che varia dallo 0,05% all’1% con diversi risultati, anche se sembra che i gettiti previsti prima dell’introduzione si siano alla fine rilevati di molto inferiori e soprattutto si sono verificati fenomeni di fuga dei capitali verso paesi con regimi fiscali più leggeri.

I vantaggi della Tobin Tax

I sostenitori della tassa vedono in questa misura una soluzione al fenomeno della speculazione in quanto la tassa frenerebbe i movimenti di capitale che destabilizzano i mercati.
Altro vantaggio che viene addotto tra i pro di un’adozione della Tobin Tax è quello della generazione di un gettito derivante da tale tassazione da allocare a capitoli di spesa per i quali si stenta attualmente a trovare risorse.

E’ stimato che in Italia l’effetto dell’introduzione della Tobin Tax sulle transazioni che riguardano strumenti finanziari Italiani ammonti a circa 1 miliardo di Euro.

I rischi della Tobin Tax

Tra gli oppositori della Tobin Tax ci sono principalmente le banche e i trader stessi, oltre a una serie di parti politiche che vedo la tassa più come una minaccia che come un beneficio, principalmente per una serie di ragioni.

Tra queste la più temuta, come anticipato, è la probabile fuga di capitali verso altri paesi immuni a questo tipo di tassazione e questo fenomeno arrecherebbe un importante danno alla liquidità del settore finanziario italiano oltre a colpire pesantemente il settore del trading: Directa stima che si perderebbero tra i 20.000 e i 25.000 posti di lavoro.

La fuga dei capitali di conseguenza farebbe diminuire i proventi della tassazione e finirebbe col creare quindi più disoccupazione e meno gettito. Uno scenario poco auspicabile.

Il futuro della Tobin Tax in Italia

Alla luce del trade-off non esattamente ultra favorevole tra pro e contro dell’introduzione della tassa, paesi come la Germania e il Regno Unito hanno fatto dietrofront posticipando o annullando l’adozione di questo provvedimento nei rispettivi sistemi finanziari.

In Italia ci sono ancora molti nodi da sciogliere: non è ancora chiaro a quali strumenti sarà applicata la Tobin Tax né quale sarà l’aliquota di riferimento.
In questi giorni si stanno valutando tutte le strade possibili, possiamo solo augurarci che alla fine possa prevalere un approccio pragmatico piuttosto che uno punitivo, o meglio che si deleghi la decisione a livello Europeo.

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