Come e quanto guadagna un freelancer?

Dall'avvio dell'attività, alla ricerca dei clienti, alla generazione dei profitti: approfondiamo attraverso l'esperienza di due freelancer

Alessia Di Raimondo

Sub-Editor Sezione Startup

Recentemente abbiamo abbiamo trattato nelle nostre pagine svariati aspetti del lavoro freelance e molti sono stati i commenti e le curiosità suscitate in voi lettori. Proprio per dare risposta ad interrogativi che, in particolare, sono emersi dalla lettura del mio ultimo contributo sul tema, oggi cercheremo di capire qualcosa in più sul lato “economico” del freelancing: dall’avvio dell’attività freelancing; alla ricerca della fonte di guadagno, i clienti; alla generazione del desiderato profitto.

Per iniziare: aprire una Partita IVA

Il primo step fondamentale prima di pensare al profitto derivante da un’attività freelancing è mettersi in condizioni di poter fatturare. Da libero professionista, quale un freelancer è, occorre aprire una Partita IVA.
Per prima cosa occorre avere chiaro l’oggetto della propria attività. Si può iniziare con la semplice ritenuta d’acconto per prestazioni occasionali, in modo da avere il tempo di creare un certo portafoglio clienti che consenta di valutare la “consistenza” della propria attività freelance e, quindi, l’opportunità di aprire una Partita IVA.

Passaggio obbligato è affidarsi ad un bravo commercialista che possa darci la consulenza adeguata per valutare le varie opzioni pre-attività e lungo l’iter, in modo da contabilizzare al meglio e sempre in regola. Magari si può fare una piccola ricerca di mercato del più competente e “money-friendly”.

Il Regime dei Contribuenti Minimi è la prima opzione che possiamo valutare all’atto dell’apertura della Partita IVA, ponendoci un tetto annuo di 30.000 euro d’incasso e con un’imposta prevista sul reddito generato pari dal 2012 solo al 5%.
Dato, però, che ogni professionista mirerà a superare quel tetto, step successivo sarà prendere in considerazione le diverse tassazioni.

Spese da mettere in conto? Eccole:

– Iscrizione alla Camera di Commercio (facoltativa il primo anno): 80-100 euro annui;
– Compenso medio per la consulenza commerciale: da 400 a 1000 euro annui (non accettare oltre se si è freelancer con l’opzione “ditta individuale”);
– INPS: il contributo alla Gestione Separata è calcolato applicando alla base imponibile le aliquote vigenti nell’anno di riferimento nei limiti del massimale previsto per l’anno stesso;
– Imposte: consideriamo il 5% annuo sul reddito accennato prima più dal 23% al 27% (secondo la fascia di reddito) per le altre imposte addizionali

Come trovo i clienti e come e quanto guadagno? La parola ai freelancer

Una volta che ci si è messi in regola contabilmente per poter far partire la propria attività professionale, step imprescindibile per guadagnare è: cercare i clienti!
Più visibile sono, più clienti conquisto ed includo nel mio portafoglio e, va da sè, più guadagno. Ma non perdiamoci in chiacchiere, passiamo all’esperienza concreta di due freelancer che hanno risposto all’interrogativo che apre questa sezione per aiutarci a capire meglio.

Daniele Montemale – Social Media and Viral Marketing Specialist tra Roma e Berlino – http://about.me/viralavatar:

La vita del freelancer è dura e non è tutto oro quello che luccica. Sei padrone di te stesso, ma non ricopri solo il ruolo che hai sempre desiderato (fotografo, designer, traduttore etc).
Devi occuparti anche di accounting, gestione finanze, richiesta pagamenti (puntualmente sempre in ritardo). Ogni freelance guadagna in modo differente. Credo però che se un freelance non riesce a guadagnare almeno 800 euro al mese al netto difficilmente potrà resistere con la sola libera professione. Parlo di netto perché le tasse, in Italia ma anche all’estero, uccidono spesso l’energia e la voglia di fare del freelance.

Un social media marketer o viral seeder può guadagnare attraverso la consulenza e la formazione quando il suo nome diventa conosciuto nel proprio campo e su internet in generale, ma il grosso del suo guadagno viene dalle campagne a cui lavora. Un grande problema che sto riscontrando personalmente da parte di aziende e agenzie è quello di portare un’idea ad alta professionalità su internet ad un livello sempre più low budget.

Ultimamente mi è capitata la proposta di due campagne per una grande multinazionale che opera in Italia per la durata di due mesi. Il compenso totale era pari a 500 euro lorde. Una multinazionale che difende anche il diritto al lavoro dei giovani. Per fortuna c’è chi sa ancora valorizzare il valore altrui; purtroppo anche questa specie è in via d’estinzione.

Jonathan Pochini – Web e SEO Consultant con base in Australia – http://www.thanx.it:

La mia esperienza è un po’ atipica in quanto dal 2009 ho lavorato prevalentemente in Australia con ABN (Partita Iva Australiana).
Posso parlare più facilmente di compenso orario che di compenso mensile, calcolando che un SEO freelance raramente lavora le canoniche 40 ore alla settimana: ne lavora infatti molte di più, ma ne fattura molte meno!
Parte del lavoro va infatti ad attività di autopromozione, aggiornamento professionale, progetti personali ed esperimenti vari (con i quali si forma o sperimenta nuove soluzioni o fonti di reddito alternative).

Per il compenso orario io sono partito da 20 AUD l’ora come contractor per arrivare a 35 AUD in questo momento. Altri miei colleghi in Italia vanno dalle 15 alle 30 euro l’ora (che mettono in fattura, poi ci sono le spese e le tasse), a seconda di quanta esperienza hanno e di quanto sono occupati.
Se dovessi stimare una cifra direi che un SEO freelance con qualche anno di esperienza guadagna intorno ai 1500 euro nette al mese (è una stima!). Chi sa vendere bene il proprio lavoro sicuramente ne guadagna di più.

Si guadagna fatturando ai propri clienti, naturalmente. Ma, come accennato sopra, un consulente SEO potrebbe avere altre fonti di reddito derivanti da propri progetti personali, come redditi da promozione pubblicitaria sui propri siti web, affiliazioni (AdSense), vendita ebook, etc.

Google, passaparola e citazioni in blog e articoli sono i principali canali per essere conosciuti e scelti dai clienti.
La scelta del cliente ideale, invece, si basa su alcuni aspetti. Il cliente target:
– opera in un mercato abbastanza competitivo da giustificare un interessante budget mensile;
– é consapevole che deve investire su internet (e sa che le alternative sarebbero molto più costose);
– é disponibile a partecipare attivamente alla campagna producendo materiale utile (testi, fotografie, video…);
– é aperto alle indicazioni e ai suggerimenti del suo consulente;
– é in grado di fornire feedback puntuali;
– é anche disponibile a mettersi in gioco e a sperimentare cose nuove (per esempio eventuali campagne di social media marketing).

Un’idea in più credo ce la siamo fatta. Sta a voi adesso decidere se vale la pena tentare l’esperienza. 😉