Nuove trivellazioni in Italia: quanto costa la ricchezza?

Le nuove trivellazioni in Basilicata ripropongono il dilemma del costo e beneficio reale che comportano, tra questioni economiche, ambientali e della salute.

Sapevate che l’Italia è uno dei paesi europei con i più grandi giacimenti di idrocarburi? E sapete dove sono stati scoperti, dov’è già in corso l’estrazione, e dove le trivelle inizieranno presto il loro lavoro?

Trivelle in azione

Se non conoscete la risposta, chiedete ad un qualunque abitante di Gela, in provincia di Caltanissetta. L’aria è acre nei pressi del grande petrolchimico che pompa idrocarburi ricchi di zolfo dalle viscere della terra. Sembra di tornare agli inizi del secolo, quando le zolfare siciliane detenevano il 90% del mercato mondiale, dove i carusi lavoravano in miniera, a volte senza vedere per giorni la luce del sole.

Oggi i nuovi carusi di Gela sono i dipendenti del petrolchimico, che nel bene e nel male condiziona e pervade il tessuto urbano da quando, negli anni ’50, vennero scoperti i ricchi giacimenti, l’oro nero siciliano.

Ricchezza e lavoro, a che costo?

Il petrolchimico dà lavoro, ha raddoppiato la popolazione cittadina, ha cambiato l’occupazione di migliaia di gelesi, che da pescatori, ristoratori e braccianti si sono trasformati in tute blu. Saranno forse riusciti a sfuggire alla disoccupazione, evitando di emigrare in qualche città industriale del nord, ma a che prezzo? Ma sopratutto: chi ha preso la decisione di annientare interi settori economici a favore dell’industria petrolchimica?

Il territorio di Gela è stato dichiarato a forte rischio ambientale dall’Organizzazione Mondiale della Sanità, e l’aria della città è irrespirabile quando il vento soffia verso occidente. Cosa resterà a Gela ed ai gelesi tra qualche decennio, quando la corsa all’oro nero sarà forse terminata?


Uliveti di…greggio

Una domanda simile pervade certamente anche le strade di Cortelo Perticara, un piccolo comune in provincia di Potenza, incastonato tra il Parco Nazionale del Pollino ed il Parco Nazionale del Cilento, in una delle zone paesaggisticamente più belle d’Italia. Sotto le colline ed i filari di olivi secolari è nascosto il più grande giacimento di idrocarburi dell’Europa continentale: Tempa Rossa.

Scoperto nel 1989 e benedetto da molti come il nuovo volano per un’area ad economia depressa, potrebbe effettivamente creare migliaia di nuovi posti di lavoro secondo l’autorevole quotidiano inglese The Guardian. A regime, la produzione giornaliera è prevista in 50.000 barili, sotto la gestione della concessionaria, la francese Total.

Si tratta di un investimento strategico per l’Italia, bisognosa di risparmiare sulla propria esosa bolletta energetica, e che punta a raddoppiare la produzione di idrocarburi nazionali (oltre a scommettere su rinnovabili ed efficientamenti della rete distributiva).

La produzione a Tempa Rossa dovrebbe iniziare nel maggio 2015, e pare sia l’unico progetto Italiano ad essere citato dalla Banca D’Affari Goldman Sachs tra i 120 più importanti a livello mondiale per la produzione di energia. Sono già in corso i primi collaudi nei pozzi già perforati, con le prime zaffate d’aria acre, che il vento ha portato oltre la collina, nel cuore del borgo di Cortelo Perticara.

Spartizione della torta

Ci si chiede chi veramente godrà i benefici economici delle estrazioni. Se gli abitanti dei comuni direttamente interessati vedranno probabilmente qualche forma di ricompensa, oltre ai posti di lavoro, altri in Basilicata temono di subirne in qualche modo l’inquinamento senza poter banchettare al tavolo delle royalties.

Tra orecchie da mercante di chi spera di trovare un lavoro, e sguardi preoccupati del fronte ambientalista, il progetto procede spron battuto.
A Corleto Perticara forse qualcuno un po’ più lungimirante avrà telefonato ad un vecchio parente giù in Sicila, magari proprio a Gela, per farsi raccontare cos’ha significato pompare oro nero dalle viscere della terra a quelle latitudini. Aiuterà certamente la gente del paese a valutare per bene i costi ed i benefici, a capire se vogliono anche loro diventare i nuovi carusi di Basilicata.

E cosa vorranno che sarà la loro terra tra quarant’anni, alla fine dell’onda nera, quando avranno restituito la terra che hanno in prestito dai loro figli.

 

Scritto da

Nicola Purrello

Siciliano, consulente di strategia aziendale focalizzato su economia verde, gestione dei rifiuti e finanza aziendale. Laureato in Economia e Finanza presso la Bocconi, ha ... continua

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