Il Tao della creatività

Riflessioni personali sulle fasi del processo creativo

Insegnare mi ha insegnato un sacco di cose. Ovviamente imparo cose diverse da quelle che apprendono i miei studenti, ma lo scambio funziona. Ho imparato, per esempio, che alcuni di loro, molto brillanti, riescono a produrre idee in pochi minuti. Altri invece hanno bisogno di meditare a fondo, di metabolizzare con cura, e che solo dopo questo processo riescono a presentare un’idea. Chi ha ragione? Vi aspettereste che rispondessi tutti e due e che poi vi spiegassi diplomaticamente e democraticamente il perché. No. Hanno ragione i secondi. Hanno ragione quelli che “ha da passà a’ nuttata”.

Perché? Il perché è la ragione di questo post.

Accade spesso che nel corso di un brainstorming o di una riunione creativa – nonostante le regole lo vietino – ci si senta costretti ad apparire, a fare gli “splendidi”. Ecco quindi che molti si sentono in dovere di sorprendere i presenti e perciò manifestare una creatività che non esiste, ideuzze scopiazzate e rimasticate, scampoli fuori stagione di idee già usate. Perché lo fanno? Per vincere un senso di inadeguatezza, perché il loro ego vuole la sua parte o più semplicemente perché non sanno trattenersi e vogliono apparire. La conseguenza è che i più introversi, gli indecisi e gli incerti, si richiudono su sé stessi e fanno scena muta.

Come se ne esce?

Il processo creativo è un processo delicato. I veri creativi non sono fenomeni da baraccone che sparano idee a mitraglia, ma hanno bisogno di tempo e di silenzio. Due ingredienti essenziali per un buon risultato. Tempo e silenzio. Tempo per valutare tutti i pro e i contro (un’istintiva analisi SWOT), silenzio perché l’idea possa urlare in fondo al buio e farsi vedere e sentire e, come tale, farsi riconoscere.

E veniamo all’argomento. Creatività. Creare è anzitutto “far nascere” e per far nascere qualcosa occorrono il seme e l’ovulo. Come direbbe Battiato: “con le regole assegnate a questa parte di universo, al nostro sistema solare”, servono un piccolo seme e in po’ di terra, possibilmente umida. Lo Yang e lo Yin. La natura se ne frega della nostra immaginazione in grado di inventarsi altre formule, per lei esistono il maschio e la femmina, il giorno e la notte, il codice binario: sì o no. Inspirazione/espirazione, il segreto del respiro, la vita è tutta lì. Una sola regola fa funzionare tutto ciò che esiste e garantisce la vita sul nostro piccolo pianeta. Positivo e negativo. Provate a immaginare positivo o negativo senza giudicare, uno non è necessariamente migliore dell’altro. Uno non potrebbe esistere e non avrebbe senso senza l’altro.

Ma torniamo al processo creativo. C’è una fase in cui bisogna essere Yin: bisogna essere accoglienti, aperti, ricettivi. È importante saper accogliere: i sensi in questione sono l’udito e la vista e il sentire della pelle. Bisogna accogliere ciò che si sente e si osserva, ciò che ci viene detto e ciò che leggiamo nel brief. Bisogna ascoltare e “sentire” con la massima attenzione. Dico “attenzione” e non concentrazione perché in questa fase bisogna ricevere: la mano è aperta, la mente è aperta, non è e non può essere “concentrata”, altrimenti sarebbe chiusa in un pugno. La concentrazione verrà dopo. Nella primissima fase del processo creativo è fondamentale aprirsi, non giudicare, non formarsi opinioni, allontanarsi da qualsiasi pregiudizio. Non è facile. È la fase più femminile, in cui la nostra sensibilità ci guida verso la soluzione giusta, in cui è l’istinto che ci manovra e ci governa e che non può non portarci nella direzione giusta.

David Ogilvy ha spiegato bene questa fase, la fase in cui si raccolgono le informazioni sul prodotto o sul servizio, la fase in cui ci si documenta e si apprende. Si impara. Dobbiamo restare passivi e ricettivi. La soluzione è nascosta nel brief, ma non possiamo vederla se “ci portiamo avanti col lavoro”. Non anticipiamo la soluzione se ancora non abbiamo capito qual è il problema. Non bisogna correre verso soluzioni affrettate. Nella fase Yin è importante entrare in contatto con quello che ci viene comunicato e accoglierlo e capirlo ascoltando e osservando con attenzione. Bisogna raccogliere ogni informazione senza scartarne o giudicarne nessuna.

Quando capiremo che questa parte si è conclusa? Quando dopo avere letto ed esserci documentati con ogni mezzo disponibile saremo convinti di sapere tutto ciò che c’è da sapere. Quando non sapremo da che parte cominciare e la confusione sarà totale. Niente paura. Significa che siamo già entrati nella fase “invisibile”. Nel non detto e non dichiarato.

È l’attimo che precede l’emergere delle idee. Potrà durare un’ora, un giorno o una settimana. È il periodo in cui, che lo si voglia o no, la nostra mente è già al lavoro e sta già nutrendo le idee che verranno. È la fase di gestazione, in cui non accade nulla di apparente, in cui la terra appare ferma e immobile e pare non possano spuntare germogli. Un proverbio cinese dice più o meno che “non si può far crescere più in fretta l’erba tirandone i fili”. Bisogna saper aspettare. Ma non preoccupatevi, a voi non sembrerà di lavorare, ma la vostra mente è già al lavoro. Lavora mentre dormite e mentre andate al supermercato, lavora mentre fate l’amore e quando guardate la televisione. Non potete controllarla, non potete decidere: adesso no, ma dopo sì. Non siete più voi a decidere. La vostra mente lavorerà anche nei sogni e mentre siete a cena con gli amici. Questa è la fase davvero delicata di tutto il processo, ma è anche quella in cui non siete più voi a guidare, ma un’altra forza, un’altra energia, con cui voi siete entrati in contatto senza accorgervene.

E sarà questa energia che improvvisamente vi avvertirà che siete finalmente entrati nella fase Yang. L’output: l’espirazione, il parto, l’emergere e l’apparire delle prime foglioline, i primi boccioli sul ramo. Le idee cominceranno a rivelarsi una dopo l’altra: “e se fosse…”, di solito si comincia così. È la primavera: l’inverno è passato ed è tornata la luce. Qui è necessario essere concentrati e focalizzati. È indispensabile non perdere il filo. È indispensabile restare attaccati alle idee e registrarle una per una: bozzetti, rough, appunti. Tutto va bene. Tutto serve per dare corpo e materia a qualcosa che ha faticato per apparire. È stato un percorso lungo e difficile: la vostra idea passa da una dimensione virtuale ad una reale, dovrà dotarsi di un corpo, di una voce e di una personalità, sta a voi decidere quali. Per questo la vostra concentrazione non potrà allentarsi: l’idea si scioglierebbe o potrebbe essere uccisa nella culla dal primo account in circolazione.

Non dovete per questo affezionarvi troppo ad ogni idea, ma dovrete essere in grado di proteggere e di difendere quella in cui credete. E se è una buona idea lo capirete immediatamente e lo capiranno tutti, i vostri colleghi e il cliente. Se è una buona idea sarà immediatamente in grado di farsi riconoscere, di crescere tra le vostre mani e di inventare insieme a voi tutti gli sviluppi ulteriori. “La Via generò l’Uno, e da Uno furono Due, e da Due , Tre, e da Tre ecco i Diecimila esseri” (Tao Te Ching/Daodejing).

Buon lavoro!  

Scritto da

Carlo Simonetti

Carlo Simonetti ha iniziato ad occuparsi di pubblicità immediatamente dopo i diplomi in Fotografia e in Grafica alla fine degli anni '70. Ma trattandosi di un periodo ricco di ... continua

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