Street Ghosts: quando tecnologia e privacy diventano arte [INTERVISTA]

Intervista a Paolo Cirio, artista che ha saputo coniugare denuncia, tecnologia e arte

Molto spesso la tecnologia è stata usata nell’arte e molto spesso la privacy è stata oggetto di discussione, ma sono pochi gli esempi di uso intelligente ed artistico a scopo di denuncia della tecnologia. E tra questi si annoverano gli “Street Ghosts” di Paolo Cirio, artista italiano ma residente all’estero che ha pensato di trovare in Street View di Google immagini in cui sono presenti figure di persone, stampare a grandezza naturale la sagoma di queste persone e andare ad incollarla, senza autorizzazione, sui muri nello stesso identico posto in cui era ritratta in Street View. Noi abbiamo pensato di intervistare quest’artista per approfondire i motivi che lo hanno spinto a questa forma di “arte di denuncia”.

 L’idea degli Street Ghosts è nata prima come concetto artistico o come pensiero di protesta sulla privacy violata da Google?

L’idea è sorta da entrambi gli interessi. Sono stato street artist in passato, e recentemente lavoro con materiale in internet, il quale diventa sempre più interessante negli anni e continua a creare innovazione, anche in arte.

Considerato che sia tu Google avete usato dati personali senza permesso, non pensi che la gente possa mal interpretare il tuo gesto?

Ognuno ha una diversa idea sulla privacy, si tratta di un costrutto culturale che cambia nel tempo ed è del tutto personale. Alcuni, tipo i tedeschi, sono molto suscettibili a riguardo, altri come gli americani, molto meno.
Il mio lavoro mette in crisi questi percezioni culturali con nuovi modi di vedere ciò che nella quotidianità non notiamo per aver accettato cosa viene dato per scontato. In questo caso è interessante come questo lavoro abbia suscitato tanto scandalo per alcuni poster di carta del tutto temporanei e locali, mentre le immagini su Google sono visibili da tutto il mondo e sempre. Sembra che le informazioni personali in internet non sono considerate pubbliche ad a rischio, perché culturalmente si crede che pubblico sia ancora qualcosa che succede nel mondo fisico, il quale invece ha perso molto valore, e forse rimane il nostro unico vero privato.

 

 

Sei stato contattato da qualcuna delle persone da te usate?

No. Ma alcuni mi hanno segnalato dei soggetti da stampare con nome e cognome. Altri mi hanno indicato loro stessi individuati su Google Street View sperando che li usassi per i miei posters. Avere delle reazioni dirette sulla strada è difficile perché spesso sono foto scattate da alcuni anni. Ma nei prossimi mesi avrò dei poster in piccoli paesi di provincia dove tutti si possono riconoscere.

C’è un motivo per cui non scelto nessuna città italiana?

Questione logistica. Ricercare, stampare e viaggiare per gli interventi richiede molto lavoro. Ora musei e festival mi richiedono questo progetto in varie città del mondo. Forse presto qualcuno mi inviterà in terra d’origine.

 

 

Prima Amazon, poi Facebook, ora Google chi sarà il prossimo?

Twitter!

La tua opera People Quote People è, secondo la mia opinione, molto simile al meme Troll quotes del 2010, pensi ci sia qualche collegamento?

Difficile dire se ho inspirato Quote Troll, quando feci quel progetto i meme come li conosciamo oggi non esistevano ancora, ma l’idea in People Quote People è sorta dalla filosofia d’arte open source, con un approccio sovversivo ispirato direttamente da letterati del 800 che hanno promosso il plagiarismo, come Victor Ugo e Comte de Lautréamont.
L’idea di arte anonima è molto antica, ma anche negli anni sessanta o tardi novanta, alcuni poco conosciuti collettivi o movimenti artistici hanno inneggiato ad un arte più autentica senza autore. Non entro nella storia del plagiarismo, perché veramente antica con il mondo, e nessuno sa chi è veramente l’autore di alcuni dei capisaldi della nostra civiltà e chi se ne appropriato. Con internet questi processi di appropriazione linguistica sono velocizzati e moltiplicati con numeri inestimabili, inevitabilmente molti autori vengono plagiati sempre più spesso, con buone o cattive intenzioni. Oggi, come ieri, il vero autore o originario è chi riesce ad imporsi con forza di promozione per far riconoscere il suo nome come autore e farlo riconoscere dalle masse, ma dubito esista un’idea “unica e originale” al mondo.

 

Ringraziamo Paolo per la disponibilità dimostrata e vi invito a seguire il suo sito in quanto, come anticipato nell’intervista, a breve Twitter avrà una nuova dimensione artistica.

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