Israele e Palestina: la crisi di Gaza raccontata su Instagram

Israele e Palestina combattono ancora, e Instagram diventa un canale dove raccontare la crisi

Francesco Gavatorta
Francesco Gavatorta

Editor Social @Ninja Marketing

È notizia di queste ore l’ennesimo attacco portato da Israele ai territori di Gaza, frutto di una guerra che da decenni sta insanguinando la regione del Medio Oriente.

Le cronache ufficiali si concentrano sui reportage dei giornalisti e sulle note pubblicate dagli attori in campo: interessanti però sono i contenuti condivisi e proposti sui social network.

In particolare, ci hanno colpito alcuni scatti condivisi da soldati israeliani, immortalati in pose alquanto divertite che annunciano l’attacco al popolo palestinese: a proporne diversi è stato il sito Buzzfeed.com. Foto filtrate accompagnate da commenti caustici, talvolta ironici e divertiti nonostante il tema fosse, appunto, un attacco militare portato su vasta scala a un territorio martoriato come quello della Striscia di Gaza.

Un aspetto quantomeno imprevisto, se consideriamo come possa venir considerata la guerra a livello di esperienza. Eppure, dell’esaltazione del combattimento e del nazionalismo si compone la motivazione di un soldato, ed è interessante come questo tipo di approccio oggi possa trasparire in canali che vengono creati, di fatto, per incanalare parte della propria esperienza.


Su Instagram non ci sono, però, solo contenuti prodotti da soldati israeliani pronti a cimentarsi nella battaglia: si possono infatti trovare anche altri scatti, che possono offrire un punto di vista diverso e – se vogliamo – più genuino della realtà che si vive oggi fra i palestinesi: basta cercare con l’apposito motore di ricerca interno le foto accompagnate dai metatag #Gaza, #Palestina o #Israel, per rendersene conto.

L’ultimo, in particolare, può sembrare un fake: chiaramente nel mare magnum qualche falso ci sarà (a proposito, esiste un Tumblr che smaschera i fake su Twitter), ma facendo una ricerca e verificando quanti contenuti in effetti vengano prodotti sull’argomento, è più che plausibile trovare fonti attendibili.

Certo è che la guerra, intesa come forma estrema di interazione umana, sta cambiando radicalmente i propri connotati di oggetto narrativo grazie all’avvento dei social network: un po’ come capitato con la rivoluzione portata, durante il conflitto del 1990 in Kuwait, dalle dirette di Peter Arnett per la CNN.

Una narrazione che comprende anche le ritorsioni verso uno dei combattenti: è di stamane la notizia dell’attacco portato da Anonymous alla rete di siti governativi israeliani (e comunicato, come al solito, su YouTube) e che fa capire come oggi più che mai non vi sia possibilità di nascondere una qualsiasi forma di ritorsione bellica.

Certamente, la riflessione che si può fare guardando le immagini che vi abbiamo proposto, è che anche in tempi terribili come quelli di un conflitto armato ci sia la necessità di raccontare il proprio punto di vista, facendo trasparire l’irrinunciabile gesto del condividere la propria esperienza con il resto del mondo.

Sarebbe più bello, però, utilizzare i social network in “campagne” come quella che vi avevamo raccontato nel post “Internet per la pace: Israel loves Iran! invece che per atti di provocazione verso un nemico che, con un po’ di impegno, forse potrebbe diventare un buon vicino.

VUOI APPROFONDIRE L'ARGOMENTO?