Tam Town: la piattaforma per monetizzare il proprio tempo

Simone Graglia spiega la caratteristiche della piattaforma di crowdsurcing in cui ognuno può trovare rapidamente la soluzione alle proprie esigenze quotidiane

Conosci bene il russo e hai due ore libere alla settimana? Quel tempo potrebbe essere monetizzato, se solo riuscissi a trovare qualcuno interessato a delle lezioni di lingua nella tua città. Dovresti ridipingere la casa ma non hai una giornata per farlo? Magari un tuo vicino avrebbe del tempo a disposizione, ma certo non puoi bussare alla porta di tutti gli appartamenti del tuo condominio.

Una soluzione a questi problemi, sia dal lato dell’offerta di lavoro che dal lato della domanda, è stata trovata da un gruppo di laureandi del Politecnico di Torino che hanno creato Tam Town. Il CEO Simone Graglia, assieme a Giorgio Depaoli, Alberto Trivero e Matteo Cavallero stanno infatti lavorando allo sviluppo di una piattaforma di crowdsourcing dove gli utenti possono comunicare le proprie necessità e trovare qualcuno che le soddisfi nel tempo desiderato.

Facciamoci dunque raccontare da Simone Graglia come è nato e si è sviluppato il loro servizio.

Come è nata l’idea?

Lo scorso anno c’è stata una festa di compleanno e volevamo fare un montaggio con i video di coloro che non potevano partecipare alla festa. L’unico problema è che non eravamo in grado di utilizzare un programma di montaggio, quindi ci sarebbe servito trovare velocemente una persona che aveva quelle competenze. Ci siamo quindi accorti che nella stessa nostra situazione si trovano molte persone che scrivono su Facebook annunci di piccoli lavori: “cerco qualcuno che fa ripetizioni di francese”, “cerco qualcuno che porti a spasso il mio cane.”

Così è nata l’idea di costruire un servizio che faccia incontrare domanda e offerta. Un servizio focalizzato soprattutto sulla domanda, che possa andare a risolvere i piccoli problemi, le necessità quotidiane che non si è capace di risolvere per mancanza di tempo o di capacità.

E’ nata così Tam Town, una piattaforma di crowdsourcing che consente alle persone che non hanno un lavoro fisso o hanno del tempo libero di guadagnare qualcosa o arrotondare lo stipendio.

Come si è evoluto il progetto?

Inizialmente eravamo focalizzati esclusivamente sulla parte di business, poi abbiamo cominciato a lavorare sulla comunicazione. Abbiamo deciso di realizzare dei video coinvolgendo i nostri contatti, le persone che sarebbero state i primi utenti di Tam Town. Ogni video rappresenta una categoria professionale. E’ stata una strategia vincente perché ci ha permesso di comunicare molto direttamente il nuovo servizio, che ancora non esisteva.

A Giugno 2012 abbiamo quindi siglato un accordo con Seri Group, una società di imprese con sede a Torino che è diventata nostro partner tecnologico. Grazie all’accordo abbiamo guadagnato, oltre ad un investimento all’interno della società, una struttura con informatici con esperienza e con un project manager che ha seguito la nostra idea e l’ha trasformata in una piattaforma.

Come funziona Tam Town?

Il sito, lanciato a settembre, consente di inserire una richiesta o esigenza a cui si cerca risposta. Le richieste sono suddivise in categorie e geolocalizzate. Coloro che offrono un servizio che risponde a tale esigenza possono mandare un preventivo e l’utente sceglierà il professionista tra tutti i preventivi ricevuti, avendo poi l’opportunità di dare un feedback sul servizio ricevuto.

Abbiamo stimato che, a regime, il tempo medio tra quando si posta la domanda a quando si conclude il contratto è di 2 minuti. Quindi abbiamo reso molto efficiente l’incontro tra domanda e offerta, anche grazie al servizio integrato di messagistica interna con cui si può contrattare le modalità del servizio.

Tam Tam dunque crea il contatto ma, essendo provider tecnologici, noi non gestiamo il contratto. Comunichiamo però ai nostri utenti che quando si vuole offrire un servizio tra privati è possibile utilizzare la prestazione occasionale, per un massimo di 30 giorni lavorativi all’anno non consecutivi con un’entrata massima di 5mila euro. Quindi si tratta del mondo più adeguato per avere dei guadagni e arrotondare il proprio stipendio senza necessariamente essere liberi professionisti con partita Iva.

Tam Town può essere però utile però anche a piccoli imprenditori e artigiani che, non potendo investire in pubblicità tradizionale, diffondono la conoscenza del loro servizio attraverso il passaparola. Un esempio è il proprietario di un negozio di abbigliamento che crea abiti su misura. Ha messo il suo annuncio su Tam Tawn come personal shopper: và a casa delle persone, vede quali vestiti non usano più, e, interagendo con il cliente, ne crea di nuovi. Grazie a Tam Town i piccoli artigiani, oltre a raggiungere una visibilità maggiore, danno dunque vita a nuove professioni.

Come intendete scalare?

Al momento abbiamo sviluppato il servizio soprattutto a Torino, ma abbiamo ricevuto richieste di persone interessate a sviluppare il servizio nella loro città. Dopo aver capito quali sono le strategie di marketing più efficaci qua a Torino, le esporteremo quindi in altre zone. Innanzitutto da gennaio ci sposteremo a Milano, in seguito a Roma, quindi nelle città di provincia per rendere capillare il servizio. Sono anche strategiche per noi le città universitarie, perché gli studenti sono il nostro target principale.

Qual è il modello di business?

Inizialmente la nostra idea era di la classica fixed fee, poi ci siamo spostati sul percentage fee, ma attualmente abbiamo deciso di sviluppare un modello freemium, mettendo a disposizione delle feature aggiuntive a pagamento. In particolare sarà possibile avere account premium che consentono di acquisire maggiore visibilità.