Svizzera: verso la fine della black list?

Dopo molti accordi bilaterali con l'Unione Europea, la Svizzera punta ad attrarre le imprese con voglia innovatrice e spirito internazionale.

Nell’ultimo decennio la Svizzera non ha trovato, nella sua storica neutralità, un motivo per chiudere il proprio mercato all’innovazione ed alla globalizzazione dei mercati e, seppur fuori dall’Unione Europea, grazie ad un referendum, intrattiene con essa il 60% dei rapporti commerciali export e l’80% delle importazioni.

Accordi bilaterali con le singole nazioni europee, burocrazia snella e semplice, eccellenza nei servizi erogati e un PIL pro capite fra le prime dieci nazioni al mondo: questo è il modo attraverso il quale la Svizzera punta ad uscire dalla black list dei Paesi in crisi, rendendosi attraente alle imprese europee. Ecco una sintesi della situazione attuale.

I numeri del Canton Ticino

– L’economia ticinese è composta di circa 30’000 imprese con poco meno di 160’000 posti di lavoro, e si tratta in gran parte di piccole e medie imprese
– Il 70% della popolazione attiva è occupata nel settore terziario, il 28% nel secondario e il 2% nel primario
Il 47% della popolazione attiva è costituito da stranieri mentre quasi la metà della manodopera straniera è frontaliera (40.000 circa).
– Il tasso di disoccupazione è aò 3,8% su una percentuale media dell’UE del 10%
– Il Ticino contribuisce al 4% del PIL federale.

Il ramo industriale è molto competitivo nell’elettromeccanica, nella chimica-farmaceutica e nella plastica e, insieme, producono il 21% del PIL cantonale.
Altro numero importante riguarda la piazza finanziaria (incluse le assicurazioni) che occupa il 17,5%, il commercio (all’ingrosso e al dettaglio) l’11,2%, le libere professioni e altri servizi il 10%, il ramo dei trasporti e delle comunicazioni il 6,9%, infine l’edilizia il 6,6%.

Nonostante la Confederazione non abbia nessun sbocco sul mare, il turismo montano lo supplisce egregiamente contando ogni anno circa 1,2 milioni di turisti con oltre 3 milioni di pernottamenti nei circa 500 alberghi disponibili contribuendo a produrre il 10,5% circa del PIL cantonale.

I settori che esportano, sia verso altri Cantoni che verso UE e Extra-UE sono: elettronica e apparecchiature elettriche, meccanica e metallurgia, chimica e farmaceutica, logistica, tessile e abbigliamento, design e nuovi materiali, settore finanziario/trading, medicale e biotecnologico.

I punti forza elvetici e il Canton Ticino

I punti di forza elvetici che spingono sempre più le imprese europee ad allargare i propri confini in Svizzera trovano fondamento su alcune eccellenze quali:

– Pubblica Amministrazione orientata all’imprenditorialità e innovazione
– Economia differenziata ed orientata all’esportazione
– Burocrazia snella ed efficiente
– Sistema bancario e finanziario stabile ed efficace
– Elevati standard qualitativi
– Fiscalità dell’impresa e del dipendente
– Agevolazioni dallo Stato alle imprese nascenti e accesso ai bandi europei
– Rapidità del sistema giudiziario
– Certezza delle norme.

Ma cerchiamo di far focus sui rapporti italiani con il vicino elvetico ed in particolare con il Cantone a lingua italiana, il Ticino.
Non troviamo solo forza lavoro italiana in Svizzera ma anche e sempre più negli ultimi tempi imprese italiane che trasferiscono le loro sedi sociali in territorio elvetico e questo non perché la Svizzera riservi loro sgravi fiscali particolarmente vantaggiosi, bensì per i punti sopra riportati che, seppur basilari per lo sviluppo dell’imprenditoria.

I rapporti Svizzera-Ue

Secondo questo volume d’affari sintetizzato, la Svizzera risulta il secondo partner commerciale dell’Unione Europea dopo gli Stati Uniti d’America e prima di Cina e Giappone. Tali relazioni sono disciplinate da un insieme di accordi bilaterali conclusi, nel corso di decenni, tra la Svizzera e gli stati dell’UE come:

– l’Accordo di libero scambio (ALS), del 1972
– l’Accordo sulle assicurazioni del 1989
– gli Accordi bilaterali I del 1999
– gli Accordi bilaterali II del 2004

L’apertura del mercato svizzero non è una novità, ma merita sicuramente attenzione per la sua caparbietà in ambito imprenditoriale e finanziario, oltre che in area socio-economica.
Non è un caso che lo Stato d’oltralpe sia fra i primi 10 stati al mondo ad avere un PIL pro capite più alto al mondo con un’incredibile forza attrattiva di capitali ed imprese. E non solo, perché anche la creatività può affondare le radici fra le Alpi.

Cito due esempi: il Cristal Festival 2012 che di anno in anno da il via ad un contest creativo ed il simpaticissimo Obermutten: paesino di 70 anime che ha trovato in facebook un amico molto utile per farsi conoscere ed attrarre turisti.

Ma secondo voi, su cosa punterà in futuro la Confederazione, ICT, mecatronica, robotica, AI?
Avete pensato al fatto che la Svizzera importa moltissime figure professionali, soprattutto italiane? In che modo quindi pensate si possano realizzare le stesse condizioni economiche nel nostro Paese ed evitare la fuga di cervelli e imprese verso la Svizzera?
Aspettiamo le vostre idee in merito.

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