Facebook e job search: due mondi inconciliabili?

Facebook può danneggiarci nella ricerca di un nuovo posto di lavoro?

Mai come negli ultimi anni appare evidente il ruolo sempre più importante dei social network nell’attività di recruitment di un’azienda. Basti pensare al successo sempre più significativo di LinkedIn o di altre comunità di job search (anche se poco diffuse nel nostro paese), o dare un’occhiata al report italiano fatto da Adecco sul social recruiting.

Quando si parla di Facebook e ricerca di lavoro, però, è importante fugare ogni dubbio: è difficile, se non impossibile, utilizzare Facebook per trovare un nuovo lavoro. Anzi, a volte il social network lo fa perdere: basta leggere i casi storici di Kimberley o Nathalie, per esempio. Ovviamente al netto delle nostre conoscenze virtuali e personali che, proprio grazie a Facebook, possono darci notizia di un processo di selezione per un posto di nostro interesse o ingaggiarci direttamente. Si parla, comunque, di casi sporadici e fortemente legati al tipo di utilizzo che ognuno di noi fa del social network, sul quale molti preferiscono non aggiungere nessun contatto legato alla propria cerchia professionale.

Facebook è uno strumento di interazione personale, nato per mantenere vivi i contatti con persone distanti, per conoscere nuove persone o per comunicare con facilità con i propri amici più intimi. In generale non viene visto – né dagli utenti né dalle aziende – come uno strumento di ricerca, ma piuttosto come uno strumento di condivisione di parti (accuratamente selezionate) della propria vita privata.

E questo, nonostante l’esistenza di un buon numero di applicazioni destinate al mondo del lavoro, tra cui la più famosa è BranchOut. Applicazioni che vengono però viste con diffidenza dagli utenti per diversi motivi: anzitutto la mancanza di privacy. Il problema, che tocca da vicino Facebook in generale, si pone in quanto è necessario iscriversi in maniera automatica tramite connessione al proprio profilo, autorizzando l’applicazione a pubblicare sulla nostra bacheca e ad utilizzare i nostri dati personali. In secondo luogo, c’è una scarsa suddivisione tra il proprio profilo professionale e quello personale. In particolare, viene riproposto, seppure in chiave professionale, il nostro profilo principale con annesse amicizie.

Questi aspetti, però, rendono Facebook uno strumento cruciale di selezione lato azienda. Come conferma un sondaggio Career Builder, infatti, il 37% dei datori di lavoro cerca i profili Facebook dei propri candidati. E non deve sorprendere che tale ricerca spesso non sia effettuata per individuare elementi ‘di pregio’, già esposti dal proprio curriculum vitae, bensì per individuare validi motivi per cui un candidato non è adatto a quel tipo di lavoro.

Proprio per questo motivo si pone una questione ulteriore, ossia come “difendere” la nostra sfera personale condivisa su Facebook per far sì che non ci danneggi sotto l’aspetto professionale, generando quindi una corretta separazione dei due aspetti. In questo senso, Facebook ci viene incontro fornendoci strumenti di base come la personalizzazione delle opzioni sulla privacy, che ci permettono di scegliere cosa voler rendere pubblico o meno, fino a poter scomparire totalmente dai motori di ricerca.

Ovviamente, questo tipo di discorso non vuole demonizzare tutti i social network quali strumenti di job searching: anzi LinkedIn, e persino Twitter possono essere strumenti potenti ed efficaci, da cui andrebbe tenuto separato Facebook. Non solo perché è difficile su di esso mantenere costantemente un profilo professionale, ma anche perché è difficile controllare sempre ciò che viene pubblicato dai nostri amici e che potrebbe riguardarci.

In conclusione, va fatta una precisazione importante relativamente al contesto lavorativo in cui dobbiamo muoverci. Chi lavora con i nuovi/social media, infatti, deve necessariamente avere un’approfondita conoscenza del mezzo. Essere assenti o introvabili può apparire come una forte contraddizione. In questo caso va fatto uno sforzo ulteriore sulla cura dei contenuti pubblicati, che non risulta neanche troppo complesso per chi lavora e sa padroneggiare perfettamente lo strumento e le opzioni per la privacy.

E voi cosa ne pensate? Avete esperienze di job searching su Facebook? Fatecelo sapere nei commenti! Quanto a noi, presto vi diremo cosa NON fare sul social network per conservare il vostro lavoro… soprattutto dopo le ultime dichiarazioni del Ministro ;-)

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