The Apprentice sui social network: una strategia 2.0 vincente

Un'analisi delle azioni compiute on line per aiutare il talent show più discusso ad affermarsi

Francesco Gavatorta
Francesco Gavatorta

Editor Social @Ninja Marketing

La settimana scorsa vi abbiamo presentato nel post “The Apprentice, Briatore e l’anacronismo imprenditoriale italiano” il nuovo talent show di Cielo TV, realizzato sul modello di un format americano di larghissimo successo con Donald Trump.

Parte di questo successo è dovuto, oltre che alle qualità del programma che abbiamo descritto in precedenza e che colmano le eventuali debolezze “strutturali” e di concetto, a una presenza di qualità sul web che non si limita a una statica proposizione dei contenuti raccontati durante le varie puntate, quanto a una vera e propria comunicazione dialogica con i telespettatori.

Non è da sottovalutare, infatti, come The Apprentice sia a tutti gli effetti un talent game, un format basato essenzialmente sulla sfida fra concorrenti in cui il pubblico, facilmente, può immedesimarsi: un fattore che alimenta la fidelizzazione al programma e polarizza l’interesse non solo verso l’insieme ma anche verso i protagonisti.

Pane per i denti dei Social Media Manager e in generale dei Digital Strategist che hanno pensato la presenza on line del format, i quali possono ideare nuovi modi per raccontare il programma sfruttando la voglia del pubblico di sentirsi parte di esso.

A contatto con The Apprentice

Per sfruttare questo meccanismo, su Facebook oltre a una brand page ufficiale sono stati sviluppati spazi personali per ognuno dei concorrenti, gestiti direttamente dall’interessato. Una pagina che risponde alle esigenze di quegli spettatori che vogliono interagire direttamente con i propri beniamini, abbattendo le barriere della dinamica di comunicazione televisiva.

La tecnica di “personalizzazione” dei canali su Facebook era già stata adottata qualche anno fa dal Manchester United, che nella stagione 2009/2010 aveva dotato i propri tesserati di pagine personalizzate e collegate con la brand page madre: a seconda del successo che ogni personaggio raccoglie, chiaramente aumentano le interazioni, facendo accrescere contestualmente la brand reputation.

Osservando il numero dei fan, si capisce bene come il successo di ognuno sia direttamente proporzionale alla permanenza nel programma, rafforzando quindi il legame con lo stesso: un’operazione ben studiata, senza dubbio.

Nel dettaglio, portiamo l’esempio della pagina di Matteo Gatti, uno dei concorrenti più apprezzati che ben si sta distinguendo per la simpatia e le competenze: la sua brand page mescola le sue peculiarità alla necessità di sentirsi supportato, offrendo una restituzione anche nella social sfera di ciò che si vede in televisione. Passateci il termine, ma una sorta di continuità transmediale assolutamente in linea con le più moderne tecniche di comunicazione.

The Apprentice ha un suo sito che è anche l’hub dei contenuti per promuovere la trasmissione: fra le tante iniziative, segnaliamo anche un concorso cui potete partecipare utilizzando il vostro account Facebook (oppure registrandovi). Oltre a questo particolare, troviamo però anche interessanti le varie attività basate sui principi della gamification che vengono proposte sulla brand page. Un esempio?


La racconta delle #briatorequotes prese da Twitter e proposte dagli utenti, raccolte in una gallery creata per favorire le dinamiche virali insite in Facebook, o “Il gioco della frase”: indovinare la giusta sequenza di parole della citazione del “Boss” per vincere un “Sei Fuori” personalizzato. Anche noi abbiamo partecipato e il risultato è questo:

Cronache su Twitter (con un occhio alla content curation)

Twitter, attraverso l’account ufficiale di Cielo, ha anche un suo ruolo, molto importante. Come abbiamo osservato, la possibilità di raccogliere e sfruttare i contenuti creati dagli utenti durante le puntate offre molte possibilità se ci si pone con un’ottica di valorizzarli anche attraverso le dinamiche di content curation: per questo, una moderazione puntuale e un live twitting di livello sono indispensabili per far sì che si possano valorizzare questo piccolo patrimonio.


È interessante notare come vi sia legame fra Twitter e Facebook, e di come i contenuti prodotti sul primo possano confluire sul secondo: una modalità già ampiamente testata in altri casi e che traduce in un mescolamento dei pubblici e degli UGC, che qualifica ancor di più entrambe le presenze.

Questa breve analisi vuole quindi constatare come per prodotti che possono funzionare in autonomia, forti magari di un carico di polemiche che li accompagnino e di una buona amalgama nella realizzazione materiale del format, il web possa diventare un punto ancor più strategico. Chiaramente, l’impegno non è restituire banalmente i contenuti mantenendoli nella forma originaria, ma tradurli nel linguaggio web e sfruttare la dimensione orizzontale di piattaforme social come Facebook e Twitter.

Nel caso di The Apprentice, crediamo che il risultato sia molto positivo, considerando anche come il programma stesso potesse ottenere – vista anche la presenza di un imprenditore chiacchierato come Flavio Briatore al posto di comando – effetti diametralmente opposti.

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