FOMO, la nuova patologia psichica di chi è sempre connesso

Se la vita virtuale scalza quella reale, gli effetti sulla psiche si rinnovano. Scopriamo insieme la paura che si genera in chi è sempre connesso sui social media.

Nervosismo e una sottile paura di impiegare il nostro tempo nel modo sbagliato.
Si chiama “Fear of missing out” e secondo i dati di JWT Intelligence  affligge circa il 70% degli adulti, anche se non ne sono a conoscenza.
Ma che cos’è la FOMO?

Un’incontrollabile desiderio di essere in diversi posti, spinti dalla paura di venire tagliati fuori dal flusso continuo di informazioni davanti al quale siamo spettatori-partecipanti, soprattutto dall’avvento dei Social network. E quella sensazione di agitazione, pentimento e invidia che, precisa Sherry Turkle, dell’Initiative on Technology and Self del MIT, “crea un turbinio emozionale e un risentimento verso noi stessi o gli altri, insoddisfazione, ansia e sentimento incapacità” quando ci rendiamo conto di non essere dove vorremmo. Non è una patologia riconosciuta a livello clinico, ma la sua presenza può peggiorare una condizione preesistente di ansia e depressione. E per questo merita maggiore attenzione.

La FOMO non è un concetto nuovo, ma è letteralmente esploso con lo sviluppo della comunicazione digitale. Il Web, ed in particolare gli spazi offerti dai Social Media, hanno creato nuovi ambienti virtuali e messo a disposizione degli utenti iscritti sia una nuova possibilità di rappresentazione in pubblico, sia nuove tecniche di comunicazione e relazione tra utenti.
La FOMO compare quando non riusciamo ad apprezzare le esperienze offline che stiamo vivendo perchè il nostro pensiero si focalizza ossessivamente su quello che non stiamo facendo”, spiega Arnie Kozak, autore di “Wild Chickens and Petty Tyrants: 108 Metaphors for Mindfulness“. E questo di frequente spinge a curiose dinamiche sociali visibili sui maggiori social network. Ad esempio, a un post sulle vacanze dove l’utente mostra l’album fotografico del viaggio in Costa Rica, non è infrequente che corrisponda quello di un altro utente che descrive le gioie della sua maternità. Coincidenza? Provocazione? Secondo Kozak, se non possiamo divertirci anche noi, meglio dire che quello che stiamo vivendo è ancora più spassoso. L’obiettivo? Dare e mantenere un’idea di sé invidiabile.
Ma come è possibile mantenere i benefici delle nuove reti sociali senza cadere in meccanismi psicologici irrazionali?

Prima cosa, ricordando che quello che leggiamo tutti i giorni è una selezione delle migliori esperienze di vita di una persona. Il mondo virtuale sembra agevolare un nuovo stile di relazione fortemente improntato al narcisismo, e le persone ovviamente scelgono di condividere solo alcuni aspetti della propria vita. Nel caso contrario, penseremmo di non esserci persi molto.
Secondo, cerchiamo di sfruttare la FOMO come catalizzatore di obiettivi realistici. Le persone sono sinceramente soddisfatte solo quando realizzano obiettivi che rispecchiano maggiormente il loro Sé. Quindi inseguiamo i nostri veri desideri, e non inciampiamo in reazioni impulsive. Possiamo usare quello che fanno gli altri come ispirazione!

Ma non tutti soffrono di FOMO allo stesso livello. Prendendo in prestito la classificazione di Herbert A.Simon, cerchiamo di capire chi è più portato a sviluppare questa condizione.
Gli Ottimizzatori cercano costantemente la migliore soluzione ad ogni problema e non sono mai contenti di quello che trovano.  “Non sono mai soddisfatti con l’”abbastanza bene”, spiega lo psicologo Arnie Kozak “e questo porta questa classe di persone a grandi successi professionali ma anche a essere estremamente vulnerabili alla FOMO”. Non importa cosa gli ottimizzatori stiano facendo: quello che stanno perdendo è sempre migliore. I Soddisfatti, invece, sono quelle persone che accettano la prima opzione attraente che si presenta loro e vanno avanti. Queste persone passano poco tempo a lamentarsi e soffrono in modo minore di FOMO, secondo Kozak. Anche se non hanno scelto la migliore opzione possibile, ne sono sicuri. Il loro semplice decision-making può portarli a vivere una vita più serena.

Ma a volte bisognerebbe ricordare che alcune sensazioni sono semplicemente un treno in corsa da cui è ancora possibile scendere.
Sempre più oggi l’imperativo sembra essere quello di cercare di apparire quello che sarà molto improbabile riuscire ad essere. La lentezza è diventata un difetto, contro la velocità che ha assunto un valore assoluto”.

(P.Sansot 1999)

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