Evocloth, startup dell'abbigliamento online, propone uno stile futuristico [INTERVISTA]

La mission è quella di portare innovazione e rinnovamento nell'abbigliamento casual giovanile.

Dopo aver presentato negli ultimi mesi tantissime realtà della scena startup Italiana e internazionale, oggi parliamo di una startup fondata da uno dei nostri contributor, Mirko Ferrari, che oltre a scrivere su Ninja Marketing di questi temi, nella vita persegue il suo progetto personale, una startup dell’abbigliamento della quale ci parla in questa breve intervista.

Come nasce Evocloth e qual è la sua mission?

L’idea di Evocloth nasce dalla mia volontà di dare vita ad un progetto di impresa creativo e l’idea di un brand di abbigliamento mi è sempre frullata per la testa, fino a quando ho deciso di buttarmi in questa avventura creando uno shop di abbigliamento online.

La mission di Evocloth è quella di portare l’innovazione nel campo dell’abbigliamento casual giovanile, nel senso che c’è la volontà di svecchiare un po’ da stili che ci portiamo dietro da decenni e di rimettere in discussione l’idea stessa di capo di abbigliamento reinventandolo da zero.

Cosa contraddistingue il brand sul mercato?

Le caratteristiche peculiari del brand sono la funzionalità, il minimalismo e lo stile futuristico.
Funzionalità perché ritengo che oggi un capo oltre che esteticamente bello debba essere soprattutto utile per chi lo indossa; minimalismo perché nell’ottica di proporre un capo utile è preferibile eliminare tutti i fronzoli puramente estetici; infine futuristico perché nel processo di sviluppo prodotto ci ispiriamo molto a film e libri science-fiction che, come si sa, spesso anticipano largamente il futuro.

Inoltre contiamo, dalla prossima collezione, di coinvolgere i fan della pagina Facebook nel processo di sviluppo, mettendo ai voti una serie di proposte e realizzando quelle che ottengono il maggior numero di like, come fanno anche altre realtà che stanno portando avanti con successo esperienze di crowdsourcing.

In che stato di salute si trova il settore dell’abbigliamento in Italia?

La crisi economica ha colpito pesantemente questo settore costringendo molti alla chiusura o a tagli drastici, in seguito si è verificato un periodo di lieve ripresa anche se non si è ancora tornati ai livelli pre-crisi.
Poi come sempre ci sono le eccezioni di chi proprio durante la crisi ha trovato i migliori spunti per la crescita.

Io credo che il maltrattamento nei confronti del made in Italy, anche da parte di grandi aziende Italiane, abbia fatto molto male al nostro paese, che ha rinunciato alla qualità mettendosi a competere con la Cina, con risultati prevedibili. Io spero che gli operatori del settore tornino a capire e a investire nel made in Italy.

Quali sono le principali difficoltà che hai incontrato facendo una startup in questo settore?

Nel mio caso posso dire che ho avuto non poche difficoltà a conquistare una credibilità di fronte ai fornitori, dato che non sono abituati a trovarsi davanti imprenditori molto giovani. Poi però quando ti vedono determinato e convinto di quello che fai finalmente si aprono.

Invece a livello interno credo che la sfida più grande sia quella di costruire una brand identity, acquisire visibilità online e riuscire a sviluppare una seppur piccola rete di distribuzione offline, tutte prove che attualmente sto affrontando con pazienza e caparbietà, sempre con un occhio di riguardo verso i costi.

Facciamo un in bocca al lupo a Mirko e ci aspettiamo di poter leggere prossimamente su queste pagine opinioni e consigli derivanti dalle sue esperienze personali e che potrebbero essere d’aiuto ad altri startupper.