AAA lavoro cercasi? Le startup rispondono

Dalle previsioni ai fatti: startup e internet creano lavoro e sono la carta vincente anti-crisi

Alessia Di Raimondo

Sub-Editor Sezione Startup

Lo dice la Kauffman Foundation: negli ultimi 15 anni negli USA tutti i posti di lavoro hanno avuto origine dalle imprese startup.

Lo studio The Importance of Startups in Job Creation and Job Destruction riporta che le imprese consolidate hanno perso annualmente 1 milione di posti di lavoro, mentre le neonate startup hanno generato fino a 3 milioni di posti di lavoro nel solo primo anno dal lancio sul mercato.

Possibile? Pare proprio di sì e uno dei motivi sembra essere il fatto che anche alle fasi di recessione le startup rispondono mantenendo stabile il loro trend; al contrario, le imprese consolidate registrano dei tagli ai posti di lavoro altamente sensibili ai cicli del mercato.
Numeri USA alla mano, il supporto alle startup appare essere la giusta chiave per reagire alla crisi.

In Italia il digitale è la marcia in più

In Italia le startup, seppur ad uno stadio “infantile” in termini di numeri e modello di sviluppo, non sono da meno e rivelano un alto potenziale come “polmone occupazionale”. Il DAG parla di 700.000 posti di lavoro creati nel settore web (il 60% direttamente generati da internet, il 40% indotti) e la maggior parte provenienti dalle startup.

Qualcuno lo aveva previsto. Parliamo del fondatore di Funambol, compagnia da 30 milioni di dollari e cervelli unicamente italiani, che in uno speech per Working Capital ha messo in evidenza il perché l’Italia ha le carte in regola per fare innovazione e creare lavoro.

“Well educated, smart, and creative”, “hard working”, “competitively priced”, “risk-takers”: queste le risorse chiave della forza lavoro italiana nella software industry che sono apprezzate in Silicon Valley e che rappresentano parte degli attrattori per una Silicon Valley italiana, oltre all’alto livello di protezione della proprietà intellettuale che rende l’Italia più “sicura” per innovare rispetto ad altri Paesi esteri.

Italian Silicon Valley: per i cervelli italiani un’opportunità all’orizzonte

Offshoring, attrazione di capitali americani e crescita della realtà VC nel contesto italiano costituiscono, secondo il CEO di Funambol, la ricetta per portare la Silicon Valley in Italia.

Marco Marinucci, founder di Mind The Bridge, nell’intervista rilasciata a Pietro Nardi per YOUng fa una riflessione più generale sulla valorizzazione del Made in Italy (soprattutto digitale) nel panorama internazionale.

Qualcosa si muove ed è soprattutto dal Sud Italia che si registra un trend in crescita in termini di innovazione ed imprenditorialità. Nuove tendenze, quindi, che andrebbero facilitate con una spinta proveniente, per esempio, da agevolazioni fiscali e formazione di alta qualità a livello universitario e post-universitario.

In generale, i policymaker dovrebbero puntare sul supporto alle startup come cavallo vincente per alimentare la crescita dell’economia.
L’Italia non dorme, ma serve una cabina di regia che dall’alto crei le condizioni perchè l’esercito di menti in fermento possa effettivamente fare squadra e costituire un polo d’eccellenza su scala sovra-nazionale.