3 cose che Facebook deve migliorare per continuare ad avere successo

Dopo la quotazione, Facebook è sotto la pressione degli azionisti: ecco cosa dovrebbe fare per migliorare le performance

Non c’è dubbio che l’ingresso di Facebook a Wall Street abbia puntato ancor di più i fari sulla complessa attività di sviluppo del social network di Menlo Park, in particolare in relazione alle scelte e alle innovazioni che potrebbero condizionarne il futuro.

Nello specifico, gli azionisti guardano con apprensione alla società di Zuckerberg, soprattutto alla luce dei deludenti risultati ottenuti dal momento dell’entrata in borsa e delle prospettive (non entusiasmanti) sui dati trimestrali che saranno resi noti a brevissimo (si prevede un incremento del 30% del fatturato, il più basso dalla nascita di Facebook).

In parole povere, è finita l’epoca in cui ogni novità introdotta dalle brillanti menti degli sviluppatori era un semplice passo avanti nell’esperienza sociale offerta agli utenti, ed è iniziato un periodo di forte pressione, in cui ogni scelta viene severamente valutata dai mercati e dagli analisti di strategia, ed ha conseguenze economiche importanti per gli investitori.

Mark Hughes, CEO e co-fondatore di C3 Metrics, ha suggerito in suo articolo su Mashable 3 punti fondamentali su cui Facebook dovrebbe concentrare la sua attenzione per far felici i suoi stakeholder.

#1 Video sharing

Ovviamente non in relazione alla pura condivisione, bensì alla creazione di contenuti video originali e di qualità.

Già oggi è possibile caricare e condividere video su Facebook, ma in realtà quasi nessuno utilizza questo strumento (sul quale peraltro c’è una scarsa attenzione anche da parte degli stessi sviluppatori). In pratica, Zuckerberg dovrebbe far sì che ciò che oggi accade su YouTube sia traslato su Facebook, attraverso un’opera di incentivazione che porti i principali youtubers a fare di Facebook la propria casa e la fonte da cui condividere i propri contenuti.

Questo perché il social ha una risorsa che nessun altro possiede: un database quasi infinito di potenziali consumatori di cui conosce età, sesso e preferenze di consumo.

Secondo Hughes, ulteriori banner pubblicitari, anche se perfettamente indicizzati e personalizzati in base ai potenziali consumatori, non permetteranno mai a Facebook di fare quel definitivo salto di qualità che invece gli sarebbe consentito dalla creazione di contenuti video originali, sempre più utilizzati dai top brand come base per le loro campagne di comunicazione.

#2 Mobile e geolocalizzazione

La seconda leva competitiva che per Hughes dovrebbe essere sfruttata da Facebook per incrementare i ricavi generati dalla base di utenza iscritta (e quindi il suo appeal nei confronti degli investitori) è legata alle funzionalità di geolocalizzazione. Con la nuova applicazione mobile, infatti, la geolocalizzazione è praticamente automatica e condivisa assieme al nostro status. Questo rappresenta per Facebook una potenziale miniera d’oro.

Huges utilizza un esempio legato all’acquisto di un’automobile. Grazie alla geolocalizzazione, Facebook sa perfettamente che ci troviamo assieme al nostro smartphone da uno specifico concessionario, dove trascorriamo un certo periodo di tempo. Pochi giorni dopo, ci troviamo a meno di cento metri da altri due concessionari. Facebook può sapere ciò che appare evidente: stiamo acquistando (o vorremmo acquistare) un’automobile.

Appare semplice ipotizzare quanto le principali case automobilistiche sarebbero disposte a investire per ottenere quel tipo di informazione in tempo reale. Addirittura Facebook potrebbe creare un nuovo tipo di advertising legato alla semplice “intenzione d’acquisto”. In questo tipo di analisi, Google si è rivelato un precursore.

#3 Analytics personalizzati

Uno dei motivi principali dei deludenti risultati a cui sta andando incontro Facebook negli ultimi tempi è indubbiamente legato ai sempre minori investimenti in pubblicità che le grandi compagnie riservano al social network di Zuckerberg. Questo perché in molti casi l’adv è risultata inefficace (ricorderete il caso eclatante della General Motors) e quindi molte risorse, in passato destinate ad attività su Facebook, sono state indirizzate altrove.

Il problema fondamentale, secondo Huges, è che Facebook non è consapevole di come poter aiutare i suoi clienti nell’incrementare il loro volume d’affari. In pratica, fornisce un mezzo potentissimo (l’enorme base dati di utenti registrati) ma non sa come sfruttarne a pieno il potenziale.

Ovviamente Facebook dispone già di un sistema di monitoraggio (Insight) e chiunque gestisca una fan page può apprezzarne la varietà di dati forniti. Purtroppo, però, non è ancora stato capace di relazionarlo ai diversi modelli di business delle aziende che lo utilizzano, sviluppando quindi chiari e univoci indicatori di performance.

La soluzione sta nel pensare fuori dagli schemi, abbandonando gli attuali standard e sviluppando strumenti di misurazione nuovi, senza i quali probabilmente assisteremo ad un sempre maggior numero di vicende simili a quelle della General Motors, le cui conseguenze sul mercato azionario sono facilmente prevedibili.

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