BIG DIVE crea nuove figure professionali per la gestione dei big data

A Torino ad ottobre si svolgerà un corso di quattro settimane per formare data scientist che operino nel settore dei big data

BIG DIVE è il programma di formazione organizzato dal consorzio TOP-IX in collaborazione con Axant, ISI Foundation e ToDo per formare le figure professionali multidisciplinari fortemente richieste per operare nel settore dei big data.

I dati in rete sono infatti il nuovo capitale digitale. Istituzioni pubbliche e private stanno mobilitandosi per sfruttarlo. Per questo sono sempre più necessarie figure professionali in grado di immagazzinare dati, filtrarli, decodificarli, elaborarli ed analizzarli per estrarre informazioni nascoste e scoprire pattern ricorrenti. In questo modo le aziende possono acquisire vantaggi competitivi utilizzabili per migliorare la produttività e proporre soluzioni, servizi e prodotti innovativi, creando valore aggiunto anche in settori ormai maturi.

Per comprendere meglio le opportunità date dall’analisi dei big data, ho intervistato Leonardo Camiciotti e Christian Racca del consorzio TOP-IX organizzatori di BIG DIVE.

Perchè avete deciso di organizzare un corso di formazione sui big data?

“Negli Stati Uniti ormai si parla dei big data come della next big thing, la “prossima grande cosa”. Effettivamente è un fenomeno emergente e rilevante perchè chi ha la capacità di analizzare grosse moli di dati possiede delle informazioni utilissime che possono essere usate in prima battuta a livello di analisi, in seconda battuta a livello predittivo. Ma questa attività non è alla portata di tutti. Per questo è necessario formare data scientist: professionisti in grado di analizzare, visualizzare e gestire i big data.

Quali sono le opportunità di business dei big data?

“Dal punto di vista delle aziende, l’opportunità di business riguarda l’ottimizzazione dei flussi, sia in ambito finanziario, sia nella logistica, che nella salute. Quest’ultimo campo è molto promettente, perchè esistono già grandissime moli di dati relative alla genomica così come alla produzione dei medicinali, ma attualmente non sono ancora state analizzate in modo strutturato.

Credo quindi che le due grandi grosse rivoluzioni saranno nell’ambito della medicina e in quello della logistica, in particolare dei trasporti. Analizzando i dati della mobilità, ad esempio incrociata con la dimensione del crimine, è possibile comprendere cosa non va nell’attuale sistema dei trasporti.”

“La seconda opportunità di business è per i singoli professionisti che analizzano i dati. Mettere la parola data scientist nel curriculum vale 40mila dollari in più all’anno perché queste figure mancano. Anche nelle grandi aziende queste figure mancano, oppure sono “sporche”, ovvero c’è chi ne sa di statistica, ma non sa programmare, o chi sa programmare ma non sa visualizzare, e così via.”

“Infine un’ultima opportunità di business riguarda la regolamentazione dei dati. Capire di chi è il dato, come lo si può utilizzare, cosa succede se il dato viene messo online. Dunque c’è una parte legale, per la quale esiste ancora poca letteratura, di cui qua a Torino si occupa ad esempio il Centro Nexa per Internet e Società.”

“Le opportunità dei big data vanno però oltre al solo business. Essi hanno infatti un impatto sociale ed economico più ampio. Un domani ad esempio potrebbe essere possibile analizzare la relazione tra i dati finanziari di borsa e la reazione in tempo reale delle persone. Chi riuscisse a dare delle chiavi di lettura su questi tipi di dinamiche potrebbe sostituire le agenzie di rating che esistono oggi e che stanno decidendo il bene e il male del mondo.”

“Il dato diventerà dunque l’oggetto scambiato di un’intera catena del valore, perché è la materia prima su cui è possibile costruire informazione, che a sua volta è indispensabile per costruire una visione ‘educata’, ‘saggia’ per orientare le proprie azioni.”

Quali sono i problemi da affrontare per sfruttare le opportunità dei big data?

“Il problema sta a valle e a monte. A monte perché mancano figure sufficienti per analizzare i dati. A valle perché le basi di dati al momento sono ancora isolate. Chi possiede i dati infatti fa ancora fatica a metterli in condivisione. Invece il grosso vantaggio si avrebbe dal cross-mining, ovvero metter in correlazione grosse masse di dati che consentono di identificare pattern emergenti.

Si possono identificare relazioni di causa-effetto, o descrivere la propagazione di un fenomeno di un qualsiasi sistema, dalla società alla cellula umana. È necessario quindi avere un approccio olistico. Ma la precondizioni è avere dei dati che possono essere combinati. E avere delle competenze per farlo.”

“Per sbloccare queste opportunità dunque c’è molto da fare. Innanzittutto mettere a disposizione i dati, che è un processo che è già partito, ad esempio con tutto il movimento degli Open Data. Una volta che poi i dati sono a disposizione, è necessario farsi trovare pronti. Ci vogliono competenze, persone con dimestichezza nel capire cos’è il dato, per comprendere cos’è un data set. Più competenze di visualizzazione e sviluppo che possono essere rivendute in differenti ambiti: dalla visualizzazione alla scalabilità di infrastrutture complesse.”

“Un problema classico delle startup internet, ovvero la gestione del picco di utenze nei propri server, ad esempio è un problema di big data. Quindi anche in questo ambito possono essere applicate le competenze di gestione dei flussi di dati.”

A chi si rivolge il corso BIG DIVE?

“Ci rivolgiamo principalmente a due figure professionali. Innanzitutto al neolaureato smanettone interessato alla programmazione ma che non ha ancora trovato una strada e allora decide di qualificarsi come data scientist. Il secondo è colui che si vuole riqualificare all’interno dell’azienda perché l’azienda potrebbe decidere che tra gli asset da valorizzare ha dati di cui ancora non ha fatto nessun uso perché non ha le figure competenti.”

“Il corso, che si svolgerà a Torino dal 1 al 26 ottobre ha quindi l’obiettivo di formare una nuova generazione di tecnici. Non il tecnico che implementa delle soluzioni, ma quello che utilizza la capacità tecnica per andare a scoprire problemi od opportunità basandosi sui dati.”

Se siete quindi interessati a sviluppare competenze in questo ambito, sul sito BIG DIVE potrete trovare tutte le informazioni relative al programma, alla competenze richieste, ai docenti, ai costi di iscrizione e al processo di selezione. Per essere tra i 20 data scientist di BIG DIVE, fate subito l’application online: avete tempo fino al 15 settembre.