Perché le routine mattutine uccidono la creatività

La routine moderna non è amica della creatività: scopriamo perché!

La routine mattutina dell’uomo moderno è generalmente accompagnata da una variabile onnipresente: la fretta.
Spesso i minuti che intercorrono tra il primo squillo della sveglia e la chiusura della porta di casa (a proposito, avete preso le chiavi?) sono pochissimi. In strada, si corre rapidamente verso il luogo di lavoro, ascoltando in sottofondo i notiziari in radio, per poi arrivare in ufficio e tuffarsi nella routine lavorativa, magari sbirciando i titoli dei quotidiani sul tavolo dell’ingresso, e sorseggiando un altro caffé.
Ma la routine mattutina dell’uomo moderno concilia con la coltura della sua creatività?

Come evidenziano diversi studi scientifici, le nostri abitudini mattutine sono esattemente l’opposto di quanto neuroscienziati e psicologi cognitivi definiscono  “buona prassi” per promuovere uno stile di pensiero creativo. I ricercatori Mareike Wieth e Rose Zacks, in uno studio pubblicato l’anno scorso sulla rivista “Thinking and reasoning”, affermano che le idee più fantasiose trovano terreno fertile quando siamo “sconnessi” e non focalizzati su un compito. In quei momenti, i processi mentali che inibiscono la nascita di pensieri irrilevanti o distraenti sono più deboli, e lasciano spazio alla creazione di connessioni inaspettate e spesso stimolanti.

Le persone più “assonnate” presentano un “focus attenzionale più diffuso”, spiegano i ricercatori, che “li porta ad accedere a un network più ampio di conoscenze. Questa estensione determina un aumento delle capacità di problem solving creativo”. Non dare opportunità alla nostra mente di sintonizzarsi in modo graduale sulla realtà estena ci priva della possibilità di conoscere le soprendenti soluzioni creative che può offrirci.

Ma cosa possiamo salvare della nostra normale routine mattutina?

I viaggi pendolari, pieni di file in macchina e mezzi pubblici affollati, non aiutano la creatività.Il cortisolo, ormone dello stress, danneggia la mielina, una guaina che circonda la maggior parte delle fibre nervose e permette di garantire un’alta velocità di trasmissione dell’impulso nervoso. Questo può provocare un rallentamento della velocità di trasmissione con cui il segnale è trasmesso tra i neuroni, diradando le possibilità di veder nascere un’idea geniale.

Un recente studio pubblicato in “Psychological Science” ha messo in luce che l’esposizione a video dal contenuto triste rende le persone meno abili nel problem-solving creativo rispetto a quelli che assistono a un video dal contenuto positivo. “Un umore positivo”, spiega il coautore dell’articolo, Rudy Nadler, “aumenta la flessibilità cognitiva”, mentre un umore negativo restringe i nostri orizzonti mentali. Per la cronaca, il video visto dai partecipanti all’esperimento era un breve clip di un neonato che ride.

Una buona abitudine da mantenere, a detta degli esperti, è il rito del caffè. La caffeina non solo ci rende più reattivi, ma aumenta, a livello cerebrale, il rilascio di dopamina, neutrasmettitore che influenza la motivazione e il sentimento di ricompensa quando abbiamo una buona idea.

>Quindi, cosa dovremmo fare per massimizzare il nostro potenziale creativo?

Svegliarci qualche minuto prima e rimanere a oziare nel letto, inseguendo i nostri pensieri senza imbrigliarli, magari con taccuino e penna accanto per annotare le nostre ispirazioni. Restare qualche minuto in più sotto la doccia, congedando i pensieri lavorativi a favore di qualche momento in più di dilatazione mentale. Evitare di soccombere alla “rabbia del pendolare”, ma fare lunghi e profondi respiri. E una volta arrivati in ufficio, manteniamo l’unica sana abitudine e beviamoci una buona tazzina di caffé, magari guardando un video di sottofondo.

La ricerca psicologica per anni si è avvalsa di video per esplorare le reazioni emotive umane: in questo caso la rete ci viene incontro, lasciandoci a disposizione milioni di video a cui attingere, grazie a Youtube, per risvegliare la nostra creatività e ispirazione, ogni mattina.

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