Una nuova tecnica di arte contemporanea: l’arte virtuale in Second Life [GUEST POST]

Il nuovo guest post di Ivonne Citarella - Second Lifer e Sociologa - indaga la bellezza e l'importanza dell'arte in Second Life

di Ivonne Citarella – Second Lifer e Sociologa collaboratrice con il CNR

E’ sempre una grande emozione incontrare gli artisti di Second life, italiani o stranieri che siano, perché la loro creatività è entusiasmante e coinvolgente. Mostre, opere, contest, allestimenti si susseguono continuamente e gli artisti – intendendo pittori, scultori e artisti digitali – creano opere su opere arricchendo Second Life di prodotti a dir poco stupendi e innovativi.

Cosa vuol dire creare un’opera in Second Life? Vuol dire usare lo strumento /SL sperimentandolo senza fine, esaltandone le potenzialità con  la propria creatività, uno stimolo continuo.

Molti artisti, già tali nella Real life, ma anche nati in Second Life, sono rimasti affascinati dalla peculiarità di questa tecnica virtuale 3D, che va considerata al pari di altri tecniche artistiche. Infatti, è proprio quest’ultimo l’aspetto che va sostenuto, quello cioè della consapevolezza dell’ingresso nello scenario artistico di questa nuova tecnica, figlia dell’epoca digitale di cui siamo testimoni, una svolta che va incoraggiata proprio perché rappresentativa dell’arte contemporanea e della quale gli artisti di Second Life ne sono validi promotori e sostenitori.

Ma prima di addentrarmi tra le fila dei numerosi artisti e della loro arte ho voluto incontrare Marina Bellini aka Mexi Lane, veterana Second Lifer, regista e autore. Dal 1994 svolge numerose attività in rete, come la gestione di community, di blog e siti istituzionali, e di eventi sulle tematiche del digitale.
In Second Life gestisce “MIC – Imagin@rium”, un progetto che, passato per i Musei in Comune di Roma, è in via d’estensione verso i media tradizionali, per la divulgazione delle attività d’arte e cultura che si svolgono nei mondi virtuali.

Le ho chiesto quindi come, secondo lei, si possa  riuscire a valorizzare l’arte prodotta nei mondi virtuali e questa è la sua idea:

“La diffusione tramite il web è fondamentale, tuttavia toccherebbe anche ai media tradizionali darsi da fare per divulgare questo tipo d’innovazione culturale e artistica. Da parte mia sto portando avanti un progetto con la Rai, ma i tempi sono lunghi e la situazione attuale li diluisce maggiormente. Inoltre, se da un lato c’è grande interesse per queste nuove forme d’arte, dall’altro c’è anche molto timore. Qualsiasi cosa se non la conosci ti fa paura, ma basterebbe un pizzico di consapevolezza in più del cambiamento in atto. Dall’avvento della rete il mondo è cambiato, tuttavia c’è ancora chi pensa che se ne possa fare a meno, o comunque non vuole guardare ciò che sta accadendo. E il senso della rete non è esserci, ma fare. Per i media tradizionali produrre con la rete sarebbe l’unica svolta possibile: valorizzarne i contenuti e prendere atto che le vecchie guardie della televisione sono ormai tramontate e dovrebbero essere in minoranza rispetto alle novità. Professionalità ce ne sono e tante, e la formazione sarebbe comunque più veloce. La stessa rete ci ha aiutato a modificare le nostre capacità di apprendimento, poichè tutto si basa sulla velocità e l’immediatezza. Se oggi non si valorizza ciò che di buono viene prodotto in rete significa che si sta vivendo fuori dal tempo, dallo spazio, dalla realtà. Che non è affatto “virtuale”.”

MIC – Imagin@rium è una land dove ad un artista, ogni 40 giorni, è data la possibilità di costruire una grande installazione e dove si sono raggiunti dei risultati di pubblico straordinari: fino a 20mila visitatori al mese, provenienti da ogni parte del mondo, numeri che superano i visitatori di un Museo come il Napoleonico o il Bilotti di Roma. Questo conferma come l’interesse internazionale sia molto vivo in questi luoghi “virtuali” dedicati all’arte. Installazioni come “La grande Astrazione Celeste” che dal Macro Testaccio è migrata in Second Life, grazie ad una ri-creazione di Merlino Mayo, ha avuto più visitatori che non al museo da cui è partita e a costo quasi zero.

Ma gli stessi gestori dei Musei invece di fare una riflessione profonda su certi risultati preferiscono girare la testa dall’altra parte. C’è una nota frase di Albert Einstein che oggi, soprattutto in relazione a ciò che si produce nei mondi virtuali, dovrebbe essere presa seriamente in considerazione: “l’immaginazione è più importante della conoscenza. La conoscenza è limitata, l’immaginazione abbraccia il mondo, stimolando il progresso, facendo nascere l’evoluzione“.

Marina Bellini è entusiasta dei progressi che si stanno compiendo inworld, affermando che:

“l’evoluzione delle piattaforme cosiddette virtuali, con lo sviluppo degli sculpt e delle mesh, permettono oggi la realizzazione di opere molto più solide e quindi sensibili ai chiaroscuri, maggiormente immersive ed emozionanti. Gli artisti che operano in Second Life stanno sperimentando le nuove tecniche e man mano si vedono risultati eccellenti, sia iconografici che di contenuto.”

E per quanto riguarda il machinima?

Marina Bellini, da esperta video maker e di mondi virtuali quale è, bene individua quali siano i fattori frenanti che non permettono di cogliere al massimo le potenzialità del machinima affermando:

“le installazioni tridimensionali e immersive realizzate nel metaverso sono difficilmente attuabili nel mondo reale, se non per mezzo di cospicui finanziamenti che raramente si trovano.

Tuttavia sostiene che la divulgazione di un’opera realizzata in un mondo virtuale può contare sulla diffusione nel web tramite machinima e fotografie (snapshot), strumenti con i quali è possibile anche far migrare fuori dalla rete le stesse opere. Inoltre, proprio date le elevate potenzialità la Bellini ritiene che manchi lo sviluppo delle tecniche di ripresa e montaggio, così come anche  della fotografia che richiede un attento utilizzo delle inquadrature e delle luci.

“un machinima girato con un unico piano sequenza, ottenuto dal mouse 3D, è difficilmente efficace per mostrare un’installazione. Senza soffermarsi sui dettagli, agire su campi e controcampi, si avrà un risultato globale che non aiuterà a comprendere i significati stessi dell’opera ed auspica la formazione di videomaker consapevoli. Il machinima che nasce “dal basso” può sembrare apparentemente interessante, ma alla base esistono le stesse regole che valgono per il cinema tradizionale. Se non si conoscono quelle regole e non le si applicano non c’è un buon risultato. Chi gira machinima deve guardare molto cinema, seguendo innanzitutto dove si trova la cinepresa e come sono stati fatti i tagli in fase di montaggio.
Io consiglio sempre di guardare Alfred Hitchcock: un classico Maestro dal quale si possono catturare le basi essenziali delle tecniche di ripresa e montaggio. Guardando s’impara e non costa niente”.

Approfitto dell’occasione per ringraziare Marina non solo per la disponibilità concessami ma soprattutto per tutti i progetti che fino ad oggi ha portato avanti  e per quelli futuri nei quali tutti i Second Lifers, italiani e stranieri, confidano.

Se è vero che le potenzialità di Second Life sono a portata di tutti è altresì vero che per sfruttarne al massimo le potenzialità occorrono fondi e formazione, supportati naturalmente dalla voglia di osare e sperimentare. Quindi divulghiamo e appassioniamoci!

 

Ivonne Citarella

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