Green economy: mondo ricco, risorse scarse

Una panoramica dei rischi e delle opportunità della green economy: la rivoluzione è già partita e potrà sbilanciare vantaggi competitivi e logiche di mercato

Sentiamo parlare sempre più spesso di Green Economy, sostenibilità, riciclo, eco-compatibilità, risparmio energetico. Non si tratta sempre e solo di buone notizie. L’avvento della Green Economy è coinciso con la crescita smisurata del prezzo delle materie prime. I rincari degli ultimi 10 anni, anche del 100-200% per alcuni materiali, hanno azzerato la discesa dei prezzi, in termini reali, registrata in tutto il secolo precedente.

Cambiamenti radicali

L’emersione di una nuova classe media in primis, in paesi come India, Cina ed Indonesia. Frotte di consumatori frenetici ed ubriachi, di un consumo, finalmente alla portata delle proprie tasche, che consumano beni, energia, imballaggi, risorse naturali, territorio.

Estrarre risorse sta diventando incrementalmente più costoso e dispendioso. Aumentare la produzione significa scavare, ad esempio, pozzi di petrolio meno accessibili o più piccoli. I giacimenti noti di petrolio si esauriranno tra 40 anni ai ritmi di estrazione attuali, e le scoperte di nuovi giacimenti si fanno più scarse.

Riprogrammare il modello di business

Nel secolo scorso, in uno scenario di prezzi reali stabili o decrescenti, l’approvvigionamento delle materie prime è diventato progressivamente marginale, sicuro, standardizzato, globalizzato. La partita della competitività si è giocata nel campo della produttività del lavoro (in primis) e del capitale.

Oggi, le industrie devono riprogrammare il proprio business model in funzione del nuovo scenario. Acquisti, produzione e marketing orientati al produrre verde. Il cambiamento farà nuovi vincitori, gli innovatori e precursori della logica verde, e perdenti, destinati a soccombere, tagliati fuori dagli approvvigionamenti e non più in grado di competere in termini di efficienza.

L’industria cartaria è un ottimo esempio dei cambiamenti repentini e violenti che possono affliggere una catena del valore: in pochi anni, produrre da carta riciclata è divenuto più economico che da fibra vergine, ed i prezzi del macero sono schizzati alle stelle. Carta e cartone sono passati da bene sussidiato a prezioso materiale con quotazioni di oltre 100 euro per tonnellata. Oggi i più competitivi sono coloro che avevano, a tempo debito, integrato la propria filiera produttiva con i raccoglitori del materiale.



Futuro ricco di opportunità

Diversi trend potranno influenzare la partita competitiva dei prossimi 15 anni:

1) De-globalizzazione dei flussi commerciali delle commodities, causa di una nuova predilezione della produzione localizzata, o della ri-localizzazione produttiva sopratutto in funzione della disponibilità di materie prime chiave, e meno del costo del lavoro più basso

2) Pricing degli imballaggi e degli scarti di consumo, creazione di incentivi diretti al consumatore per la conservazione e restituzione delle componenti in eccesso. Il riuso dei materiali diventa preponderante rispetto al riciclaggio, ridotto alla soluzione di ultima istanza, oggi rappresentata dalla discarica. I vantaggi competitivi deriveranno dall’ingegneria verde in grado di produrre scarti duraturi, standardizzati e riutilizzabili, abbattendo i costi di produzione ed inscatolamento

3) Contromarketing verde e cambiamento delle logiche di consumo: dal prodotto verde destinato ad una nicchia di precursori disposti a pagare un prezzo superiore, alla penalizzazione del prodotto non verde, da parte della massa dei consumatori, in un mercato dove la produzione verde ed ecosostenibile si impone come standard di mercato.

4) Fotovoltaico, biocombustibili da alghe e pongamia, impianti di condizionamento ad essiccamento indotto. Sono alcuni dei nuovi prodotti che attendono l’abbassamento dei costi di per invadere sul mercato. Le curve di apprendimento per molti prodotti della generazione sostenibile e le applicazioni di ingegneria biologica si stanno rivelando molto più rapide del previsto.

Di certo è che la partita verde è solo all’inizio. Quella che ad oggi è stata la moda di una nicchia è destinata a rivoluzionare il modo di produrre e fare impresa. Confidando che alghe e pongamia non diventino pure condimento per pasta.

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