Serendipity Mobile Marketing: come, quando e perché

Ingegnerizzare l'effetto serendipità per realizzare un nuovo scenario di mobile marketing

“La serendipità è cercare un ago in un pagliaio e trovarci la figlia del contadino.”

Così nel 1976 Julius H. Comroe, ricercatore biomedico americano, descriveva quell’elemento tipico della ricerca scientifica per cui alcune scoperte avvengono sperimentando tutt’altro.
E prima di un metodo di ricerca contrapposto alle più tradizionali indagini sistematiche, la serendipità è imprevisto, sensazione, stupore.

Un neologismo?

Si, dalle origini lontane: Serendip era l’antico nome persiano dello Sri Lanka. Ma abbandoniamo per un momento il ‘700 e Wikipedia e colleghiamoci al presente.

Recentemente vi abbiamo parlato delle cosidette proximity app ovvero applicazioni che permettono di scoprire quando amici, eventi o informazioni aumentano le possibilità degli spazi in cui ci muoviamo.

Noi Ninja stiamo seguendo da vicino questo nuovo market e tra app testate e rumors della rete ci siamo accorti che l’innovazione in campo mobile si sta concretizzando in una direzione precisa ovvero la traduzione dell’effetto serendipità in azioni, funzionalità, applicazionimarketing!

Possiamo parlare di serendipity marketing?
Certamente non in toni accademici e non più in termini di social network: l’era dell’advertising sguinzagliato tra gli spazi sociali non è più in età d’oro e a engagement e conversazioni bisogna saper aderire nei momenti in cui ha senso farsi notare.
Ma la possibilità di trovare qualcosa di grandioso (anche senza cercarlo) grazie ad una app e  un cellulare sta per diventare un prassi quotidiana.

Serendipity Mobile Marketing

E allora, se le nuove app sono anche esperienze social, se ci consentono di cercare-trovare-scoprire (…wow!) in mobilità, possiamo parlarne sì, magari aggiungendo mobile.

E’ prima di tutto una questione di user experience: sempre più ci avviciniamo a modelli che consentono alle persone di beneficiare dei servizi delle app senza doversi distrarre troppo da quello che stanno facendo.
Vi ricordate il lancio del Project Glass di Google?

Ci suggerisce i nuovi scenari in cui ci muoveremo, sempre meno occhiate verso il basso o ditate sui touchscreen, più tempo per muoversi in libertà, più vita vera. Un uso più passivo dei dispositivi mobili.

Questo genere di utilizzo va a braccetto con il concetto e le potenzialità delle scoperte fatte per caso, può essere serendipico.
Ma quanto per caso?

Quando parliamo di innovazione, non parliamo dell’ennesima app che scandagliando connessioni e API dei social network ci consente di individuare le persone; non parliamo di people tracking nè di stalking cammuffato :) Parliamo piuttosto della possibilità di incontratre le persone che vogliamo (o dovremmo) conoscere.

Persone, prodotti, informazioni; chi “cerca-trova”.

O ancora, riprendendo il concetto di passività dei dispositivi e riduzione delle attenzioni da dedicare, chi “trova-trova”: il futuro delle ricerche su mobile potrebbe essere l’ottenere i giusti risultati senza nemmeno doverli cercare, semplicemente portandosi in tasca applicazioni che sanno incrociare i nostri grafi sociali con gli spazi che ci circondano, individuando quando e se fornirci un suggerimento.

Personal shopper e…

Degli assistenti personali, dei personal shopper, delle guide turistiche in formato mobile. Dei maggiordomi virtuali che oltre alla nostra anagrafica imparano dai likes, dai RT e dalle conversazioni che cosa ci interessa, quello che ci serve e non solo! Che hanno cura di scegliere il momento giusto per farsi sentire.

Applicazioni che non segnalano più soltanto chi o cosa, ma anche quando, dove e perché. Serendipità, spostando ora il focus dall’emozione all’economicità, avrà senso come pratica di marketing se saprà tradurre una scoperta in una possibilità concreta.

Proviamo ad immaginare come.

Siamo al PC e abbiamo appena cliccato “mi piace” sul nuovo modello di Nike Blazer; più tardi aggiorniamo il nostro status dichiarando intenzioni di shopping  e usciamo di casa.

Mentre camminiamo a pochi passi da un Nike Store ci vibra nelle tasche una notifica: “Ehi, al Nike Store abbiamo le Nike Blazer 2012 taglia 42!”. Wow! Visa alla mano, non ci resta che entrare per scegliere il colore.

Questa è serendipità a 360° e per l’utente e per lo store: emozioni per il potenziale cliente, opportunità di business per il brand. E attenzione: intendiamo la notifica non come un messaggio spammato dal negoziante, ma come un suggerimento elaborato da un’app in grado di leggere tutte le informazioni utili a stupirci con una proposta interessante.

Serendipity Engineering

Abbiamo azzardato uno scenario piuttosto complesso, vero, ma non irrealizzabile.

Si tratta di “Serendipity Engineering” ovvero di ingegnerizzare il fenomeno della serendipità mediante un lavoro di integrazione tra applicazioni, API e social networks, come racconta Sarah Perez di TechCrunch  in questo post a cui dovreste dare un’occhiata per capire cosa intendiamo quando parliamo di rumors dalla rete.

Come suggerisce la blogger, non sarà un lavoro di pochi mesi ma probabilmente nemmeno di chissà quanti anni.
Le proximity app per fare networking e non solo di cui vi abbiamo lasciato traccia sono i primi passi verso uno scenario che, scommettiamo? sarà piuttosto simile alla notifica per il paio di scarpe.

Le avete scaricate, le state provando? Siate anche voi “early serendipiters”!

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