Il tradimento del VC: da "company builder" a "money manager"

Ai tempi di una ??generazione Y? altamente imprenditoriale, arriva la denuncia dalla Kauffman sul crollo del Venture Capital model

Alessia Di Raimondo

Sub-Editor Sezione Startup

Il VC “company builder” appare essere un fake! In realtà i venture capitalist, tradizionali attori nel mercato del capitale di rischio per l’investimento seed ed early-stage, sarebbero dei “money manager”.

Questa denuncia proviene dalla Kauffman Foundation, il più grande Ente di ricerca imprenditoriale nel mercato USA, che ha pubblicato pochi giorni fa un report, “We have met the Enemy…and he is us”, che denuncia il fallimento dell’apparentemente consolidato modello di investimento dei venture capitalist.

Il principale canale di investimento per i business nascenti inceppa gli ingranaggi del suo “processo produttivo” e fa acqua nella mission che naturalmente lo dovrebbe guidare: contribuire alla crescita di una nuova impresa, aiutandola nel miglioramento delle performance e nel raggiungimento di obiettivi di risultato.

Una bomba esplosa in un contesto imprenditoriale sempre più fertile

Be passionate about having an impact on the world: be entrepreneur!

Potrebbe essere questo il claim di una campagna che promuova l’attività imprenditoriale in un contesto privo di barriere geografiche, culturali ed istituzionali. Un claim che potenzi un vento che spira aria buona: quello di una generazione Y che si sta dimostrando essere la più imprenditoriale di sempre.

Chi lo dice? Jeff Cornwall, Direttore del Centre of Entrepreneurship di Nashville, (leggi l’articolo su “USA Today” qui), ma sulla base dei dati pubblicati nel report 2012 sempre dalla Kauffman.

Sembrerebbe che il 29.4% degli imprenditori USA ha un età tra i 20 ed i 34 anni; 160.000 startup sono state lanciate nel 2011 mensilmente, ma l’aspirazione al lancio di un nuovo business riscontrata da indagini effettuate sarebbe ancora più alta.

Essere imprenditore diventerebbe uno stile di vita ed un fattore fondamentale per il passaggio dalla semplice aspirazione alla creazione di un business potrebbe essere facilitato, dichiara un portavoce della Kauffman, dalla presenza di un mentor da cui apprendere il know-how imprenditoriale per poi lanciarsi sul mercato con le proprie gambe.

In USA proliferano i programmi di formazione pro-imprenditorialità. Giovani laureati vengono invitati a partecipare a programmi di training per lo sviluppo di nuovi business.
Harvard, Stanford, Yale, e le Università di Miami, Colorado, e Massachussets stanno adottando una “strategia push”, con una sempre maggiore offerta formativa per dare nuova linfa ad una alternativa concreta alla scarsa occupazione: mettersi in proprio (per un approfondimento sul tema leggi qui).

L’accesso al capitale resta sempre l’ostacolo maggiore, ed è qui che vengono, appunto, le dolenti note!

Il fallimento del VC model

Più imprenditori pronti a partire sul mercato, meno investitori in grado di affiancare l’impresa in un percorso che realmente conduca al successo?

La Kauffman nel rapporto editato il 7 maggio scorso ha evidenziato come l’investimento in capitale di rischio si stia dimostrando “fallimentare” nel raggiungimento dell’obiettivo di generare alti ritorni. In realtà, spiega il report, ci sarebbe un’ errata allocazione del capitale.

Il problema risiederebbe nel modello di guadagno dei VC. Questi non verrebbero “pagati” per produrre risultati, quindi performance elevate, e ritorni che eccedano il valore di mercato della company-backed, bensì riceverebbero una management fee pari al 2% del capitale investito ed un 20% per la partecipazione agli utili (noto come “2 and 20”).

Questo meccanismo porta ad una cronica disallocazione del capitale, in quanto si tenderebbe ad investire in fondi più grandi (per gli utili “certi” generati dalla management fee), a prescindere dai ritorni generati dall’investimento, che dovrebbe essere l’obiettivo primario a guidare la logica d’investimento dell’investor.

Alla luce dei vacillamenti che il modello del VC mostra sulla base di dati e statistiche che monitorano ben 88 fondi di VC della Fondazione, occorrerebbe rivedere il meccanismo di finanziamento, per correggerne le defaillance in vista di obiettivi di risultato e non di “volume”.

La Kauffman ha già ridotto della metà il numero di fondi VC con cui lavora, interrompendo le relazioni anche con società tra i “top performer”, in quanto restie a modificare il meccanismo di compensazione adottato.

Il VC certamente non chiuderà i battenti, ma si sta lavorando per rivedere il meccanismo di allocazione del capitale, le metriche di misurazione delle performance, e per garantire trasparenza, soprattutto nel rispetto di chi domanda capitale per contribuire a far crescere il mercato.

(Una consultazione approfondita delle statistiche e delle valutazioni effettuate è possibile scaricando il report originale della Kauffman Foundation qui)

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