Social Media ROI made in Italy: l'intervista a Vincenzo Cosenza

Misurare il ROI dei social media sta diventando sempre più importante per aziende e agenzie, e rivela tutte le potenzialità del web come strumento di comunicazione d’impresa e marketing. Ma “tra il dire e il fare” ci sono ostacoli a volte molto impegnativi, come la mancanza di competenze: quali sono gli indicatori e le statistiche da monitorare per gestire e portare al successo una strategia 2.0? Quali metriche, KPI, piattaforme e tool sono più interessanti? Qualche settimana fa avevamo recensito “Social Media ROI“, un manuale molto interessante, pratico e utile scritto da Vincenzo Cosenza (Social Media Strategist e Responsabile della sede romana di Blogmeter) e pubblicato da Apogeo.

Oggi abbiamo il piacere di approfondire il discorso direttamente con l’autore. Social network, metriche, innovazione: curiosi di sapere quello che ci ha detto? 😉

Ciao Vincos e grazie dell’intervista. Quanto è diffusa in Italia la percezione organizzativa dell’importanza di misurare la propria presenza online e non solo di ‘esserci’?

Buongiorno a tutti. Onestamente nella mia esperienza ho incontrato pochissime aziende italiane interessate a misurare l’efficacia della propria presenza online. La smania di colonizzare gli ambienti della rete obnubila l’importanza della pianificazione accorta della propria presenza e della creazione di un framework di misurazione. Ultimamente però sento aziende di grandi dimensioni più interessate all’argomento, e questo mi fa ben sperare.

Quali sono le metriche e i tool di misurazione più utilizzati in ambito aziendale?

Circoscrivendo l’osservazione ai social media direi che la maggior parte usa strumenti gratuiti, tipicamente quelli che le singole piattaforme offrono. Si usa Google News per misurare la presenza nelle conversazioni, Facebook Insights per quella sulla piattaforma di Zuckerberg, Twitter con svariati strumenti gratuiti.

Le grandi aziende preferiscono usare strumenti professionali come Radian6, Sysomos e altri che hanno il limite di essere meno adatti per la lingua italiana o, inutile nasconderlo, il tool di monitoraggio di BlogMeter, che ha un motore semantico specificamente pensato per comprendere la nostra lingua.

Quali sono gli errori più comuni commessi nel pianificare una presenza corporate sul social web?

  • un’ottica di breve periodo
  • non considerare gli obiettivi di business, sovraordinati rispetto alle metriche social
  • farsi guidare dalle metriche imposte dagli strumenti tecnologici (es. I fan)
  • non prevedere a priori un framework di misurazione
  • considerare gli spazi sociali come l’ennesimo “canale” per spingere i propri messaggi
  • non ottenere il committment interno

Un’anteprima dal tuo manuale “Social Media ROI” (Ed. Apogeo): i passi che non possono mancare per impostare una strategia social efficace.

  • l’analisi tesa a comprendere come l’azienda è percepita, anche rispetto ai concorrenti, e quali sono i comportamenti del proprio pubblico di riferimento
  • la strategia volta ad individuare il posizionamento desiderato e le traiettorie per raggiungerlo, coerentemente con la brand equity e gli obiettivi di business più generali
  • le azioni tattiche necessarie a raggiungere gradualmente l’obiettivo strategico. È questa la fase nella quale si scelgono gli strumenti e le piattaforme sulle quali essere presenti, si definiscono le risorse, le modalità e i tempi.

Qual è il social network che reputi più sottovalutato?

Sicuramente LinkedIn, che in Italia ha oltre 3 milioni di iscritti e che ha un potenziale enorme sia nella modalità di utilizzo delle brand page che dei gruppi.
Le prime funzionano come quelle di Facebook e permettono di rivolgersi ad un pubblico forse più interessato ad ascoltare discorsi aziendali anche specialistici (magari di tipo B2B). I secondi sono come i forum e consentono di aggregare una community di professionisti intorno a svariati temi.

Qualcuno pensa che nel futuro prossimo Facebook sarà sinonimo di web: concordi?

Facebook per alcuni è già sinonimo di web se si guarda al tempo trascorso sulla piattaforma. Ma le forze concorrenziali e innovative della rete sono talmente tante ed imprevedibili che c’è posto anche per altri attori. Semmai più che del monopolio Facebook guarderei con attenzione agli oligopoli che si stanno creando e che non riguardano sono le reti sociali, ma la loro convergenza con il mobile e gli altri servizi web (FB-Microsoft-Nokia, Amazon, Apple-Twitter, Google-Motorola).

Una chiacchierata molto interessante e utile: grazie Vincenzo! Bene, non vi resta che andare ad acquistare “Social Media ROI” per capire a fondo le grandi potenzialità del web… non ve ne pentirete, parola di Ninja! 😉

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