Il racconto tra i link: i romanzi ipertestuali

Quando il testo incontra l'ipertesto. La letteratura sul web.

Nel corso dei secoli il racconto, la narrazione di storie avvenute o inventate, ha subito innumerevoli cambiamenti nello stile, codificato di volta in volta secondo i dettami della modernità e del progresso, cambiando le regole e innovandosi a contatto con le nuove tendenze e i nuovi mezzi a disposizione.

Nel passaggio dalla narrazione orale a quella scritta, confinata alla carta e in seguito prodotta in serie e non più modificabile, si assiste a una sorta di chiusura della storia raccontata, i limiti sono ben precisi e tutto ciò che va oltre non trova  più spazio nella storia stessa in quanto “non scritto”.

Ad ovviare a questi confini imposti dai mezzi ci pensa la fantasia dello scrittore, il colpo di genio, la creatività pura che, con un saggio uso di tecniche sempre nuove nel tempo – digressioni, flashback,  flusso di coscienza sono un esempio –  permette al lettore di superare le costrizioni della pagina stampata e vivere il racconto come esperienza sempre più coinvolgente.

Ma al tempo del web 2.0 esistono ancora limiti imposti alla narrazione? Che differenza c’è tra un romanzo e un iper-romanzo?

Non staremo a spiegare cosa sia un ipertesto, ma ci lanceremo invece alla scoperta dell’iper-romanzo, categoria ancora in fase di studio e dalle potenzialità non ancora del tutto esplorate.

La prima definizione di iper-romanzo risale al 1967 e la si legge in Ti con zero di Italo Calvino.

Calvino descrive l’iper-romanzo come:

 “Luogo d’infiniti universi contemporanei in cui tutte le possibilità vengono realizzate in tutte le combinazioni possibili”, dove può valere “Un’idea di tempo puntuale, quasi un assoluto presente soggettivo”; dove le sue parti “sviluppano nei modi più diversi un nucleo comune, e che agiscono su una cornice che lidetermina e ne èdeterminata” e che funziona come “macchina per moltiplicare lenarrazioni”; “costruito da molte storie che si intersecano”.

Ma cos’è oggi un iper-romanzo? Vediamo cosa dicono gli Accademici per eccellenza, ecco infatti una precisa e dotta definizione direttamente dal sito dell’Accademia della Crusca:

“La parola iper-romanzo […] identifica un genere di romanzo che investa più la possibilità di sviluppi narrativi potenziali e la sovrapposizione di livelli interpretativi, la possibilità quindi di espansione (semplificando possiamo pensare alle diverse ramificazioni in cui può articolarsi un romanzo da un nucleo narrativo di partenza) che la dimensione di un’opera. Riprendendo infatti il contesto in cui Calvino lo ha inserito, risulta abbastanza evidente che il prefisso non si riferisce tanto alla dimensione del romanzo, che pure resta grande, ma alla sua illimitatezza, all’impossibilità di contenerlo in un unico testo lineare con un inizio, ma soprattutto con un’unica fine […]”

Un concetto semplice e complesso allo stesso tempo dunque.

 

E’ possibile fare un’ulteriore differenza semantica tra iper-romanzo e romanzo ipertestuale.

Il primo termine si riferisce principalmente al contenuto dell’opera, che deve avere quindi, per dirla come Calvino, determinate caratteristiche di complessità, mentre il secondo si rifà alla modalità ipertestuale dell’opera stessa, indipendentemente dai contenuti, concentrandosi sui legami interni resi possibili dagli hyperlink.

Sono proprio i link interni a costituire l’anima di un romanzo ipertestuale, consentendo al lettore di superare il vincolo di sequenzialità delle pagine e di esplorare gli altri mondi possibili che gravitano intorno alla storia narrata. Il lettore è infatti libero di scegliere una serie di percorsi predisposti dall’autore all’interno dell’opera, godendo appieno di tutte le potenzialità spazio-temporali date da questa commistione tra romanzo e ipertesto.

Mentre con un romanzo stampato la libertà massima che poteva concedersi uno scrittore era quella di rimandare il lettore a capitoli successivi o posti in altre sezioni del libro, per approfondire argomenti paralleli allo svolgersi della narrazione, con il supporto degli ipertesti è possibile abbandonare la storia principale non appena si presenti un link e poi ritornarci con la sola pressione di un tasto o di un click.

Nel 1992 è comparso sul mercato il primo romanzo ipertestuale in commercio, Afternoon, a story di Michael Joyce, pubblicato dalla Eastgate, che usufruisce della piattaforma Storyspace ed è leggibile soltanto da pc proprio per la sua impossibilità di essere stampato.

Con la pubblicazione di un romanzo ipertestuale sul web anche questa frontiera è superata e la lettura può procedere secondo percorsi liberi, non lineari e per questo talvolta definiti anche non linear fiction, hypertext fiction o interactive fiction.

Il romanzo ipertestuale quindi offre interattività massima, tra lettore e autore. Quest’ultimo può condurre il gioco con maggiore libertà e senza dover porre limiti alla domanda che da sempre accompagna le fasi di ideazione e creazione di un’opera letteraria di fantasia: “E se…?”. Qualsiasi altra versione della storia sarà a disposizione, o quasi, a portata di click!

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Scritto da

Anna Sergio

Laureata in Lingue orientali a Napoli, "specializzata" in Marketing a Roma, vive con il cuore a Londra e la testa in Giappone. Blogger, appassionata di libri, musica e ... continua

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