I colori della passione: il cinema che ricostruisce l’arte

Quando il digitale va incontro al cinema, e all'arte

Grazie all’uso magistrale del digitale, il videoartista e regista Lech Majewski si addentra in un dipinto per farlo vivere. Nelle sale italiane a partire dal 30 marzo, I colori della passione racconta la genesi di un’opera di Pieter Bruegel, La salita al Calvario. Dipinto nel 1564, il pittore fiammingo ambienta la Passione di Cristo nelle Fiandre, allora possedimento di Filippo II, che attuò una politica repressiva nei confronti dei movimenti religiosi riformistici che abitavano queste terre.

A causa della sua complessità tecnica il film ha richiesto 3 anni di realizzazione, ed un sapiente utilizzo del 3D e delle tecniche di computer grafica, che hanno dato vita a un’interessante fusione tra presente e passato, pittura classica e digital tecnology.  Il film stesso diventa un’opera d’arte, in grado di coinvolgere emotivamente lo spettatore.

 

Anche il grande cineasta Tarkovskij, nel 1974, si era ispirato all’arte di Bruegel, e in particolare al dipinto I cacciatori nella neve, nel film Lo specchio, suo capolavoro cinematografico. Ma Lech Majewski fa di più: proietta lo spettatore dentro il dipinto, attraverso fondali che danno l’illusione prospettica tipica dei quadri fiamminghi e sovrapponendo immagini dipinte a quelle digitali. L’opera d’arte si compone davanti ai nostri occhi, un tableau vivant in tempo reale: un’intima riflessione sul processo creativo di Bruegel e sulla sofferenza di Cristo.