Skype, una campagna provocatoria contro i social media

Meglio le videochiamate o i social network?Skype punta tutto sul ritorno all'umanità.

Martedi 3 aprile, Skype  ha lanciato una campagna di marketing da 12 milioni di dollari negli Stati Uniti e nel Regno Unito che sfida i consumatori a pensare alla qualità delle loro comunicazioni personali.

La campagna è stata affidata alla Pereira e O’Dell di San Francisco da Microsoft, che ha acquistato Skype lo scorso anno con un accordo di 8,5 miliardi dollari , ed è impostata sull’headline It’s time for Skype.

La campagna billboard, presente in strada, nelle stazioni della metropolitana e sui bus, si caratterizza per alcuni cartelloni pubblicitari con messaggi provocatori nei confronti dei social media  tra cui “140 caratteri non vuol dire restare in contatto” e “Evolviti da un post in bacheca ad una conversazione di prima classe”.

La campagna digitale, a cui è già dedicato un sito, partirà il 19 aprile con lo stesso tema ma l’impatto provocatorio scenderà di livello per concentrarsi sulle specifiche delle nuove funzionalità. La pianificazione comprende circa 17 siti che si occupano di lifestyle, notizie, affari, intrattenimento, gossip e viaggi, come CNN, BBC, Facebook, Lonely Planet, AOL, Yahoo, Wired, MSN, Mailonline, iVillage, CBS e Hulu.

La campagna sui social-media, che prevede un budget di 2 milioni, comprenderà l’hashtag #timeforskype per Twitter e si concentrerà sui prodotti premium e sul ricordare alle persone che c’è un modo diverso, e migliore, di connettersi agli altri.

Francie Strong, direttore marketing di Skype, ha affermato: “L’obiettivo è quello di diffondere grandi affermazioni audaci per attirare l’attenzione della gente e far pensare loro al modo in cui comunicano”.

Il progetto mira nel complesso a informare l’opinione pubblica su Skype, ad andare oltre le video chiamate per le quali è più noto e far conoscere anche altri prodotti come screen-sharing, video di gruppo, trasferimento file, messaggistica istantanea, chiamate a cellulari e telefoni fissi, trasmettendo l’idea che la combinazione di queste funzionalità permette una conversazione più naturale.

Justin Cox, senior strategic planner-mobile della Pereira ha dichiarato ad Adage: “è stato deprimente e stimolante, è raro che una campagna dia l’opportunità di affrontare questioni culturali estremamente pertinenti.  Skype non risolve i problemi del mondo, ma ha un punto di vista. Questo è più di un semplice messaggio di marketing con titoli provocatori, il nostro il messaggio è quello di aiutare persone a collegarsi veramente in modo genuino”.

Un messaggio così provocatorio nei confronti dei social media big-hitters come Facebook e Twitter risulta strano, soprattutto considerando l’accordo tra Skype e il colosso di Zuckerberg per le videochiamate e il recente annuncio dell’intenzione da parte di Skype di creare un applicazione “humoticon” su Facebook che permetterà agli utenti di creare emoticon sulla base proprio volto.

Ricordiamo inoltre che nell’ottobre 2007 Microsoft ha acquistato una quota dell’ 1,6% di Facebook per circa 240 milioni di dollari, diventando quindi investitore e avviando tra le due aziende una stretta collaborazione.

Non ci resta che attendere se e quando ci sarà una “risposta” da parte delle società di Zuckerberg e Dorsey.

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  • Ludovico Esposito

    Questa pubblicità ironizza sui nuovi modi di comunicare delle persone e, secondo me, ad eccezione del primo messaggio (“Welcome back to humanity”), non lo fa in modo provocatorio. Gli altri messaggi hanno il compito di ricordare il piacere di provare veri sentimenti (feel, touch, laughter) con persone a noi vicine (mum). Ovviamente chi tratta di marketing coglie immediatamente l’altro lato della medaglia, ovvero una possibile guerra con i social, mentre, probabilmente, chi legge reagisce con uno spontaneo sorriso.

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