Facebook: l'arrivo del pulsante "Non mi piace" desta qualche perplessità

Il pollice verso torna a far notizia con l'applicazione EnemyGraph.

Sono passati due anni da quando fu introdotto il tasto “I like” e i dati  presentati alla SEC parlano chiaro: un traffico di  2,7 miliardi di Like e commenti  giornalieri, che potrebbero raddoppiare grazie all’introduzione del nuovo pulsante “Hate” o “Dislike”. Ne consegue che la primordiale incertezza di Mr. Zuckerberg a proposito del pollice verso (il basso) si stia trasformando in solida certezza visto anche il giro d’affari postumi al recente sbarco in Borsa.

In attesa di conferme o smentite a tal proposito dai ‘vertici facebookiani’, Dean Terry responsabile del programma  relativo ai media emergenti all’Università di Dallas, coglie l’occasione per lanciare una provocazione con l’applicazione EnemyGraph. Scaricandola, l’utente sarà in grado di  creare liste di nemici o semplicemente di cose che non incontrano il proprio gusto.

Ed ecco che la fitta rete di amicizie diventa ancora più intricata aggiungendo inimicizie e portando di conseguenza il sentimento negativo nei social network. Come se non bastasse, a completare la social dissonance,verrà segnalato tramite notifica quando  qualcuno diventerà amico di un nemico. Inoltre in base ai dislike ricevuti viene redatta una classifica dei 25 Top Enemies.

L’introduzione di EnemyGraph  ha riscosso pareri contrastanti e soprattutto  ha reso esplicito il timore scaturito dal pericolo di bullismo cibernetico. Fa da testimone la bacheca della pagina Facebook che riporto di seguito, in cui è possibile notare che un pioniere della novità, insoddisfatto, abbandona l’uso dell’applicazione.

A tal proposito i fautori  rispondono dicendo che per essere nemici di qualcuno bisogna che “il qualcuno” figuri tra gli amici; citiamo testuali parole “You have to be Facebook friends with someone in order to make them an “enemy.” If you are not friends with them, you can’t be an enemy or make them your enemy. To our knowledge anyone using this function is doing it in jest”. Ora alla luce di quanto dichiarato, penso che sorgano delle domande: prima essere amici per poi essere nemici? 😉

Secondo la mia se pur breve esperienza  una cosa è certa:  le relazioni troppo complicate durano poco, e se lo sono fin dall’inizio ciò comporta l’aver iniziato con il piede sbagliato. Robert Scoble, noto blogger americano, si oppone all’implementazione del pulsante di “odio” ritenendo che nel mondo ce ne sia già abbastanza, mettendosi dalla parte di chi sostiene che si vadano a creare nemici virtuali per non affrontarli poi nel mondo reale. In questo senso come dargli torto? :)

Dall’altro canto c’è chi sostiene, nella visione superiore dei social, che il tasto “dislike” possa stimolare la discussione oltre ad essere utile per l’advertising mirato, che andrebbe a colpire il consumatore interessato o meno al prodotto/servizio che si vuole offrire. Altri ancora, i quali ritengono Facebook un mondo a sé stante, fatto solo di apparenze, sono convinti che un’implementazione del genere possa portare a un’attenzione maggiore verso i contenuti che si decide di condividere. Chi legge o semplicemente guarda, infatti, è portato a dare un parere più vicino alla realtà con la possibilità di esprimere anche un  sentimento negativo.

In una fase di cambiamento come quella che sta vivendo Facebook, i dibattiti e le discussioni sono indispensabili, al fine di raggiungere un obiettivo comune in direzione di un’evoluzione sociale. Perciò anziché scegliere un punto troppo fisso per stimolare la mente, vi lascio con una domanda alla quale spero possiate dare risposta: l’introduzione del tasto “dislike” può  davvero essere definita anti-social?

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