Sarah Haney mette a fuoco il lato oscuro di Barbie [INTERVISTA]

Una fotografa americana immortala un inedito lato noir della bambola per eccellenza

Flasher

Da sempre emblema per eccellenza di femminilità, perfezione, eleganza e stile, Barbie viene resa più vera ed attuale dagli scatti di Sarah Haney (Denver, USA) che allontanano la bambola eternamente giovane dal mondo ideale, riportandola in quello reale, alle prese con i problemi di tutti i giorni.

How could you?

Negli scatti della fotografa americana il Sogno Americano e l’ideale borghese si infrangono contro la cruda perversione della società attuale, mettendo il luce il lato oscuro di Barbie ed in ombra la sua eterna e plastica perfezione.

Welcome To The Dream House’, ‘Life In Plastic’ e ‘Things Fall Apart’ aprono le porte di un mondo che in superficie appare perfetto, ma che in realtà nasconde situazioni estreme e problematiche di dipendenza dalla chirurgia estetica e di disordini alimentari.

Wide stance

Binge and purge

Per saperne di più abbiamo intervistato Sarah Haney, entusiasta all’idea di raccontarsi per Ninjamarketing.

I feel pretty

Da dove nasce il concept del tuo progetto?

Tutto è iniziato da un gioco. Stavo pensando a come mi seccava vedere sempre il sorriso di Barbie, quando giocavo con lei. Così ho iniziato a pensare a quali potevano essere delle ipotetiche  situazioni in cui quel sorriso fosse inappropriato. Da lì è nata l’idea di fare foto divertenti: sono andata in un negozio di articoli di seconda mano, ho comprato una coppia di bambole ed ho cominciato a scattare foto.

Le tue immagini possono essere collegate con il crollo del sogno americano e dell’ideale borghese? Come vivi tutto questo, da americana?

Io credo che Barbie e Ken in qualche modo abbiano rappresentato davvero il Sogno Americano. Io volevo mostrare come questo stesse collassando intorno a loro, in parte proprio a causa delle loro stesse decisioni. Credo che qualche volta le persone dimentichino, o forse non vogliano riconoscere le loro colpe. Ci sono molte cose che non vanno, non solamente Wall Street, e la colpa è proprio delle persone.

Quale immagine sceglieresti per illustrare il tuo progetto?

Bella domanda! “You Knew I Wouldn’t Leave My Wife” è quella che riassume meglio il mio lavoro. Essi sono in una situazione abbastanza vaga, non definita. I personaggi però, sono definiti. Ken appare sprezzante e Barbie davvero patetica. Il titolo, tuttavia, fa capire che lei sappia esattamente cosa aspettarsi per tutto il tempo.

You Knew I Wouldn't Leave My Wife

Il pubblico come vive le tue mostre?

Io ho uno studio a Denver dove le persone possono vedere il mio lavoro. Faccio una sola esposizione all’anno in una galleria vera e propria, per lo più a Denver, Colorado. Mi piacerebbe molto fare rappresentazioni altrove, magari all’estero.

Qual è la cosa più strana che ti è capitato di vedere, grazie al tuo lavoro?

Probabilmente l’interazione con le persone quando scatto fotografie all’aperto, in città. Fondamentalmente io resto sdraiata a lungo sul marciapiede con una macchina fotografica e un branco di bambole. Di fronte a questo spettacolo le persone non sanno mai decidere se sto facendo una cosa davvero interessante o se se sono solamente pazza. Spesso si riuniscono un sacco di persone, che guardano e cercano di scoprire cosa sto facendo. Una volta qualcuno guidando ha urlato “I love you photos” fuori dal finestrino ed è andato avanti. Questo è stato il meglio, mi ha fatto sentire come una vera rock star!

Boys don't cry

But he said he was using the rhythm method

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