I primi italiani a StartupChile [INTERVISTA]

Gli startupper torinesi Claudio Carnino e Nicoletta Donadio raccontano l'evoluzione del loro progetto imprenditoriale tra due continenti e due differenti culture del fallimento.

Claudio Carnino e Nicoletta Donadio si sono incontrati all’Università di Torino, ma l’hanno lasciata al secondo anno per potersi dedicare a tempo pieno a Hinii, la loro prima startup. Da allora sono passati quasi tre anni e altrettanti progetti d’impresa.

La loro storia è un’avventura tra due continenti e due differenti culture imprenditoriali che interpretano il fallimento in modo molto differente. È proprio per questo motivo che Claudio e Nico, dopo aver abbandonato la loro prima idea (visto che Google era uscito con un servizio con la stessa value proposition e certo non potevano competervi ;-)), per sviluppare il loro secondo progetto hanno rivolto lo sguardo al Nord America, alla ricerca di un acceleratore, ovvero un programma di incubazione che finanzia e supporta le startup.

La cultura del fallimento dal Nord al Sud America

Gli Stati Uniti sono stati fin da subito la meta privilegiata perché, come racconta Claudio: “là c’è la cultura dell’errore. L’errore è il momento in cui sbatti la testa, cerchi di capire perché e cerchi di non sbatterla un’altra volta. Gli investitori nordamericani vedono il fallimento come un momento in cui impari, non come il momento in cui dimostri che non sei capace. Se si spiega il motivo per cui si è fallito, gli errori possono diventare una medaglia d’onore. Quindi, nel compilare l’application per l’acceleratore Betaspring, abbiamo raccontando la nostra precedente esperienza di fallimento, abbiamo dimostrato di aver voglia di fare, che ci stiamo riprovando. E così siamo riusciti ad accedervi.”

Tra di loro e la West Coast c’era però un “piccolo cavillo burocratico”: un visto di due anni necessario per partecipare al programma. Anche questo contrattempo però si è trasformato in una svolta positiva del loro viaggio. Perché, nel tentativo di raggiungere la Silicon Valley, hanno scoperto un nuovo mondo fuori dalle tradizionali rotte dei navigatori del web 2.0: StartupChile, il programma già descritto da Carmen in un precedente post.

Il coworking diventa mentorship peer to peer

Claudio e Nico sono stati i primi due italiani a partecipare al programma di incubazione sudamericano. Per sei mesi hanno vissuto a Santiago del Cile con 40.000 $ a disposizione e un coworking space in cui: “prendi il caffè, lavori e parli con altre persone. Condividendo il nostro ufficio con altri 200, 300 imprenditori, abbiamo avuto la possibilità di confrontarci con esperienze di lavoro diverse. Questo ci ha consentito di conoscere persone esperte in settori di cui non sapevamo nulla (non solo tech, ma anche solare, energetico, biomedico, chimico) e di conseguenza abbiamo cominciato a capirne un pezzettino anche noi.

“Parlando con gli altri imprenditori, chiedendo informazioni e suggerimenti si è creata poi una mentorship peer to peer. Inoltre questa esperienza ci ha consentito di uscire dalla “zona di confort” della nostra città natale e ci ha messo in uno stato mentale aperto ad imparare e a capire gli altri.” E, a quanto pare dall’evoluzione della loro idea, anche a predisporsi al cambiamento.

I primi italiani a StartupChile

 

L’evoluzione dell’idea imprenditoriale

“L’obiettivo del nostro soggiorno in Cile era lo sviluppo di Challengein, il nostro secondo progetto. Questa startup era nata come un’applicazione che reinventa i giochi di società nell’era degli smartphone. Quando siamo arrivati in Cile però abbiamo trovato quattro aziende diverse che erano disposte a pagare per realizzare giochi legati ai loro prodotti per fare advertising. In un mese abbiamo trasformato Challengein in una piattaforma di advergame per le PMI che consentisse loro di creare giochi attorno ad un prodotto con un budget ridottissimo.”

“Nei restanti tre mesi ci siamo dedicati alla vendita e alla fine abbiamo capito che non funzionava. Infatti le piccole aziende non conoscono i ritorni di questi tipi di soluzione e anche se glieli spieghi non hanno confidenza e preferiscono investire in pubblicità classica. Abbiamo testato tecniche diverse, parlato con molta gente, ma non funzionava. Però, siccome siamo testardi, abbiamo deciso di provarci un’altra volta, con qualcosa di diverso.”

Challengein Startup Chile Update 2 from theDoot00 on Vimeo.

Ascoltando i problemi degli altri imprenditori nasce la terza idea

“Vivendo sei mesi con altri imprenditori abbiamo visto che ci sono dei problemi comuni, uno dei quali è la creazione di una campagna di social media marketing, che richiede tempo e conoscenza delle strategie giuste. Conoscendo il problema abbiamo creato la soluzione: Fanchimp.  Il servizio aiuta le startup a realizzare campagne di social media marketing in soli 15 minuti la settimana. Come? Semplificando la generazione del contenuto e occupandosi di schedularne la pubblicazione nel momento migliore della settimana e del giorno.”

“Quindici giorni fa, appena tornati in Italia, abbiamo lanciato questo nuovo progetto e adesso vediamo come va. La cosa importante è che non ci siamo arresi. Stiamo ripartendo e stiamo vedendo ogni fallimento come un grosso pugno in faccia, ma da cui si impara qualcosa”.

Come proseguirà la loro storia?

Beh, per scoprirlo, follow @nikla88 e @ccarnino.

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