Ecosistema di startup in Italia? Con StartuppaMi si può! [INTERVISTA]

E?? arrivato al quarto round il format importato dall??UK per il networking delle startup nostrane

Alessia Di Raimondo

Sub-Editor Sezione Startup

Si è appena svolto a Milano il quarto incontro di StartuppaMi: l’evento made in UK che è stato importato nel nostro Paese dopo aver assistito al successo del format nella piazza londinese.

Marco Ottolini, imprenditore seriale plasmatore dell’evento, racconta come l’idea nasce da Flagon’s Den, Festival dell’Imprenditoria di Londra organizzato da Tech City, un Ente governativo che ha creato un Tech Hub a Londra, una sorta di Silicon Valley londinese, dove le startup hanno localizzato le proprie sedi, fanno ecosistema, si confrontano reperendo inoltre finanziamenti grazie alla concentrazione di VC che sono accorsi anche dalla Silicon Valley.

Il format è il seguente: un evento mensile serale in cui alcune startup si raccontano in un pitch, uno spazio di tre minuti attraverso cui presentare la propria idea tramite slides, ricevendo feedback dai presenti nei 7 minuti successivi alla presentazione.
Nessuna formalità: si tratta anche di un momento conviviale, BYOB (Bring your Own Beverage), si mangiano delle pizze e ci si mette a proprio agio condividendo le proprie business idea e le proprie esperienze rilassandosi.

Formula vincente? Sì, se si considera che dagli originari 6 startupper che dovevano essere ammessi ad ogni round, l’ultimo incontro mensile, svoltosi lo scorso 21 febbraio, ha assistito a ben 120 presentazioni, andando decisamente in overbooking!

Qualche domanda ad un organizzatore chiave di StartuppaMi: Alessandro Santo

In occasione di quest’ultimo incontro, abbiamo intervistato uno degli organizzatori, Alessandro Santo, VC e Boss (come si definisce lui alla “US way”) di StartupCo.

Quali i numeri dell’evento StartuppaMi di febbraio?

120 startup partecipanti, contro le 20 della prima edizione; 30-35 anni l’età media degli startupper; 99% delle business idea appartenenti all’industria web; zero costi: l’unico “costo” è il tempo che Marco Ottolini dedica all’organizzazione del tutto.”

Risultati dell’iniziativa?

“L’evento è entusiasmante. Per le startup partecipanti è utile per fare training di pitch e confrontarsi con altre persone con esperienze simili in maniera del tutto democratica e informale. L’obiettivo è quello di estendere l’evento alla angel community per ampliare il raggio d’azione ed accrescerne le potenzialità.”

In questa 4° edizione i migliori pitch si sono rivelati Homply.com (Alessandro Santo), SiamoSoci (Dario Giudici), Laura Sapiens (Matteo Modè), Netalia (Michele Zunino), e Insegnalo (Luca Vanin). A decretarlo sia le impressioni del pubblico qualificato presente, sia il sistema di votazioni adottato: cartellini colorati (gialli, rossi e verdi) da assegnare ai pitch. Un sistema elementare, ma immediato e informale, in grado di mettere a proprio agio i partecipanti.

Abbiamo chiesto ad Alessandro di condividere con noi le sue impressioni sui pitch e sul mercato delle startup odierne in generale, se ci sono delle valide proposte e dei validi proponenti alle spalle e cosa rimprovera, eventualmente, a questi. La risposta è stata:

“In StartuppaMi c’è un bell’ambiente e le impressioni ex post sono positive sia sui partecipanti che sui pitch. Diciamo che da investor riscontro i tipici problemi italiani: progetti “deboli” e team con scarsa preparazione manageriale/imprenditoriale. Soprattutto dalle presentazioni non emerge chiaramente quale è il business model che si sta proponendo sul mercato. Il “go to market” è difficile, sia per il consumer internet che per il b2b, ma StartuppaMi è una palestra e serve ad offrire un training anche per superare questi deficit di partenza.”

In cosa le startup italiane devono ancora migliorare

Prima di lasciarci, abbiamo chiesto ancora ad Alessandro in cosa siamo indietro rispetto ai cugini Europe-based e US-based:

“Ardua domanda!” risponde Alessandro, e continua “Non basterebbero pagine e pagine. Le differenze che vedo sono nella convinzione verso il modello startupper (la stigma sociale di fare l’imprenditore non pagato si fa sentire) e nella preparazione spesso debole degli imprenditori che non fanno quasi mai bene il loro mestiere. In un mercato di nuovi imprenditori (e nuovi VC, a dire il vero) la parola d’ordine dovrebbe essere “de-risking” dell’opportunità e non aver paura che VC ed altri investor ti rubino l’idea: tipico problema degli startupper nostrani!”

Emerge, quindi, come nonostante le opportunità crescenti che incubatori, università, e non solo, stanno offrendo agli startupper italiani, ancora la palestra imprenditoriale deve vedere risultati concreti, soprattutto in termini di maggiori competenze nel new business venturing e nel business management, minor risk adversion, più capacità di fare network e migliore definizione del proprio business model: questi i punti in cui l’allenamento è duro.

Ringraziamo Alessandro per aver condiviso con noi le sue impressioni da “tecnico” e investor assetato di progetti da esaminare e finanziare. Ci auguriamo che possano incitare startuppari sintonizzati per rimboccarsi le maniche e iniziare – come StartuppaMi insegna – a fare network!
Teniamo testa alle best practice internazionali! 😉

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